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Alastor era tornato.
Alastor, lo stronzo. Alastor, il preistorico, pomposo, ingrato pezzo d'antiquariato. Alastor. Il demone della radio. Alastor. Alastor.
Alastor.
Quel dannato nome gli risuonava nella testa da almeno una settimana. O un mese? Due mesi? Non lo sapeva nemmeno più. Quando si svegliava, Alastor. Quando contava e ricontava i soldi, Alastor. Quando rispondeva alle domande dei giornalisti, nella folla lui vedeva solo Alastor. Perfino quando Valentino cercava di distrarlo improvvisando spettacoli eccitanti solo per lui, lui non faceva che pensare ad Alastor. Alastor, mentre mangiava. Alastor, mentre dormiva. Alastor, mentre scopava. E quel nome rimbombava e risuonava e rieccheggiava e si propagava per ogni singolo circuito della sua mente, insistentemente, inesorabilmente.
Vox sentiva di star per impazzire.
Non solo il piano di inviare un infiltrato all'Hazbin Hotel -un serpente dalla lingua troppo lunga e le palle troppo mosce - era fallito, ma per giunta la popolarità dello stronzo non aveva fatto altro che aumentare. Le voci correvano in fretta per l'Inferno e se molti ancora non credevano possibile il ritorno di Alastor dopo sette anni -sette anni!- Vox sapeva bene quale era la verità. Lui c'era, era qui, era tornato. Era tornato.
Vox stava impazzendo.
Ma cosa fare? Il potere di quell'avido esibizionista andava ben oltre il suo, mediaticamente mediocre. A dire il vero, il potere delle tre V era esteso in tutto il regno del peccato, perciò non si poteva dire che fosse di poco conto. Tuttavia, la forza di Alastor non dipendeva dalla stupidità, superficialità e perversione dei dannati, e questo lo rendeva migliore. Irraggiungibile.
Vox provava un bruciante desiderio di vedere quello stronzo perire.
Come osava! Come osava denigrare con sittanto disprezzo la straordinaria offerta propostagli! Sarebbe stato onorato ad entrare a fare parte del suo angolo di ricchezza e potere, ma no! Sarebbe stato fortunato -era fortunato!- a farsi desiderare da uno come lui, forte e imprescindibile come solo Vox poteva essere, ma no! Con quel suo polveroso microfono e il suo consunto abitino carminio, con quel maledetto sorriso permanentemente stampato su quello stramaledetto viso, aveva osato ridergli in faccia, quasi come fosse stata una battutina da salotto! Come poteva essere stato tanto sfrontato?
Nonostante i così tanti anni passati, Vox si sentiva bruciare di rabbia al pensiero di quel rifiuto. La rabbia scorreva per ogni circuito del suo corpo, scivolava per ogni vite ed ingranaggio, ardeva e ribolliva in attesa di essere buttata fuori, in attesa di investire con il suo fuoco la stupida, insulsa figura di quel dinosauro radiofonico.
Vox si accasciò sulla sua poltrona sospirando, ringhiando e guaendo come un cane rognoso preso a bastonate dal padrone. Ma lui si sarebbe vendicato, ne era certo. La vendetta l'avrebbe assaporata con gusto. Alastor sarebbe tornato strisciando da lui, come un verme che non trova più la terra, e allora ecco, ecco che Vox gli avrebbe sbattuto la porta in faccia! Solo il pensiero di vedere quel viscido inerme ed impotente lo mandava in sovraccarico, gli faceva volteggiare gli elettroni dieci volte tanto rispetto al normale.
Cominciò ad immaginarsi la disfatta di Alastor.
Per prima cosa, sarebbe dovuta avvenire durante un duello strettamente esteso a loro due e loro due soltanto. Le due nemesi, le due facce di una stessa medaglia, gli arci-nemici! Guardandosi negli occhi avrebbero lottato fino all'ultimo sangue. Nessuno -se non in differita, perché Vox già immaginava gli incassi di "Il demone radio viene definitivamente fottuto!"- avrebbe potuto assistere a questo epico scontro.
