Chapter Text
Una ragazza bionda stava percorrendo il crinale della montagna alla ricerca di un luogo sicuro dove passare la notte, e proprio nel momento in cui il sole stava andando a sparire dietro all’orizzonte, si ritrova a pensare a quanto sarebbe stato bello vedere quel panorama in un'altra situazione. Prima di tutto questo casino, prima che scoppiasse questa dannata infezione a contaminare il mondo intero. Quando ancora lei era solo una semplice studentessa di medicina, ed avrebbe guardato il tramonto dalla cima di quel monte tra le braccia di Jessica. Sicuramente la sua ragazza avrebbe detto qualcosa di terribilmente romantico, ed avrebbero finito per fare l’amore proprio il, distese su una vecchia coperta, senza nemmeno preoccuparsi di trascinarsi fino all’interno della tenda, montata a qualche passo da loro. Ma ora era tutto diverso. Erano passati meno di tre anni da quando tutto aveva iniziato ad andare a rotoli, eppure quella prima di tutto questo, le sembrava addirittura un’altra vita.
Gli ultimi raggi del sole sparirono, e ben presto il buio della notte iniziò a calare, lasciando a rischiarare il cielo solo un piccolo bagliore luminoso verso ovest. Nell’aria ferma del crepuscolo, il rumore delle pale di un elicottero riverberarono lungo la vallata, attirando l’attenzione dei pochi esseri viventi ancora presenti in quel folto bosco, e scatenando agitazione dei morti a valle, attratti da quel forte frastuono proveniente dal cielo. Elyza cercò con lo sguardo il mezzo in questione, e in fine grazie al lampeggio delle luci di segnalazione, lo scorse più o meno al centro della vallata. Si rese conto che stava volando a bassa quota, quasi in linea d’aria con il suo sguardo, una cosa che prima della fine del mondo nel quale era cresciuta, non sarebbe stata possibile. Poi uno scoppio assordante riecheggiò improvviso, seguito da un altro colpo, e un altro ancora. Dall’altro lato della valle, si scorgevano i luccichii tipici delle sfiammate dei colpi d’arma da fuoco. Qualcuno stava sparando con un arma di grosso calibro, proprio contro quell’elicottero. Del fumo nero iniziò ad uscire dalla testa del rotore, e l’elicottero cominciò a scendere di quota in maniera lenta e controllata, poi però, qualcosa, anzi qualcuno, precipitò giù dal portello, e l’urlo disperato di una ragazza che chiamava quell’uomo, lo seguì rimbombando prepotentemente nella valle, sovrastando ogni altro suono.
L’elicottero girò in cerchio perdendo vistosamente quota, ed avvicinandosi pericolosamente al suolo senza ormai più alcun controllo. La bionda, subito iniziò a scendere verso valle, era pericoloso, lo sapeva, ma la curiosità ebbe la meglio. Potevano esserci sopravvissuti armati, o peggio, potevano andare li i loro aggressori, oppure potevano arrivare un mare di vaganti affamati. Ma doveva andare, doveva provare a scoprire qualcosa su quanto appena accaduto davanti ai suoi occhi. Forse avrebbe potuto recuperare armi, medicine, provviste, o se fosse stata più fortunata, le informazioni che tanto cercava. La sua corsa rapida sulla riva scoscesa rischiò di farla cadere almeno un paio di volte, ma alla fine riuscì a raggiungere il confine del bosco. Si fermò a debita distanza, per quanto la voglia e la foga di scoprire le cose fosse tanta, Elyza doveva essere prudente. Quella qualità la avrebbe fatta sopravvivere a lungo li fuori, così con l’aiuto del cannocchiale montato sul suo fucile, studiò attentamente la situazione, restando immersa nell’ultima parte di quella folta vegetazione, senza rivelare ai sopravvissuti, che ora vedeva chiaramente essere in quattro, la sua presenza in quel luogo sperduto.
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Lo schianto poteva andare decisamente peggio, Jake si riprese per primo dal forte impatto, e dopo aver sbattuto svariate volte le palpebre per mettere a fuoco l’ambiente attorno a se, si tolse dalla testa le cuffie con microfono, e prestò attenzione alla donna sedutagli accanto al posto di guida. La scosse un paio di volte lasciandole il tempo di riprendere i sensi, dopo di che, slacciandosi la cinghia di sicurezza si accertò delle sue condizioni.
