Chapter Text
Mamma mi ha sempre detto che ho una grande capacità di ascolto. Beh, per forza visto che sono cresciuto con tre sorelle che non stavano mai zitte un momento. E così sono diventato una specie di professionista dell’attenzione ai dettagli, alle sfumature di significato, ai toni nell’ascoltare le mie sorelle, gli amici, i colleghi, le vittime. Mamma avrebbe voluto che facessi il medico. Se le avessi dato retta ora ascolterei i battiti cardiaci alla ricerca di aritmie o soffi. Invece sono diventato un detective della sezione Vittime speciali e ascolto persone che mi rovesciano addosso il contenuto dei loro cuori. L’ho fatto perché volevo aiutare le vittime, perché voglio fare la differenza per qualcuno che soffre. Che sia una deformazione professionale o che la mia natura abbia influenzato il mio lavoro, voglio farlo sempre, anche quando sarebbe ora di andare a casa.
Sapevo che Peter sarebbe stato nel suo ufficio. La giacca buttata da una parte, forse una vecchia abitudine di quando indossava il giubbino della divisa da giocatore di baseball, la cravatta appena allentata, le maniche arrotolate sugli avambracci, gli occhi rossi di chi ha esaurito tutte le sue lacrime. C’era una bottiglia di liquore a metà sul tavolino rotondo e teneva un bicchiere tra le mani in stasi, che non riusciva né a posare, né a portare alle labbra. Finora gli avevo visto bere nulla di più pesante di una birra. Mi sono seduto accanto a lui. Gli ho detto che non c’era nulla che avrebbe potuto fare per salvare sua sorella. Ha risposto che stavolta era lui a dover lavare il senso di colpa e nessuna mia parola lo avrebbe assolto. E allora sono stato semplicemente lì. Non posso nemmeno immaginare quanto sia stato difficile vivere con una sorella schizofrenica gravemente psicotica, dovendo decidere delle sue terapie, ma ho paura che potrebbe essere più difficile vivere sapendo di aver indirettamente causato la sua morte. E a così breve distanza dalla morte del padre.
Tra un sorso e l’altro, che ben presto è diventato tra un bicchiere e l’altro, Peter mi ha raccontato delle visite che faceva a Pam ogni settimana, dei dolci che le portava, delle passeggiate per il giardino in cui le mostrava i fiori. Mentre la descrive mi sembra di vederla: un pallido, timido raggio di sole affascinato dalla loro bellezza che credeva ciecamente quando l’uomo accanto a lei le diceva che erano stati creati per renderci felici. È l’unico momento in cui Peter accenna un sorriso. A un certo punto i sorsi hanno prosciugato l’ennesimo bicchiere e Peter lo ha riempito di nuovo. Ho allungano la mano e lui me lo ha ceduto, forse consapevole di non avermi offerto da bere, forse incapace di mantenere la stretta salda. Ho buttato giù il contenuto, non ho mai davvero imparato ad assaporarlo. Avevo appena deglutito che Peter si è alzato barcollando e si è precipitato in bagno senza curarsi di chiudere la porta. Ho trascorso la mezz’ora seguente a tenergli la fronte, passandogli di tanto in tanto un asciugamano inumidito sul collo e sussurrandogli che sarebbe stato bene. E voglio credere alle mie stesse parole.
