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Italiano
Stats:
Published:
2020-12-25
Updated:
2021-03-31
Words:
15,811
Chapters:
5/?
Comments:
46
Kudos:
35
Hits:
747

L'inestimabile valore di certe cose spezzate

Summary:

Niccolò è un artista disordinato, Martino un esperto di ordine che - forse - lo incasinerà ancora di più

Notes:

Questo è il mio primo esperimento di AU, e siccome ognuno ha le sue fissazioni nella vita, abbiate pietà di una povera ex disordinata che adesso è diventata precisissima e ha come sogno quello di andare a svuotare e riordinare pure le case degli altri 😅
In questa fic si fa ovviamente riferimento al metodo di riordino di Marie Kondo, se non lo conoscete non sarà comunque un problema, Martino ve lo spiegherà bene.
Credo che poche fic possano fregiarsi di essere così noiose, ma insomma, se c'è Martino di mezzo sento di poter osare tanto.
E visto che anche se sono ordinata mi piace rovesciare le carte in tavola in questa storia ho mischiato un po' di cose per rispondere a tanti interrogativi che a volte mi sono fatta sul "cosa sarebbe successo se".
Spero che possa piacervi, ma credetemi che se così non fosse lo capirei assolutamente.
Buon Natale ❤️

Chapter 1: Cadaveri incellofanati

Chapter Text

 

 

Si stava avvicinando il Natale.

 

Cioè, in realtà non era ancora metà Ottobre, ma le persone previdenti - ebbene sì, Niccolò, esistono pure quelle - avevano già iniziato a commissionargli i primi lavori a tema.

 

E nonostante non fosse esattamente il picco più alto della sua espressione artistica, a Niccolò piaceva abbastanza disegnare a mano Babbi Natale, abeti addobbati, pile di regali et similia per quella ormai pochissima gente che ci teneva a mandare biglietti personalizzati o a decorare le vetrine dei loro negozi o le camerette dei propri bambini con le illustrazioni di un giovane e promettente artista più o meno affermato.

 

Non che fosse famoso, per carità.

Però aveva uno stile particolare, estremamente riconoscibile e d’impatto, e quasi duecentomila follower seguivano la sua pagina Instagram.

 

Voi di’ la mia, zi’” puntualizzava sardonicamente ogni volta Gio, che effettivamente era stato il primo a creare il profilo NiccolòFaresArt, e che ad essere onesti ancora oggi era quello che lo aggiornava, dividendosi l’incombenza con Luca.

 

Ed era proprio poche settimane dopo la creazione di quell’account, dove era apposto in bio il link per il negozio virtuale, che a Niccolò erano veramente cominciati ad arrivare i primi ordini, che avevano poi registrato il punto di svolta dopo un repost nelle storie di un gruppo indie non più così di nicchia, che gli aveva successivamente anche commissionato la realizzazione della copertina del suo terzo album.

 

Nota a margine, Luca continuava a sostenere che il caricamento di una foto dell’artista stesso davanti al cavalletto, con una maglietta grigia schizzata di rosso e blu, avesse contribuito al successo in modo non trascurabile e Niccolò non sapeva mai se prendere ‘sta cosa come un insulto o un complimento. C’era da dire che quel singolo post aveva in effetti ricevuto una quantità di cuori estremamente superiore alla media e, a sentire Gio, erano arrivati anche dei direct abbastanza espliciti a cui lui aveva diplomaticamente risposto chiarendo che ad occuparsi della gestione social non era direttamente il signor Fares.

 

 

Ma, almeno per quanto riguardava gli ordini, Niccolò era in grado di autogestirsi - computer ed email erano strumenti di lavoro accettabili - ed era decisamente arrivata l’ora di rimettersi all’opera.

 

Prima di tutto c’era da tirare fuori tutto il materiale natalizio stoccato l’anno precedente, perché avrebbe potuto riciclarlo e partire con un bel margine di vantaggio.

 

Se solo sapessi dove cercarlo

 

Ricordava con esattezza di aver inscatolato dei biglietti e averli messi da qualche parte nel ripostiglio.

O nella cabina armadio troppo grande per lui, dove spesso finiva anche parte del materiale di lavoro, e che aveva pensato di rimettere in ordine.