- Tutto ok? – Chiede quando lo sguardo del pilota si puntò ancora un po’ spaesato su di lui. La donna annuì ed il ragazzo si alzò passando nel retro dell’abitacolo a controllare la situazione degli altri passeggeri.
- Jake, aiutami! – Ordinò la ragazza più giovane vedendolo sporgersi nel retro dell’abitacolo.
L’elicottero era atterrato riverso sul fianco destro, il lato dove si era seduta Alicia dopo che Travis, il compagno di sua madre, era stato colpito da un proiettile e oramai in fin di vita si era gettato giù dal portello. Luciana le era finita completamente addosso, e la ragazza si trovava bloccata dalla cintura di sicurezza, in bilico sul sedile inclinato, e col peso dell’altra donna incosciente a bloccarla. Jake sollevò quindi Luciana portandola fuori dall’elicottero, liberando di quel peso Alicia, che finalmente riuscì a riprendere a respirare a pieni polmoni. Il pilota la aiutò a sganciare la cintura e poi assieme a lei, scese seguendo Jake sino ad un gruppo di rocce lì a poca distanza, dove con cautela depositò a terra Luciana.
Fortunatamente l’elicottero non aveva preso fuoco, e non era nemmeno esploso, probabilmente aveva perso carburante per uno dei colpi subiti, e lo schianto, per merito del pilota, non era stato poi così violento da procurare ai suoi passeggeri traumi molto seri. Certo erano tutti scossi, e un po’ ammaccati si trascinavano lontano dal mezzo a fatica. Ma la cosa più sconfortante, era che, avevano ancora quasi venti miglia da percorrere prima di arrivare al ranch. Però, dopotutto, erano vivi.
Un po’ di pioggia cominciava a cadere, ed il cielo era ormai completamente buio, sia per il fatto che oramai fosse diventata notte già da un po’, che per la comparsa di quei grossi nuvoloni, quindi l’unica cosa che potevano fare con Luciana in quelle condizioni, era quella di accamparsi li per la notte, aspettando la venuta del nuovo giorno.
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Solo quando le luci dell’alba iniziano a rischiarare la vallata, finalmente Elyza riuscì ad avere una visuale più nitida sui sopravvissuti del disastro aereo. Un ragazzo probabilmente con un paio d’anni più di lei stava seduto con il fucile stretto tra le mani a fare la guardia, e tre ragazze. Una di cui, a prima vista pareva essere ferita. La bionda restò a fissarli mentre si risvegliano, iniziando a guardarsi attorno spaesati per decidere il da farsi. La donna che sembrava essere la più anziana del gruppo, si mise a parlare con il ragazzo che faceva la guardia. La messicana ferita, rimase rannicchiata tra i massi riparandosi così dalla pioggerellina e continuando a sonnecchiare. Mentre l’ultima ragazza, una giovane, col fisico snello e slanciato, dai lunghi capelli ondulati castani, se ne stava in disparte con lo sguardo perso nel vuoto. Non ci volle molto per Elyza, a capire di chi fosse l’urlo udito la notte precedente. Guardando quelle persone sapeva per certo, provenisse proprio da lei. Incuriosita dalla sua figura iniziò a osservarla dal cannocchiale, scorgendo i lineamenti affilati del suo volto magro, e la morbida curva delle sue labbra carnose. Pur essendo completamente stravolta, con il volto sporco, i capelli in disordine ed increspati per colpa l’aria umida, quella ragazza era una di una bellezza disarmante. Dopo la morte di Jessica, dalla quale nonostante fosse passato un anno, Elyza non si era ancora ripresa, la bionda non si era mai permessa prima di questo momento, di pensare di poter incontrare qualcuno che potesse accendere ancora il suo interesse. Ma quella giovane ragazza, in qualche modo, le stava smuovendo sensazioni e desideri da tempo dimenticati.
Dopo una breve discussione, impossibile da udire a quella distanza, i quattro superstiti, recuperano lo stretto indispensabile, e si incamminano lentamente a piedi, lontano da quel posto sfortunato. Elyza si tenne a distanza, e con molta cautela li seguì lungo la vallata. Non aveva ancora capito per quale motivo lo stesse facendo, se era stata spinta dalla curiosità, dalla preoccupazione, o se stava ancora seguendo il suo obbiettivo principale di trovare provviste, cose utili per la sopravvivenza, e soprattutto quelle informazioni che da un anno a questa parte la tormentavano. O forse semplicemente, voleva scoprire di più su quell’incantevole creatura. No quello sicuramente non poteva essere… in ogni caso, Elyza Lex si ritrovò a camminare furtiva, seguendo da lontano i passi di quegli sconosciuti, sperando di riuscire a mantenere l’anonimato senza perderli fino alla loro destinazione.
