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"[...]C'è chi sogna di dominare il mondo e chi dedica tutta la vita alla creazione di una spada. E se c'è un sogno a cui sacrificare tutti se stessi, c'è anche un sogno simile a una tempesta che spazza via migliaia di altri sogni[...]"
Il mio sogno é quello di vedere per sempre il sorriso sul tuo volto.
Ad @asleeppunpun per avermi fatto scoprire la bellezza di Berserk e ad avermene fatto innamorare.
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Sulla più alta collina verde e fiorita la cui erba folta veniva calpestata, si udiva solo il rumore del vento tagliato dalla lama e del ferro che entrava in contatto con altro ferro. Era il clangore delle spade di Griffith e Gatsu che andavano a scontrarsi. Stavano combattendo, come erano soliti fare, per tenersi in forma tra una battaglia e l'altra. Gatsu amava combattere con il Comandante dell'Armata dei Falchi perché era l'unica persona a tenergli testa e lo stesso poteva dire Griffith di lui. Erano pari. Dove uno avanzava in forza, l'altro lo raggiungeva in astuzia.
Guardarli combattere era come guardare due amanti danzare, conoscevano le mosse l'uno dell'altro, le anticipavano e le rispettavano, tenendo sempre il passo. Per l'uno e l'altro era come guardarsi allo specchio, ritrovandosi in una sincronia perfetta. Era raro trovare una tale intesa in battaglia, soprattutto quando non si possedeva lo stesso tipo di forza ed i due uomini erano stati fortunati a trovarsi. Insieme avrebbero potuto dominare qualsiasi battaglia, realizzare qualsiasi sogno di gloria.
Griffith sferrò un colpo verso la spalla di Gatsu che fu pronto a pararlo, poi facendo dei passi indietro, fece si che l'altro si spostasse in avanti verso di lui per poterlo ricolpire, e così fu, ma il guerriero era preparato perchè si aspettava esattamente un attacco verso il basso e mentre Griffith si abbassava, in un lampo Gatsu era alle sue spalle, facendolo cadere in ginocchio e tenendogli la spada al collo, impedendogli qualsiasi movimento.
Il combattimento poteva dirsi finito. Ma prima che Gatsu potesse lasciare la presa, Griffith alzò leggermente la testa verso il moro, facendo si che il suo pomo d'Adamo toccasse sul bordo affilato della lama e stando attento a non compiere movimenti ulteriori, volse lo sguardo verso l'alto, puntandolo negli occhi dell'uomo sopra di lui.
Gatsu sentì uno strappo allo stomaco, ma non distolse lo sguardo. Era abbassato su di lui e Griffith poteva sentire il respiro dell'altro trapassare dai suoi denti stretti, posarsi sulla pelle diafana, mentre gli afferrava i capelli con la mano libera e gli teneva la testa ferma.
Griffith sorrise maliziosamente. «Una volta mi hai mostrato come si usa la bocca in battaglia.» Negli occhi azzurri ancora lo sguardo furbo, sembrava quasi lascivo.
Gatsu aggrottò le sopracciglia per poi alzarle con stupore. Si stava riferendo al loro primo combattimento, a quando lui stesso l'aveva disarmato prendendogli la spada tra i denti. Era sorpreso che Griffith l'avesse ricordato, erano passati anni.
Ritornando al presente, Gatsu era pronto alla mossa del suo avversario, ma con ulteriore sorpresa del moro, il Comandante dell'Armata dei Falchi non prese la pesante spada tra i denti, bensì, continuando a tenere ben fisso quello sguardo quasi a potersi descrivere famelico nei suoi occhi, aprì la bocca, cacciò fuori la lingua, passandola lentamente sulla lama, prestando attenzione a non tagliarsi, assaporando il gusto ferroso nella sua bocca.
Gatsu sentì il calore diffondersi sul suo viso, le sopracciglia ancora alzate, abbassò la sua spada, dandola vinta a Griffith che, non aspettando ulteriormente, si alzò con un movimento lesto e sferrò la punta della propria spada alla gola di Gatsu, tenendo bene il controllo di essa, gli procuró un leggero graffio. «Ho vinto.» Annunciò più che soddisfatto. Dopotutto un combattimento non si vinceva lasciando indenne l'avversario. Quello sguardo non abbandonava i suoi occhi ghiacciati.
Ma l'altro non rispose. Non riusciva a trovare qualche parola da pronunciare, sentiva come se la sua di lingua si fosse legata su se stessa, si limitó semplicemente a guardare Griffith.