 

Pensiero che risaliva a Marzo, più o meno, ma insomma, c’era sempre qualcosa di più urgente da fare.

 

Niccolò decise di iniziare la ricerca proprio da lì, alzandosi dal tavolo della sala adibita per oltre metà dello spazio a studio e prendendo la via per le scale che lo avrebbero portato al piano superiore, dove, a vista, c’era la sua camera.

Nel farlo rischiò di rovesciare un vasetto di pittura rossa che aveva lasciato aperto a terra davanti al cavalletto, ma fortunatamente era quasi vuoto e il colore abbastanza denso da dargli il tempo di afferrarlo prima che potesse verificarsi un disastro.

 

Lo chiuse e lo mise sulla mensola bassa gremita di altri colori e pennelli, e per fare spazio tolse un portamatite pieno di pastelli, che chissà per quale motivo era finito lì, appoggiandolo momentaneamente a terra.

 

Se questo si rovescia tanto non sporca

 

 

Mentre saliva le scale che lo avrebbero portato al piano superiore raccolse dal corrimano due felpe e un maglione che stavano lì da un tempo indefinito, annusandoli distrattamente.

Profumavano tutti e tre, ma erano così sgualciti che decise di metterli a lavare – Niccolò non stirava, stendeva bene.

 

La lavatrice era nel terrazzo al piano di sotto, quindi per il momento appoggiò di nuovo gli indumenti alla ringhiera che dava direttamente sulla sala-studio, prima di aprire la cabina armadio.

 

Cazzo

 

Su una mensola erano riposte, ripiegate alla meglio, felpe e magliette nell’ordine delle centinaia, e poi c’erano quattro grandi scatole di cartone sigillate con lo scotch da pacchi.

Niccolò provò a controllare tutti i lati, ma non c’era nessuna scritta che potesse indicarne il contenuto.

 

Beh, non è colpa mia se non si trova mai un pennarello quando te ne serve uno, pensò, senza considerare che in quella casa di pennarelli ce n’erano quattocentosei.

 

Scosse cautamente le scatole per cercare di individuarne il contenuto, poi sospirò e si rassegnò ad aprirle; da qualche parte doveva iniziare.

Provò a strisciare con l’unghia del pollice sul nastro adesivo per trovare il punto da cui sarebbe stato possibile procedere a staccarlo, ma, dopo aver fatto il giro due volte si arrese al fatto che quello strano e pernicioso miracolo per cui lo scotch riusciva a saldarsi un un continuum levigato e incorrotto si fosse ripetuto anche quella volta.

Iniziò quindi a fare pressione sul cartone, deformandolo, riuscendo a far perdere l’aderenza del nastro e cercando, inutilmente, di spezzarlo, rischiando una paresi facciale quando decise di attaccarlo con i denti, finché una delle alette di cartone non si liberò quasi completamente e Niccolò la strappò, lacerando alla fine la scatola.

 

Senza considerare, stavolta, che in quella casa c’erano anche sette paia di forbici e cinque taglierini.

 

La scatola sventrata e ridotta ad un ammasso informe di cartone e scotch marrone rivelò il suo contenuto: una ventina di vecchi numeri di Focus, un libro sulle proprietà curative delle piante, un righello glitterato

okay da dove cazzo esce ‘sto coso

una maglietta con il logo di una nota azienda che produceva articoli di cancelleria, un tutore che aveva usato quando si era distorto la caviglia anni prima, e un libro sulla tecnica di aerografia che aveva cercato ovunque per un mese, prima di ordinarlo di nuovo online, tre settimane prima.

 

Ma che cazzo

 

Nessun biglietto di Natale.

 

Guardò con aria avvilita gli altri scatoloni da aprire, poi alzò lo sguardo.

Sulla mensola più in alto ce n’erano altri quattro.

 

Individuò sospirando lo sgabello che era incastrato sotto il ripiano più in basso, tra dodici paia di scarpe da ginnastica disposte alla rinfusa che non metteva da anni e un secchio di plastica che conteneva spugne, prodotti per la pulizia della cucina - okay questi decisamente devo portarli di sotto - e dei fiori di legno.