Camminarono per ore, ma la donna dai tratti ispanici era sempre più debole, così furono costretti a fermarsi più volte per darle il tempo di riprendersi. Il clima era decisamente migliorato, la pioggerellina della mattina aveva smesso di cadere, e le nuvole ora chiare nel cielo erano rischiarate dalla luce del sole, donando all’ambiente una strana luminosità eterea.
Doveva essere tardi oramai, perché i quattro che la precedevano iniziarono a sistemarsi per la notte. Ed in effetti il sole si intravedeva basso nel cielo verso ovest, già pronto a sparire, per lasciare la scena, al buio del manto stellato dietro alle nuvole. La bionda ancora non aveva capito chi fossero quelle persone, ne dove fossero dirette, tantomeno se potesse fidarsi a rivelare la sua presenza. Così mentre gli sconosciuti si accingevano ad accendere un fuoco, lei stretta nel suo giubbotto di pelle, si arrampicava tra le frasche di un grande albero per stare più al sicuro, senza dover fare i conti con qualche vagante disperso per la boscaglia. L’indomani sperava di svegliarsi prima di loro e di riuscire a seguirli fino al loro campo, ma in quel momento aveva bisogno di mangiare qualcosa e di riposare un po’ anche lei, così dopo aver sgranocchiato della carne essiccata, aggrappata in modo sicuro a quell’albero sprofondò in un sonno pesante.
Il rumore di tre spari a poca distanza fece saltare la bionda sul ramo, che subito strinse il fucile tra le mani e si mise all’erta scrutando la zona. Da quella posizione, riusciva a sentire il nauseabondo puzzo di putrefazione a cui oramai il mondo intero aveva dovuto fare l’abitudine, e dopo nemmeno due minuti la vide. Appena fuori dalla boscaglia su quel piccolo sentiero a pochi metri da lei, la più giovane del gruppo stava camminando per tornare al focolare. Il cielo ora era finalmente limpido, e la luce dei raggi della luna le illuminava quel viso stanco e tirato ma ugualmente tanto bello da togliere il fiato. Un quarto sparo fece fermare la ragazza per un infinito attimo, ed Elyza si perse qualche istante a catturarne i particolari, almeno quelli visibili con quella scarsa illuminazione. Poco dopo anche il ragazzo passò di li, la pistola fumante ancora in mano e lo sguardo basso, cupo, come se avesse appena dovuto fare qualcosa che non avrebbe mai e poi mai voluto fare. Entrambi tornarono nella direzione dove si erano accampati, in quel luogo dove poche ore prima avevano acceso il fuoco ora spento, ed Elyza da quella posizione contava solo tre persone. Subito la sua mente pensò che uno di quei proiettili esplosi, era stato destinato all’altra donna che fino a poco prima era con loro. Solo a quel punto, quando tutto sembrava essere tornato tranquillo, ed oramai non poteva più fare nulla, la bionda si concesse il lusso di rilassarsi e di tornare a riposare per le poche ore che ancora mancavano all’alba.
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Il mattino seguente Alicia e Jake, ancora scossi per l’attacco di quei tre morti la notte precedente, che avevano causato la perdita della loro compagna di viaggio, si decisero a partire per quello che sarebbe stato il loro posto sicuro, il ranch dove viveva Jake. Probabilmente causa della faticata del giorno precedente, sommata alla sua ferita alla spalla che sicuramente le aveva fatto perdere molto sangue, e di conseguenza molte forze, Luciana era ancora priva di sensi, così dovettero portarla via di peso. Nel giro di un paio d’ore, sul fondo di un’immensa radura, come un miraggio, davanti ai loro occhi comparve il ranch. Il luogo che Jake chiamava casa, il luogo nel quale Alicia avrebbe dovuto ritrovare la sua famiglia. La ragazza non si sarebbe mai immaginata un posto tanto grande, con una comunità così numerosa, così organizzata, e, a prima impressione ben funzionante. Doveva essere arrivata in un posto sicuro finalmente, eppure, fino a che non aveva posato Luciana a terra appena dentro il cancello, e non aveva visto sua madre correrle incontro per abbracciarla, al sicuro non ci si era sentita affatto. Tutta quella gente che non conosceva, stava osservando lei e Luciana in modo circospetto, e si guardinghi avvicinarono solo a parlare con Jake. Ma una volta stretta tra le braccia di Madison, si lasciò coccolare per qualche istante, non pensando a tutti i pericoli che potevano ancora circondarla, sentendosi in qualche modo a casa. Solo qualche attimo dopo, si sentì crollare nuovamente il mondo sotto i piedi. Sua madre chiedeva dove fosse Travis, e lei si ritrovò a farfugliare frasi incomplete, un po’ sconnesse, colme di dispiacere e di scuse, per dire a sua madre che il suo compagno non ce l’aveva fatta.