Quel gesto aveva smosso qualcosa nel suo basso ventre.
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Tornato nella sua tenda a per la notte, Gatsu ripensó all'avvenimento di quel pomeriggio. Cosa era passato in testa a Griffith? Perchè aveva fatto così?
La sensazione di formicolio allo stomaco non l'aveva abbandonato e non era la prima volta che la sentiva. Non quando si trattava di Griffith. Sapeva come provocarlo, conosceva i suoi punti deboli, non solo quelli sul campo di battaglia e questo un po' lo spaventava. Avrebbe potuto essere argilla nelle sue mani, se solo si fosse lasciato andare. Era consapevole di come, sin dal primo istante, il condottiero aveva avuto il pieno potere su di lui.
"Tu sei mio." Gli aveva detto. "Mi appartieni." Gli piaceva ribadire in più occasioni. Ed ormai Gatsu era consapevole fosse così, al totale servizio dell'altro, alla sua totale mercè. Eppure, non appena i loro sguardi si incontravano, Griffith sembrava essere ammaliato, quasi soggiogato dalla sola presenza del moro, sembrava non aver paura di mostrare la propria vulnerabilità.
Gatsu non riusciva a dormire. Quello sguardo. Era come se l'avesse stregato, mai aveva ricevuto un'occhiata simile, neppure da Caska nè da nessun altra donna pronta a dargli piacere in quanto prode guerriero di un esercito valoroso.
Griffith era diverso, sembrava un angelo terreno, eppure di angelico aveva ben poco oltre all'aspetto.
Era, piuttosto, come un diavolo dalla pelle diafana, gli occhi chiari ed i lineamenti delicati.
Ricordava quella volta in cui l'aveva preso a pugni ed il sangue aveva macchiato il suo viso sottile. Aveva provato un piacere irrefrenabile nel colpirlo, nel fargli male, nel macchiare quella purezza apparente che probabilmente mai nessuno aveva osato danneggiare.
Sentì nuovamente un tiro al suo stomaco, ma cercó di ignorarlo. Aggrottó le sopracciglia, strinse le gambe tra loro e si rigiró su di un lato pronto a dormire. L'ultimo sguardo alla sua spada proprio posizionata a terra, accanto al suo giaciglio temporaneo.
Dormì serenamente fino al mattino seguente, nel privato dei suoi sogni c'era un segreto fatto di capelli lunghi e luminosi e una bocca rosa luccicante che accennava un sorriso malizioso.
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Ci fu un nuovo giorno ed un nuovo allenamento, che stavolta si svolse normalmente e fu Gatsu a vincere, ferendo lievemente Griffith ad una spalla, facendo attenzione a restare il più concentrato possibile, incamerando ogni suo pensiero nella sua fedele spada.
Ma Griffith aveva ben altri piani.
«Bel combattimento! Sei più in forma di ieri.» Disse.
«Giá, grazie. Anche tu sei stato bravo.» Rispose il moro.
«Ma riesco a sentire la tensione nei tuoi muscoli, probabilmente ci siamo allenati troppo. Perchè non andiamo a farci un bagno alla sorgente qui vicino? Dista poco a cavallo.» Propose Griffith, togliendosi giá la maggior parte della pesante armatura di dosso. Gatsu non poté dire di non essere tentato all'idea, un bagno per rilassare i muscoli era quello di cui aveva bisogno, quindi nonostante i suoi buoni propositi di mantenere una certa distanza dall'altro, accettò: «Va bene, si. Andiamo.» L'altro gli sorrise.
Era un pomeriggio di giugno, l'aria si era riscaldata ed iniziava ad essere piacevole trascorrere le giornate all'aperto. Quando dopo mezz'ora di cavalcata, raggiunsero la sorgente, legarono ad un albero poco vicino all'acqua i cavalli che si dissetarono e riposarono. Il primo a spogliarsi fu Griffith, che aveva già lasciato andare prima della partenza gran parte della sua armatura. Indossava solo dei pantaloni sottili ed una camicia bianca così leggera da essere trasparente, iniziò a sfilarsela e nel momento in cui la testa passava al di sotto della camiciola, Gatsu diede uno sguardo al torso magro e sodo, sembrava così fragile da poter essere spezzato—pensò—mentre distoglieva rapidamente lo sguardo per non essere colto in flagrante a fissare. Si concentrò su se stesso, spogliandosi dell'armatura e dei vestiti sottostanti, mentre sentì l'acqua muoversi perché Griffith vi era entrato, nuotando verso un punto più centrale. Lui stesso si affrettò ad entrare in acqua, approfittando del fatto che l'altro stesse ancora nuotando dandogli le spalle. Con poche bracciate lo raggiunse e non appena si fermarono, entrambi sentirono la tensione che si scioglieva e abbandonava i loro corpi.
