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Be careful of the curse that falls on young lovers

Summary:

Raccolta di one shot per la Ererei Week con i seguenti prompt:
Day 1 - Reincarnation
Day 2 - "I'm the same as you"
Day 3 - All things BDSM
Day 4 - Possessive
Day 5 - High School
Day 6 - Longing
Day 7 - Soldier/Warrior
Bonus day - Free choice

La donna con la lancia era riapparsa, pulsando in una luce abbagliante, quando aveva conosciuto Jean a scuola. Era passata sfuggente sotto le sue palpebre il giorno in cui al parco aveva visto da lontano un ragazzo alto dai capelli neri fare jogging, era stata quasi impercettibile la volta in cui sul giornale aveva letto un’intervista al Senatore Pixis. E c’erano stati altri momenti, altre immagini rapide che si erano susseguite nel suo cervello, come le scene di un film guardato distrattamente nel dormiveglia.

Notes:

Prima one shot piccina scritta per l'Ererei Week 2021 con il prompt Reincarnation.
Ci discostiamo "un po'" dal canon per una "piccola" modifica dei capitoli 138 e 139. Insomma, Reiner Helos.
Buona lettura e alla prossima os!

Work Text:

La donna con la lancia. Non sa perché gli stia tornando in mentre proprio ora, eppure la sua mente si riempie di visioni fastidiosamente nitide, come se quella strana figura si fosse accampata nel suo cervello e non intendesse lasciare posto a nient’altro.
Da ragazzino Reiner si era spesso chiesto chi potesse essere. All’inizio si era convinto del fatto che si trattasse di una qualche fiaba che sua madre gli raccontava quando era bambino, ma una volta, per pura curiosità, gliene aveva parlato e si era sentito dire che lei non si sarebbe mai sognata di farlo addormentare con una storia così cruenta e senza senso. E così la donna con la lancia era rimasta sopita da qualche parte nella sua testa, tornando alla ribalta di tanto in tanto, senza apparente motivo.
Era riapparsa, pulsando in una luce abbagliante, quando aveva conosciuto Jean a scuola. Era passata sfuggente sotto le sue palpebre il giorno in cui al parco aveva visto da lontano un ragazzo alto dai capelli neri fare jogging, era stata quasi impercettibile la volta in cui sul giornale aveva letto un’intervista al Senatore Pixis. E c’erano stati altri momenti, altre immagini rapide che si erano susseguite nel suo cervello, come le scene di un film guardato distrattamente nel dormiveglia.
La donna con la lancia non gli ha mai fatto paura, anzi. Il suo primo ricordo riguarda proprio lei, che lo prendeva per mano e lo portava indietro, in un luogo indefinito e strabiliante allo stesso tempo, per raccontargli la sua storia. Gli mostrava il recinto dei maiali, il re malvagio, le sue figlie in fasce, la lancia che le perforava il petto in un disperato sacrificio. E poi la storia riscritta. L’arma che non la sfiorava neppure e la vita prospera e serena fino alla vecchiaia, con le sue belle figlie sempre accanto.
- È merito tuo, Helos. – gli aveva detto. Reiner non aveva capito, ma una parte di lui aveva realizzato che non c’era nulla da temere.
E ora la testa gli fa male. La donna, in piedi, con la lancia in mano e un’espressione fiera, è tutto ciò che riesce a vedere e sentire. Il marciapiede, gli studenti rumorosi che si apprestano ad entrare a scuola, tutto è stato risucchiato in una sorta di oblio scuro in cui l’unica cosa che spicca accecante è lei, la donna con la lancia. Ymir. Ymir? Chi è Ymir?
Una voce giunge da lontano e lo chiama. È forse Ymir? Sente un dolore forte al gomito. Vorrebbe uscire da quel luogo privo di senso, ma non ha idea di dove si trovi la porta.
La voce lo chiama più forte. Ymir? Ymir, sei tu?
- Che cazzo stai dicendo? Sono Jean. –
Il buio piano piano si illumina, la donna con la lancia si allontana, lanciandogli il sorriso più dolce che gli abbia mai rivolto, e gli studenti, il marciapiede – su cui peraltro Reiner si accorge di essere rovinosamente caduto, sbucciandosi il gomito – e la faccia di Jean cominciano a prendere forma.
- Stai bene? – chiede l’amico in tono apprensivo.
Reiner lo guarda confuso. – Chi è Ymir? – domanda affannato.
- Santo cielo. Hai battuto la testa? Ma stamattina hai fatto colazione? Da quant’è che non ti misuri la pressione? Tieni, ho un cioccolatino. Mi sa che è di qualche settimana fa, però meglio di niente, no? –
Reiner non ascolta. C’è come un magnete che lo costringe a voltare la testa a sinistra, verso la fermata dell’autobus. Seduto sulla panchina scalcagnata della pensilina c’è un ragazzo girato di spalle, ma Reiner non deve guardarlo negli occhi per sapere il suo nome. – Eren? – urla troppo forte, mentre Jean continua a fissarlo come se fosse appena tornato dopo un rapimento alieno.
Intanto, il ragazzo alla fermata si alza e con un’enfasi ridicola quanto quella di Reiner si precipita verso di loro. – Reiner! –
In quell’istante Reiner riesce a vedere tutta la storia, e non solo lui, anche Jean, Bertholdt che è nuovamente a fare jogging nel parco, il Senatore Pixis al telefono con la nipote, e con loro tutti gli altri.
Ogni graziato – o dannato – gettato in una seconda vita interrompe la propria quotidianità per assistere alla visione dell’eroe Helos che con un colpo di spada decapita il mostro, nonché l’unica persona che abbia mai davvero amato, salvando il mondo e se stesso da un sentimento corrotto, mentre Ymir si scosta e con grazia evita la lancia che altrimenti le avrebbe trafitto il cuore.
E intanto Eren corre dalla fermata fino al marciapiede su cui Reiner è ancora seduto. Corre con il fiato corto, continuando a chiamare il nome di Reiner, come se dovesse scappare da un momento all’altro. E Reiner si rimette in piedi e si avvicina titubante, il peso di una vita passata che gli grava sulle spalle come un macigno. Davanti a lui però c’è Eren. Il suo Eren. Non il ragazzo reso quasi pazzo dall’enorme potere nelle sue mani, proprio Eren. Allora si fa largo tra gli studenti chiassosi e lo accoglie tra le sue braccia, mentre Ymir, da lontano, sorride.

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