- Lucy, Lucy. – Nick, dall’interno del ranch arrivò correndo per poi buttarsi in ginocchio accanto alla sua ragazza.
Ad Alicia tutto parve surreale, sua madre era crollata a terra pochi passi avanti a lei, suo fratello Nick, era accasciato su Luciana, e Jake stava raccontando a qualcuno ciò che era accaduto. Ogni cosa le sembrava distorta e distante. Poi arrivò Troy. Lui era il fratello minore di Jake, non era un ragazzo molto raccomandabile per quel che aveva visto, e difatti la situazione al suo arrivo degenerò. Il ragazzo estrae la pistola e la puntò su Luciana. Solo per il rischio che si potesse trasformare all’interno del ranch, era già pronto a ucciderla piuttosto che tentare di guarirla, e mettere a rischio l’intera comunità. Sembrava non voler dare alla ragazza nessuna possibilità di salvarsi. Madison tirò da parte Alicia, e Nick apparentemente si arrese al volere di quel ragazzo, lasciando che si avvicinasse a Luciana con il colpo carico in canna.
- Lo faccio io. Lo faccio io… - Disse in tono sicuro il ragazzo bloccando l’azione di Troy, e facendo restare tutti a bocca aperta. – Spetta me farlo. – Proseguì convinto guardando il ragazzo armato dritto in faccia. Tutti osservarono la scena con stupore, allibiti. Alicia e Madison mostrarono anche una certa preoccupazione, ed un po’ di terrore per ciò che Nick si era appena proposto di fare.
- D’accordo, va bene. – Affermò Troy passando la pistola all’altro ragazzo in piedi accanto a lui.
Nick afferrò la pistola con decisione, guardò Luciana che ancora giaceva a terra assopita e rantolante, a quel punto alzando l’arma, si voltò verso Troy puntandogliela contro. Tutti i residenti di quella comunità, che si erano ammassati al cancello a curiosare, non esitarono un istante a prendere le difese di Troy sfoderando le loro pistole e puntando i fucili verso Nick. Ma il ragazzo non si fece intimorire, e tantomeno posò l’arma fino che Jeremiah Otto, uno dei fondatori del ranch, non gli garantì che la sua ragazza sarebbe stata curata. E così dopo qualche attimo di panico e tensione, tra i residenti di quella comunità, e i nuovi arrivati della famiglia Clark, Luciana venne portata in infermeria. Lo spettacolo era finito, ed uno ad uno tutti rientrano nelle loro abitazioni. Tutti tranne Alicia che tentò in qualche modo di stare vicina a sua madre, che però la allontanò per restare sola nel suo dolore. Una volta che sua figlia se ne era andata, finalmente si lasciò andare piangendo la perdita di Travis.
Ad Alicia non restò altro che dirigersi all’infermeria, ed è in quell’infermeria che per la prima volta in vita sua, Nick, si ritrova ad agire come un fratello maggiore, stringendo tra le braccia la piccola Clark, che si lasciò andare nel pianto che dallo schianto con l’elicottero, aveva trattenuto fino a quel momento. La maggior parte delle persone aveva perso ogni speranza, aveva perso la propria umanità da quando era giunta l’apocalisse, ma Nick, che il fondo lo aveva toccato molto prima, e che era stato uno sbandato per tutta la sua adolescenza, Nick, era diventato un uomo migliore di molti altri che nel vecchio mondo lo avrebbero solo guardato storto criticandolo. Da quando la sua tossicodipendenza si era placata, e finalmente aveva capito, che le cose importanti della vita non passavano dall’ago di una siringa, aveva preso in mano il suo futuro, imparando a sopravvivere meglio di chiunque altro in quel pericoloso mondo ricolmo di morte, prendendosi cura delle persone a cui teneva veramente.