 

Riuscì a sfilarlo e ci salì per prendere le scatole, ma dovette comunque mettersi in punta di piedi.

Ne tirò giù tre, ma nell’allungarsi il più possibile per raggiungere la quarta, rischiò lo stiramento della schiena e perse l’equilibrio.

Evitò una caduta potenzialmente rovinosa afferrandosi alla mensola più in basso, e nel farlo trascinò giù una quantità indistinta di magliette e jeans.

 

Quando scese dallo sgabello il pavimento della cabina armadio era ricoperto di abiti, riviste, libri, cartone a pezzi.

 

Un cazzo di righello glitterato.

Zero illustrazioni.

 

 

Urge riunione di emergenza pensò afferrando il secchio con i detersivi per portarlo al piano di sotto.

 

Mentre chiamava gli altri andò in terrazzo per avviare la lavatrice.

 

Almeno questa la posso fare.

 

Le felpe e il maglione erano, ovviamente, rimaste a penzolare dalla ringhiera del piano superiore.

 

 

°°°

 

 

“… quindi non hai idea di dove siano manco te?” chiese di nuovo Niccolò, mentre Gio attaccava il secondo spicchio di pizza,

“No, zi’, ma non è che sia una novità, eh. La roba di San Valentino l’hai recuperata a Pasqua, e comunque sei in tempo…”

“È che c’avevo un po’ di cose e alcune erano venute davvero bene, solo che le avevo fatte all’ultimo minuto e erano rimaste invendute per quello…” mugugnò affranto Niccolò.

“Te devi da’ ‘na regolata, Nico. Mica stai più dai tuoi dove ce stava Marisol a corre dietro a tutto il casino che lasciavi, eh! Co’ tutta sta roba che c’hai qui…”

“ ‘sta roba mi serve per lavorare, Gio! Non è che…”

“Lo so, però in qualche modo bisogna che gli dai una logica, sennò perderai sempre un botto di tempo a… senti, io domenica posso venire e vediamo de sgombra’ e di cerca’ ‘ste cose che so’ sparite, che dici?”

“...sarebbe grandioso, sì” rispose Niccolò facendo uno dei suoi sorrisi radiosi.

“E te, Luchetto? Non fa’ il paraculo che fa’ finta di non ave’ sentito. Se vieni pure te riusciamo a da’ una sistemata, poi di materiale artistico almeno ce capisci qualcosa, al contrario mio”

 

Luca stava decorando la sua diavola, per l’orrore di Gio, con puntini di ketchup e un rimasuglio di salsa tartara che aveva rinvenuto in un angolo remoto del frigorifero di Niccolò.

 

“Sempre se domenica sei ancora vivo, intendo. Perchè nun ce credo che non t’intossichi se davvero hai intenzione di magnatte ‘sta zozzeria”

“È bona, invece! Comunque… io domenica posso pure veni’, ma secondo me non risolviamo niente” disse prima di dare un morso alla sua creazione.

 

Giovanni alzò le sopracciglia, e Niccolò sgranò un po’ gli occhi.

 

“In… che senso?” chiese.

“Nel senso che Gio ha ragione quando dice che te devi organizza’, zi’. Se vuoi solo ritrova’ delle cose allora ci facciamo da una parte, apriamo tutti i cassetti, gli scatoloni e vabbè, prima o poi quella roba salta fuori. Ma se vuoi davvero prendere in mano la situazione non basta” rispose Luca con un tono serafico.

 

Niccolo e Giovanni si guardarono con aria complice, trattenendo un sorriso.

 

“E te che suggerisci per… prendere in mano la situazione?” chiese Gio con un tono ironicamente mellifluo.

“Non fa’ lo stronzo Gio. Intendo che se Nico vuole diventare... padrone dei suoi spazi deve fare un lavoro di riordino serio, di… cernita, di suddivisione” poi si volse verso Niccolò “Frate’, devi… tipo esamina’ tutti gli oggetti che hai in casa e capire cosa ti trasmettono, e liberarti di quelli che…”

“Quello... che mi trasmettono?” chiese incredulo Niccolò.