Era immerso fino al naso, il behelit attorno al suo collo quasi sembrava galleggiare insieme ai capelli lunghi ed ondulati che si stendevano come un velo sull'acqua.
Gatsu s'immerse sott'acqua. Il lago era tiepido e pulito, così limpido che quasi si riusciva a guardare attraverso la superficie. Quando riemerse Griffith non c'era più, si girò verso ogni angolo, ma di lui non v'era traccia. «Griffith?» Chiamò. «Griffith??»
«Sono qui.» Gli rispose poco dopo una voce in lontananza. «Segui la mia voce, forza. Devi vedere che meraviglia!» Continuò e Gatsu fece come detto, nuotando verso una parete rocciosa che nascondeva, dietro delle piante ricadenti, una piccola cascata. Griffith era sotto di essa, lasciando che l'acqua scorresse lungo il suo corpo, sorrideva e gli occhi altrettanto sorridenti lo guardavano «Hai visto, è bellissimo qui!» Tiró indietro la testa, per bagnare i suoi capelli chiari come la luna.
La luce del sole brillava sull'acqua che cadeva, creando una scia di arcobaleno tra essa e le rocce lisce e luccicanti. Gatsu avrebbe voluto dire qualcosa, ma in quel momento gli mancavano.
Griffith riemerse dalla cascata, lasciando che l'acqua scorresse sulle sue spalle, allungó un braccio verso l'altro senza dire niente, in attesa che Gatsu afferrasse la mano aperta.
Il moro lo guardó per qualche secondo prima di afferrarla. Si sentì tirare sotto la cascata, più fresca rispetto all'acqua del lago. Chiuse gli occhi, lasciando che il flusso d'acqua lavasse via tutta la stanchezza, portandosi anche i pensieri più pesanti. Si sentì tirare ulteriormente in avanti, per scoprire di non sentire più l'acqua sulla pelle, era alle sue spalle.
Dietro la cascata c'era un angolo di spazio libero, nascosto da essa, dove l'acqua non arrivava. Griffith con le spalle alle rocce, gli sorrise. «Questo posto è meraviglioso, spero di trovare un posto simile, quando avró un mio regno.»
Gatsu doveva ammetterlo, era davvero una piccola meraviglia. «Si, è davvero bello.» Pensò che l'altro ci si fosse imbattuto durante una delle sue cavalcate al tramonto.
«Sento i tuoi nervi ringraziarmi.» Scherzò l'altro, allungando le braccia e posando le mani sui muscoli delle spalle del moro, massaggiandoli. «Si, anche se ti sento ancora leggermente teso, ma qualcosa mi dice che non sia per l'allenamento, o sbaglio?»Continuò, scendendo con le mani verso i pettorali. Il contrasto tra i due incarnati era tanto intenso quanto affascinante.
Era vero, anche in quel momento Gatsu sentiva quel formicolio nel suo stomaco, e sotto il tocco di Griffith non riusciva a rilassarsi. «No, beh...io...» Balbettò impacciato.
«Lasciati andare, Gatsu.» Sussurrò il Comandante dell'Armata, avvicinandosi ulteriormente. L'acqua scorreva davanti a loro, nessuno avrebbe potuto vederli. Esistevano solo loro due in quel momento.
Di nuovo quello sguardo vulnerabile negli occhi chiari di Griffith, fece vibrare l'interno di Gatsu. Ed in un battito di ciglia, quelle labbra rosse e morbide lo stavano baciando per poi staccarsi di nuovo. Le mani erano ancora sul suo petto, immobili. Probabilmente Griffith riusciva sentire il battito del suo cuore velocizzarsi. Il moro si leccò le labbra di riflesso, leggeva desiderio viscerale negli occhi dell'altro. Lo baciò. Griffith si sorprese ma fece scivolare le mani da petto attorno al collo dell'altro, stringendolo a sè, mentre le mani di Gatsu andavano a stringergli i fianchi magri e sottili. Il bacio si riscaldò presto, ed fu proprio come un combattimento, Gatsu lo spinse ulteriormente contro le rocce dietro di lui, poggiando una gamba tra le sue che si aprirono senza troppe difficoltà, con una mano gli afferrò entrambi i polsi, fermandoli contro la parete rocciosa sulle proprie teste. Griffith gemette nella bocca del moro e Gatsu si sentì come non aveva mai fatto, finalmente potè ascoltare il brivido nella propria pancia, libero dai propri pensieri.