Più tardi quello stesso pomeriggio la famiglia Clark si riunì nella propria stanza, si ragguagliarono sulle ultime 48 ore passate separati. Madison volle sapere come fosse morto Travis, ed Alicia dovette rivivere quegli attimi traumatici dell’attacco all’elicottero, dovette ricordare lo sguardo del suo patrigno mentre si lasciava cadere dal portello, dovette rivivere quell’atroce momento. Ricordò del brusco atterraggio, della paura, dello smarrimento, e della solitudine che sentiva nel cuore. Ricordò del difficile tragitto a piedi per arrivare li, della perdita del loro pilota, dello stato di salute pessimo di Luciana, e del come l’aveva portata li solo per il bene di Nick. Parlarono anche del futuro, e di ciò che sarebbe stato meglio fare. La decisione di Madison fu irremovibile, per lei il ranch sembrava l’opzione migliore per sopravvivere in maniera più sicura e normale possibile.
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Erano passati un paio di giorni, da quando il gruppo di sopravvissuti dell’elicottero era arrivato al Ranch. Elyza da quel momento, stava ispezionando e tenendo sotto controllo la zona, si era procurata un rifugio sicuro, e si era accampata in quel luogo per non farsi vedere. Voleva capire più precisamente chi fosse tutta quella gente, come funzionasse la loro comunità, chi di loro era veramente al comando, su chi avrebbe potuto contare, e chi invece avrebbe dovuto temere se avesse deciso di presentarsi li.
Aveva riconosciuto l’anziano signore che sembrava essere al comando, ricordava di averlo visto parlare con suo padre quando era poco più di una bambina. Da quel che ricordava, e da quel che aveva capito osservandoli, Jeremiah Otto, così si chiamava quell’uomo, aveva due figli maschi, sua moglie era venuta a mancare prima di tutto questo, e questo ranch era stato costruito con lo scopo di sopravvivere ad una catastrofe. Era nato con l’idea di essere un posto sicuro per una grande comunità, autonoma in tutto e per tutto. Suo padre, molti anni fa, le aveva raccontato di questo luogo, ma lei non era sicura che esistesse davvero, e tantomeno che fossero riusciti a resistere per tutto quel tempo. I morti erano pericolosi, ma allo stesso tempo agivano solo per istinto, erano primitivi e prevedibili una volta individuati. Ma a chiunque fosse rimasto vivo, un posto del genere avrebbe fatto sicuramente gola. Ed Elyza, aveva imparato che spesso, un piccolo gruppo di vivi, era peggio di una mandria intera di morti che ti veniva incontro.
Il ranch in ogni caso, le era sembrato davvero un luogo sicuro. Era da giorni che osservava la comunità lavorare nei campi, allevare il bestiame, e svolgere le comuni attività quotidiane. Era un luogo tranquillo, si c’erano le guardie a tutti i cancelli, qualcuna di ronda attorno alla recinzione esterna, ma erano li più che altro, per accertarsi che nessun pericolo entrasse a distruggere il loro piccolo paradiso, immerso nel verde della vallata. Non fece nemmeno a tempo a pensarlo, che qualcosa in lontananza attirò la sua attenzione, le fiamme di un grande incendio stavano divampando, mangiandosi una delle case all’interno del ranch. Cosa poteva essere successo? Non aveva visto nessuno avvicinarsi, e a quell’ora quasi tutti stavano dormendo. Qualche minuto dopo, distratta nell’osservare gli uomini, correre con secchi ricolmi d’acqua per placare le fiamme, che invece di diminuire parevano danzare sempre più alte nel cielo scuro della notte, si ritrovò con una pistola puntata dietro la nuca, ed un braccio stretto attorno al collo.
- Dammi il fucile. – Una voce maschile, ruvida, con uno strano accento glielo comandò. Ed Elyza si ritrovò costretta ad obbedire. – Anche la pistola bionda, e non fare scherzi! – La ragazza estrasse l’arma dalla fondina e la passa all’uomo alle sue spalle.
- Ti sei appena preso tutto quello che ho, lasciami andare per favore. – Lo supplicò quasi, cercando di apparire una ragazza indifesa e spaventata.