“Sì, tra le altre cose. Se ti metti solo a sistema’ la superficie tra una settimana sei punto e a capo. Invece…”

“Ma te ‘ste cose dove l’hai sentite?” lo interruppe Gio ridendo “Perchè l’altro giorno c’avevi un calzino grigio e uno blu, se non mi sbaglio!”

“Quella è un’altra cosa! … lasciamo perde. Ma ieri sera io e Silvia ci siamo messi a guarda’ i video de ‘sta giapponese, che praticamente ha inventato un metodo…”

“Ma chi, quella del libro??? Ma quella sicuro c’ha tre cadaveri spezzati e incellofanati nel congelatore zi’, te lo dico io!”disse Giovanni con orrore.

“No! È… geniale, invece! Praticamente decidi veramente quali sono le cose che ami avere intorno o quelle che ti servono davvero, gli trovi un posto, ti liberi del resto… e, basta. Sei a posto per sempre” disse Luca con quell’enfasi che lo contraddistingueva ogni volta che trovava qualcosa di nuovo su cui entusiasmarsi.

 

Niccolò sorrise. Adorava Luca dal giorno in cui l’aveva conosciuto - e in cui lui e Giovanni lo avevano infilato in un trolley - nonostante avesse fatto irruzione nella camera che condividevano, il che era tutto dire.

 

“Quindi che dovrei fare?” chiese un po’ per scherzo e un po’ sul serio.

“Niente. Guardati un po’ di video di sta tizia. Vedrai se non c’ho ragione. Però tranquillo, io domenica vengo, e quella roba la troviamo, vedrai. E comunque se mi fai carica’ sulla pagina un’ altra foto tua mentre disegni facciamo il botto, te lo dico, quindi è meglio che ti metti sotto”

“Eviterei, onestamente” disse Niccolò sogghignando.

“Ma Nico, l’altra volta…”

“Eviterei pure io, zi’” disse Giovanni alzando gli occhi al cielo “Guarda che i direct me li becco io, ed è difficile rispondere professionalmente a chi ti scrive Ti prego, schizza anche me ma di bianco”

 

Niccolò soffiò una risata “Eddai Gio!”

“Eddai che? Guarda che è una storia vera!”

“I direct li vedo pure io, e appunto, direi! In un’ottica di puro marketing…”

“Ah, ora sei pure esperto di marketing, oltre che di ordine!” rise Giovanni

“Vabbè, fate come cazzo vi pare. Che poi sarebbe pure l’ora che rimorchiaste qualcuno invece di scandalizzavve pe’ du’ messaggi!” si arrese Luca mentre schiacciava il tubetto della maionese per farcire un pezzo di crosta della pizza.

 

Niccolò glielo rubò dalla mano e se lo ficcò in bocca.

 

“Infame!” disse Luca ridendo.

“Che schifo, oh! C’avete le papille gustative deviate!” gemette Giovanni.

 

Niccolò e Luca si guardarono e scoppiarono a ridere.

 

 

°°°

 

 

Quella notte Niccolò si addormentò tardissimo.

 

Dopo aver impiegato almeno dieci minuti a cercare una qualsiasi delle due copie del libro sull’aerografia che ormai possedeva, e averla trovata - dopo essersi ormai arreso - sulla lavatrice quando era andato a stenderla, gli era veramente venuta l’assurda curiosità di informarsi sui metodi di riordino.

 

Era subito finito sulla pagina della donna giapponese citata da Luca, che lo aveva affascinato ma anche blandamente inquietato. Quello scricciolino dal sorriso dolcissimo e l’atteggiamento di una domatrice di leoni aveva apparentemente costruito un impero sul casino altrui.

 

Se mai mettesse piede qui dentro diventerei il quarto cadavere incellofanato nel suo congelatore

 

Ma non era l’unica esperta del settore, e Niccolò si ritrovò a perdersi tra decine di nomi, metodi, addirittura correnti filosofiche e alla fine un forum dove la gente si dava consigli, postava foto di prima e dopo onestamente impressionanti, a volte finiva a litigare con i peggiori insulti.

 

Dopo aver visitato innumerevoli board su Pinterest fu preso da un entusiasmo febbricitante.

Una sensazione che conosceva bene e su cui faticava ad avere ancora pieno controllo, nonostante ci stesse lavorando da anni.