Griffith sorrise malizioso nel bacio, mordendogli il labbro inferiore, facendo si che sanguinasse. Gatsu si tirò indietro, sorpreso, lasciando andare la presa sui polsi dell'altro, portando una mano alla ferita sulle labbra. Si guardarono negli occhi, carichi di desiderio, «Lo sai che mi piace avere il controllo.» Rise, ma era serio e senza aspettare risposta, Griffith lo ribaciò sentendo il sapore del sangue sulla sua lingua. Era inebriante, voleva sentire di più. Non si era mai sentito cosi vivo e così vicino al suo sogno come in quel momento.
Le lingue si ricorrevano, cercandosi, intrecciandosi, le mani di Gatsu non riuscivano a stare ferme sul corpo dell'altro, volarono ad accarezzargli il viso, anche la bocca poi tracciò il sentiero già percorso dalle sue mani, baciandogli il viso, poi il collo, scendendo alle clavicole esposte, mordendole leggermente. I gemiti di Griffith si sentivano nonostante il rumore dell'acqua che scorreva. Ma Griffith si spostò, scappando via, attraversando nuovamente la cascata e nuotando verso un'altra parte del lago e Gatsu lo seguì in fretta. Lo voleva.
Vide che era andato verso su una grande roccia liscia e piatta in un lato del lago, sporgente abbastanza per ospitare due persone. Gatsu lo raggiunse e prendendolo per i fianchi, lo aiutò a sedervisi su, per poi darsi una spinta abbastanza forte da salire su lui stesso. Griffith aspettò che l'altro si stendesse sulla schiena per poggiarsi completamente su di lui. Si baciarono ancora, sentendo il calore l'uno dell'altro e i mormorii dei gemiti che emettevano ogni volta che le loro erezioni entravano in contatto. Griffith, a cavalcioni, si muoveva sensualmente su di lui facendo dei movimenti lenti col bacino, reggendosi con le mani sul petto dell'altro per spostarsi in avanti ed indietro, le mani di Gatsu gli tenevano i fianchi giù verso sè, assecondandolo nei movimenti.
Bastarono pochi altri minuti perché l'erezione del moro fosse completamente dura e svettante. Griffith la sentiva bene contro la sua, anch'essa dura, ma di dimensioni sicuramente più contenute. Il membro di Gatsu rispecchiava alla perfezione la sua persona: imponente, spesso e rozzo. Le vene in risalto contribuivano a farlo essere ancora più grosso di quanto non fosse e Griffith aveva l'acquolina in bocca solo al pensiero di averlo dentro di sè.
Quanto l'aveva sognato, quanto desiderato. Voleva che lo prendesse proprio lì, in mezzo alla natura, dove avrebbero potuto dar sfogo a tutto quello che avevano represso per troppo tempo. Si desideravano e questo era ormai chiaro.
Gatsu allungó una mano a afferrare il membro eretto di Griffith, esortandolo a continuare a spingersi nel suo pugno. Aveva la punta rosa ed stava perfettamente nel palmo della sua mano. Il contrasto della loro pelle, della loro differenza di dimensione lo faceva impazzire. Voleva essere sporcato dal seme divino dell'uomo sopra di lui e voleva marchiarlo altrettanto. Guardarlo dal basso, con i capelli ricci che stavano iniziando ad asciugarglisi in testa, il collo tirato all'indietro in un espressione di piacere, era come una visione paradisiaca.