- Mettiti in ginocchio. – Ordinò l’uomo come se non l’avesse sentita, caricando il cane del suo revolver, ed Elyza obbedì. – Mani dietro la schiena. – Aggiunge prima di avvicinarsi a lei.
- Non uccidermi ti prego. – Disse continuando a fingere paura, ma dal modo in cui si stava comportando l’uomo, sapeva già che non l’avrebbe uccisa.
- Servi più da viva che da morta. – Disse ad un soffio dal suo orecchio iniziando a stringere la corda attorno ai suoi polsi.
- Ti ho già detto che non ho più niente. – Ribadì con quel finto terrore nella voce.
- Tu hai informazioni, e il mio capo sarà felice di sentirle. – Confessò l’uomo strattonandola per un braccio per tirarla in piedi.
Con lo stesso modo di fare grezzo la fece voltare e le indicò la direzione da prendere, solo a quel punto la bionda riuscì a vedere il volto del suo assalitore. Non aveva più di trent’anni, portava una lunga coda di cavallo nera ed aveva i lati della testa perfettamente rasati, inoltre la sua carnagione olivastra, anzi tendente al rossiccio, le indicava la sua origine di nativo americano. Si era appena fatta catturare da uno degli ultimi indiani d’America, che sapeva popolavano quelle montagne nei tempi antichi, e a quanto pare le popolavano ancora. Fino che sarebbe stata utile, non avrebbe corso rischi. Contava di farsi portare al loro campo per scoprire dove fossero, e poi dopo aver registrato informazioni anche su di loro, avrebbe trovato come sempre un modo per scappare.
Venne imbavagliata, e caricata nel cassone di uno dei due pick up, vecchi ed un po’ arrugginiti, sorvegliati da un altro ragazzo armato di fucile.
- Stai lì buona e non ti accadrà niente. – Disse il suo rapitore in modo convincente e severo facendo un cenno di intesa all’altro uomo.
Elyza dubitava fortemente che questi due sapessero chi fosse, probabilmente credevano fosse del ranch di Otto, e non potevano sbagliarsi più di così. Lei era finita li per caso, era li solo perché aveva deciso di seguire quella ragazzina, che per qualche assurdo motivo aveva attirato la sua attenzione. Era uscita a cercare indizi su chi avesse ucciso Jessica, trovare nuovi rifornimenti, e magari sopravvissuti idonei alla loro comunità sicura. Era partita dalla base con la sua amica Raven, e si erano separate al secondo giorno di viaggio, per coprire una superficie più ampia. Dalla base militare a sud di San Diego, vedendo che quel posto non era più proprietà dell’esercito, si erano divise, e lei si era addentrata nell’entroterra in su per le montagne, mentre Raven, aveva preso la strada per il confine con il Messico. Ora dopo giorni lontana da casa, si ritrovava con il solito pugno di mosche tra le mani. L’unica cosa che aveva scoperto, era che nelle aree verdi vicine a San Diego c’era molta più vita, e molte più risorse, di quanto avesse mai immaginato.
La bionda, era confinata ancora in quel furgone con le mani legate, l’uomo di guardia, passeggiava avanti a indietro ad un paio di metri dai veicoli parcheggiati uno accanto all’altro. Poco dopo, alcuni uomini arrivarono di corsa ai mezzi, salendo rapidi, e mettendo in moto. Quello che l’aveva catturata, salì nel cassone del pick up, e sedendosi al suo fianco, le puntò tra le costole la pistola guardandola in cagnesco.
La carovana di veicoli partì alzando un bel polverone dietro di loro, e dando ai passeggeri stipati nei cassoni dei mezzi, la vista del ranch in lontananza, ancora più chiara e luminosa per la luce delle fiamme. Ma cosa diavolo stava accadendo davvero? Cosa volevano sapere da lei questi uomini? E poi chi diavolo erano davvero? Tutto quel che sapeva per certo, era che si stava cacciando in un bel casino. E questo solo per aver seguito una stupida ragazzina… ma per quanto continuasse a cercare giustificazioni e scuse, era li proprio a causa di quella ragazza. E se avesse avuto la possibilità di tornare indietro nel tempo, l’avrebbe seguita altre mille volte. Ad ogni modo, oramai le cose si erano messe così. Sperava almeno, che avrebbe scoperto qualcuna delle risposte che stava cercando. Poi sarebbe fuggita, e sarebbe tornata li da lei.