 

Però cercò di analizzare la situazione e arrivò alla conclusione che non ci fosse niente di avventato o rischioso nel decidere di provare a dare un’organizzazione logica ai suoi spazi.

Anzi.

 

Fece una rapida ricerca.

Tra i vari “consulenti di riordino” gli saltò all’occhio una pagina minimalista il cui tenutario chiariva in un paio di righe di applicare un metodo personale basato su varie letture e molta pratica e di aver iniziato solo dall’anno precedente.

Le foto erano poche ma decisamente d’effetto.

Era l’unico sito ad avere un tariffario.

 

Niccolò cliccò su “contatti” ed inviò la mail.

 

 

°°°

 

Il mattino dopo si svegliò alle undici.

 

Andò comunque a correre anche se solo per mezz’ora, e tornò a casa a fare una colazione pantagruelica che data l’ora poteva considerarsi un pranzo.

 

Controllò il suo vecchio Nokia e vide un messaggio da parte di Gio.

 

- Quell’infame di Luchino ha postato davvero la foto. Comunque almeno l’ha scelta bene. Se vuoi la cancello ma è già su da stanotte e ormai la lascerei. Dimmi te

 

Niccolò sbuffò, un po’ esasperato e un po’ divertito.

Poi andò al tavolo ed accese il computer per visitare da ospite la propria pagina Instagram.

 

Nella foto caricata era chino sul tavolo da disegno, con un’espressione concentrata, i capelli che gli ricadevano davanti, le labbra semiaperte.

 

Niccolò aveva ricevuto la sua discreta dose di complimenti nella vita, ma non si considerava comunque chissà cosa.

 

Quella foto però era innegabilmente bella.

 

Vabbè. Marketing

 

Prese il cellulare e rispose a Gio.

 

- Lasciala

 

Entrò nelle mail per controllare se ci fossero altre commissioni, ma si accorse che l’esperto di ordine gli aveva risposto.

Alle otto di quella stessa mattina.

8.00, se questa cosa poteva essere indicativa.

 

Gli scriveva di essere disponibile per il primo incontro quel giorno stesso alle quattro, e, nel caso in cui la cosa fosse fattibile, di mandargli l’indirizzo.

 

Niccolò controllò l’orologio.

Era quasi l’una.

Rispose che andava bene, se non era già troppo tardi.

 

Poi si guardò intorno, e fu preso dal panico.

 

Tre ore. Ce la posso fare.

 

 

°°°

 

 

Gnocco cosmico

 

Queste furono le prime due parole di senso compiuto che attraversarono il cervello di Niccolò quel pomeriggio, quando alle quattro spaccate il “consulente del riordino” suonò alla sua porta.

 

“Ciao, sono Martino”

 

 

E Niccolò non era veramente preparato a niente del genere.

 

Si era aspettato un cinquantenne dall’aria anonima e annoiata e invece si trovava davanti… questo.

 

Quel sorriso, quelle spalle, quegli occhi che brillavano. Quei capelli che catturavano la luce e la riflettevano in lampi di rosso ramato.

Quell’aria da cucciolo che però non gli faceva venire in mente esclusivamente pensieri innocenti.

Anzi.

 

Okay okay okay diamoci una regolata

 

“Mh… ciao! Sono Niccolò!” rispose riprendendosi e allungando la mano verso quella di Martino.

Che rispose con la stretta perfetta, né troppo blanda né troppo forte.

 

Sono Niccolò e sono pure un caso umano sembra, ma ti pare esaltarsi per una stretta di mano

 

Martino sorrise di nuovo

 

oddio ma è Bambi

 

“Allora… posso?” chiese Martino con tono divertito indicando con un cenno della testa l’interno dell’appartamento.

 

Niccolò si sentì sprofondare.

“Sì, sì, ovvio! Non… prego!” disse spostandosi dall’ingresso per consentire a Martino di varcare la soglia.

 

Martino entrò e cominciò a guardarsi intorno, mentre Niccolò sentiva una vaga agitazione per quella specie di esame alla sua abitazione.

 

“Wow. Questo posto… è una figata” mormorò Martino dopo una prima occhiata, con lo sguardo volto in alto, verso il soppalco dove c’era la camera di Niccolò.