Griffith smise di muoversi, per separarsi leggermente dal corpo caldo sotto di lui tenendosi in bilico sulle ginocchia, prese in mano il membro di Gatsu, lo lubrificò con l'acqua del lago che arrivava ancora a bagnargli le gambe e lo portò alla sua apertura bagnata, lo sfregò contro di essa, prima di far scivolare la punta dentro di sé. Gatsu tirò la testa all'indietro, spingendola nella roccia sotto di lui, la punta era a malapena entrata e già si sentiva in una morsa stretta e calda. Voleva di più. Griffith lo guardava col piacere che gli traboccava dagli occhi, seppur leggermente teso. L'acqua aiutò i loro movimenti quando Griffith tornò a calarsi sul moro, emettendo un sonoro gemito, l'altro attendeva pazientemente, seppur quello che voleva era colpire quella carne calda e morbida e seppellirsi a fondo di quell'antro così stretto. Nell'esatto momento in cui lo pensò, Griffith iniziò a muoversi di nuovo, accogliendo lentamente tutta la lunghezza dentro di sé. Gatsu grugniva, andandogli incontro, spingendo il bacino verso l'alto per creare maggior attrito, aggrappandosi alle cosce dell'altro uomo, stringendo talmente tanto la presa che sarebbero rimasti dei lividi, che sarebbero sembrati come dei fiori dipinti su una porcellana pregiata che mai avrebbe potuto e saputo maneggiare. Griffith si abbassò su di lui, baciandolo, solo per poi respirare e gemere nella bocca l'uno dell'altro mentre la forza delle spinte aumentava. Nell'aria si sentivano solo i suoi osceni prodotti dai loro corpi a contatto e quelli dell'acqua attorno a loro che si muoveva.
«Gatsu...» lamentò Griffith direttamente all'orecchio di questo. Era come se lo supplicasse, anche il moro era vicino, strinse di più la presa sull'altro, proteggendogli la nuca con una mano ed in un attimo la posizione in cui si ritrovarono fu invertita. Gatsu troneggiava su quel corpo pallido, senza fermarsi, spingendo finalmente, liberamente, in quella carne tenera e dettando il ritmo. Reggendo tutto il suo peso su un braccio, con l'altra mano masturbò allo stesso ritmo il membro di Griffith che, gocciolando di piacere, implorava di ottenere attenzioni.
«Gatsu...» Continuava a lamentarsi, finché l'uomo più grande, cambiando angolazione, colpì il punto più profondo dentro di lui e Griffith strinse di riflesso le gambe, ma l'altro fu pronto a separargliele per colpire ancora quel punto magico e pochi istanti dopo, Griffith venne con un grido liberatorio, sporcando il ventre e la mano del moro con fiotti perlacei, stringendo il membro di Gatsu nella sua morsa, facendo si che l'uomo su di lui lo riempisse del proprio seme e facendolo suo, mentre si liberava con un lungo grugnito di puro piacere. Lo ribaciò mentre si sfilava da lui, lasciando che lo sperma fuoriuscisse dal buco ora allargato ed arrossato, cadde al fianco dell'altro. Entrambi soddisfatti e col fiatone, guardarono verso l'alto, il sole era ormai calato, il tramonto era prossimo.
Solo quando sentirono brividi di freddo sulla loro pelle, scesero dall'ampia pietra sulla quale giacevano, ritornando nell'acqua tiepida, bagnandosi nuovamente, risciacquando in silenzio i frutti del loro piacere. Tornarono alla cascata, nuotando insieme, facendo attenzione, inconsciamente, a non lasciare mai distanza tra loro. Griffith aveva lo sguardo liquido e velato di una strana malinconia, osservava Gatsu come a volergli dire qualcosa di proibito. Gatsu dal canto suo, sentiva nuovamente la lingua come legata, non era mai stato bravo con le parole, così lo tirò a sé, tenendolo stretto al sul suo petto, mentre l'acqua scorreva su di loro, lavandoli.
Si baciarono ancora, più dolcemente stavolta prendendosi il tempo di assaporarsi.
«Gatsu, io...» Disse Griffith, guardandolo ancora con occhi luccicanti. Avevano perso del tutto la malizia che li aveva dipinti precedentemente, rendendoli ancora più affascinanti, sembravano gli occhi di un cerbiatto in difficoltà e scatenavano l'istinto di protezione innato che Gatsu possedeva. Sarebbe rimasto al fianco di quell'uomo.
«Griffith...» La sua voce era roca, e dal tono utilizzato aveva già fatto intendere tutto quello che c'era bisogno di sapere. Gli prese il viso tra le mani, e lo baciò con una delicatezza che non sapeva di possedere. Forse—pensò—non aveva mai maneggiato cose d'aver paura di rompere. O forse, infondo, sapeva che Griffith avrebbe retto tutta la sua forza. Erano pari.
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«Dormi con me stanotte.» Disse Griffith tempo dopo, quando si stavano rivestendo per tornare all'accampamento, negli occhi una domanda muta.
«Andiamo o diventerà buio.» Gli sorrise Gatsu, in segno d'assenso.
Si lasciarono la sorgente alle spalle, diventando due sagome in lontananza, sullo sfondo di un tramonto che salutava il cielo blu violaceo con sfumature di rosso-arancio e venature rosa.