 

Niccolò sentì una specie di strana gratitudine per quell’approvazione.

 

“Sì?” chiese piano.

“Sì, assolutamente! Cioè, come è strutturata questa casa… e la parte che hai adibito a studio… Scusami se faccio il capitan ovvio ma suppongo tu sia un artista?”

“Mh, si. Sono un illustratore, perlopiù, ma dipingo anche”

“E hai decisamente un sacco di roba” continuò Martino guardandosi di nuovo intorno.

“Decisamente”

“Okay. Vogliamo fare un giro, così mi rendo conto meglio degli spazi e…”

“Si, certo”

“Ma prima devo farti una domanda. E devi rispondere sinceramente” disse Martino con un guizzo negli occhi.

 

 

Ti prego chiedimi se sono fidanzato. Perchè non lo sono.

 

“Dimmi” rispose invece.

“Hai messo in ordine prima che arrivassi?”

 

Niccolò si sentì un cretino integrale.

Ed era già successo due volte nell’arco di cinque minuti.

Ebbe il forte sospetto di doversi abituare a quella sensazione.

 

“Beh, ho solo…”

 

Martino scoppiò a ridere.

Niccolò pensò che fosse illegale.

 

“Okay, è una cosa che fanno tutti, non ti preoccupare. Ma che non ha senso, perché in realtà dovrei anche rendermi conto di come sono messi i tuoi armadi, e i mobili. Tutto, diciamo. Ovviamente ti do modo di nascondere i tuoi segreti imbarazzanti però, la privacy prima di tutto” disse Martino simulando teatralmente un’aria seria.

 

Niccolò si sentì assurdamente a suo agio.

Martino non era solo carino da morire, era anche divertente.

 

“Il problema è ricordarselo, dove sono i miei segreti imbarazzanti” rispose ridendo.

Martino rise con lui.

 

 

°°°

 

Un’ora dopo Martino e Niccolò erano seduti al tavolo della sala a bere un caffè, mentre Martino prendeva degli appunti su un blocco blu.

 

“Allora, la situazione non è… disperata”

“No?” chiese Niccolò ridendo.

“No. Nel senso che c’è un bel po’ di lavoro da fare ma lo facciamo”

 

A Niccolò piacque tantissimo quella prima persona plurale.

 

“Okay” disse sorridendo.

“Ma prima devo spiegarti per bene in cosa consiste il mio metodo, e devi essere sicuro di volerci provare”

“È così spaventoso?” chiese alzando le sopracciglia.

“Potenzialmente per qualcuno lo è” rispose Martino sorridendo “Per chi ha tendenze all’accumulo. Per chi vede in tutto un ricordo da preservare o qualcosa che potrebbe servire un giorno, per intenderci. Sei quel tipo di persona?”

 

Niccolò si sentì spiazzato da quella domanda.

Gli capitava ogni tanto di trovare nei posti più disparati roba che lo portava ad altri periodi della sua vita, alcuni belli, altri molto meno, e quasi sempre rimetteva l’oggetto incriminato dove lo aveva trovato, dimenticandosene di nuovo.

E sicuramente si prendeva i suoi bei tempi prima di liberarsi anche di cose inutili.

 

 

“… forse?”

“Okay. Ti propongo una specie di test. Diciamo che io mi baso molto sul metodo di quella tizia del Sol Levante che hai sicuramente sentito nominare, ma di cui non pronuncerò il nome, perché non ho frequentato i suoi corsi che costano tipo un rene e sarebbe capace di farmi denunciare e sbranare da uno stuolo di avvocati assetati di sangue se mi spacciassi per un suo consulente autorizzato…”

“Allora fa paura anche a te!” disse trionfalmente Niccolò.

“Credimi, non sai quanto!” rispose Martino ridendo.

“Mamma mia, con quel sorriso angelico mi ha quasi fatto venire gli incubi stanotte!”

“… e comunque per quanto la trovi efficace io ho ideato un metodo mio, quindi…”

“Ma com’è che hai deciso di fa’ sta cosa?” chiese Niccolò non resistendo alla curiosità.

 

Nell’ora in cui avevano ispezionato la casa aveva scoperto che Martino aveva ventiquattro anni - due meno di lui – studiava Lettere Moderne e aveva una mezza dipendenza da caffeina.

Era sarcastico ma non era mai andato oltre le righe.

Non aveva fatto una piega nell’ispezionare la cabina armadio e il ripostiglio.

Inoltre aveva un look decisamente casual che gli stava da dio, quei capelli che andavano in tutte le direzioni ma che sembravano morbidissimi e che gli stavano da dio, una barba appena accennata. Pure quella gli stava da dio.

E di certo non sembrava un maniaco dell’ordine o del controllo.

 

Martino soffiò un sorriso.

“Eh, è ‘na storia lunga. Diciamo che ho aiutato una persona a fare una cosa del genere e mi si è un po’ aperto un mondo, più o meno”

“Okay” disse Niccolò.

 

Avrebbe veramente voluto sapere di più.

 

“Un test, dicevi?”

“Si, esatto! Praticamente, per esperienza ti dico che la parte più semplice da cui iniziare sono i vestiti. E accessori. Scarpe, cinture, borsoni. Escludi i regali o cose che possono avere un valore sentimentale. Quelli sono un’altra storia. Tu prendi tutti gli altri, e quando dico tutti intendo tutti, anche quelli nel cestello della lavatrice e sullo stendino…”

“Anche se sono bagnati?” chiese scherzando Niccolò

“Ti concedo il tempo strettamente necessario per asciugarli” rispose Martino con lo stesso tono.

“Okay, e che devo fare?”

“Fai un bel mucchio di tutto, li ammucchi proprio fisicamente tutti insieme, e semplicemente decidi quali tenere usando come unico criterio quello di avere la certezza che li userai. Ti devono davvero piacere o essere utili. Ti assicuro che ti renderai conto che un sacco di cose non le usi. E quelle devono sparire”

 

Niccolò sbarrò gli occhi.

 

“Devo buttarli?”

“No, solo quelli che devono essere buttati. Quelli ancora buoni puoi regalarli, darli in beneficenza, venderli. Ma non li lascerai in questa casa. Devono uscire immediatamente. Devi cominciare subito ad avere la sensazione che la casa stia… respirando”

 

Niccolò alzò le sopracciglia.

“Respirando” disse. Non era una domanda.

 

“Si, esatto” disse Martino ridacchiando “Fidati, non è una cazzata new age, non sono proprio il tipo”

“L’avevo… intuito” disse cautamente Niccolò.

 

Martino sorrise di nuovo.

 

Illegale illegale illegale

 

“E siccome io non credo nei tempi biblici, ti do tre giorni. Dopodichè torno qui, tu mi dici se per te è fattibile, ti faccio vedere come riporre i vestiti nell’armadio, ti do una mano ovviamente, e se per te va bene proseguiamo con la prossima categoria. Che dici?”

 

Dico che tra tre giorni voglio rivederti

 

“Okay. Ci posso provare”

“Sì?” chiese Martino alzando le sopracciglia e facendo un sorriso malizioso che fece realmente fare le capriole allo stomaco di Niccolò

 

Mamma mia in che condizioni sto

 

“Sì” disse più convintamente.

“Perfetto. E mi raccomando, se ti liberi delle scarpe tieni tutte le scatole che hai! Quelle ti serviranno per altro. Per qualsiasi cosa puoi chiamarmi o mandarmi foto e messaggi su WhatsApp. Allora…”

“Non ho WhatsApp ma okay, o ti chiamo o…”

“Ah. Quindi questo residuato bellico è veramente il tuo unico telefono?” chiese Martino indicando con il mento il Nokia che era appoggiato sul tavolo.

 

Non sembrava sconvolto, solo un po’ incuriosito.

 

“Sì” rispose Niccolò con un sorriso incerto.

“Magari un giorno mi racconterai ‘sta storia”

 

Altra capriola. O montagne russe, forse.

 

“Forse” rispose Niccolò sorridendo.

“Vabbè. Mi chiami allora, o quello che vuoi” disse Martino sorridendo mentre si alzava dal tavolo. “Giovedì alle quattro allora?” chiese Niccolò

“It’s a date” rispose Martino mentre si avviava all’uscita.

 

 

Montagne russe. Decisamente.

 

 

°°°