Come seconda condizione, l'uso della magia sarebbe stato proibito. Lo stronzo doveva battersi ad armi pari con lui, senza i suoi gingilli magici e i suoi strani tentacoli d'oscurità che- per quanto eccitanti in un differente contesto- avrebbero reso la scena troppo...umida. Sarebbe stato un duello fisico, corpo a corpo, dannato a dannato, per la vita.
Infine, Alastor avrebbe dovuto farsi prendere a botte e a calci talmente tanto che quel suo sorriso arrugginito sarebbe diventato rosso del suo stesso sangue. Alastor avrebbe perso il respiro, avrebbe supplicato e implorato Vox di smetterla, ma Vox sarebbe andato avanti, ascoltando i suoi lamenti e urla di dolore come dolci armoniose note in una mattinata cristallina. Vox avrebbe continuato fino a sporcarsi l'intero viso di gocce tiepide di quel sangue tanto amaro e dolce. Oh, come era buono il metallico sapore di vittoria! E Alastor sarebbe rimasto steso a terra, e gemendo e affannando avrebbe chiesto di essere risparmiato, ma Vox si sarebbe imposto su di lui, schiacciando tutto il suo peso con il ginocchio su quel petto tumefatto e ansimante. Affondando le mani nei suoi capelli rossastri, avrebbe tirato a sè il suo volto stremato e gli avrebbe succhiato via il sangue da quelle labbra -non più così tanto- sorridenti. Cercando di imporsi, Alastor si sarebbe dimenato, graffiando Vox e cercando di sgusciare via dalla sua morsa, e allora Vox gli avrebbe stretto le mani intorno al collo e avrebbe bevuto i suoi ultimi respiri dalla sua stessa bocca. No- no. Non avrebbe potuto farlo andare via così. Vox si sarebbe impossessato di lui, avrebbe approfittato di quel debole corpo per fare ciò che più avrebbe desiderato al mondo. Scoparsi un corpo morto non sarebbe stato lo stesso.
Vox voleva sentire la voce di Alastor incrinarsi sotto di lui.
Istintivamente la mano di Vox raggiunse il cavallo dei suoi pantaloni, oramai divenuto fin troppo attillato. Le sue dita cominciarono a scivolare rapide, esigenti, impazienti lungo il suo membro eretto. Alastor si sarebbe piegato sotto di lui. Avrebbe inarcato la schiena e lo avrebbe preso come una verginella. Il cuore di Vox aumentava i battiti secondo per secondo, mentre lui ansimava e velocemente, sempre più velocemente, si toccava come non l'aveva mai fatto prima. Alastor si sarebbe opposto, ma piano a piano si sarebbe arreso all'eccitante vigore di Vox, cominciando a gemere e implorare Vox di andare più veloce, di spingere più forte. Vox inclinò la testa all'indietro e tirò fuori la lingua, come se essa avesse potuto assaporare l'essenza di Alastor nell'ambiente circostante. I movimenti delle sue mani si fecero sempre più desiderosi, più vogliosi di violare quell'esile corpo, di marchiare quello stronzetto impertinente per il resto della sua vita infernale. Alastor! Come geme Alastor, l'agnellino dalle tenere membra! Una sostanza appiccicosa e trasparente cominciò a colare fra le lunghe dita di Vox, riempendole di bagnato calore. Inarcò la schiena e divaricò le gambe, affondando sempre di più nella sua poltrona, mentre gli unici suoni che allietavano la stanza divennero i suoi lamenti di piacere e il continuo e insistente sfibrillare del suo pene contratto e gocciolante. Sentiva lo sbattere del suo corpo contro quello del demone radio ed il suo cazzo che, infilandosi sempre più a fondo, esplora le parti più intime, più inesplorate e nascoste di quella patetica verginella. Alastor! Sarai mio!
"Oh, Alastor!"
Vox roteò gli occhi all'indietro e con uno spasmo repentino perse definitivamente il controllo. Venne, riempiendo di elettrostatico sperma i suoi abiti e le sue mani già ricolme.
Sussultando, ritornò alla realtà.
"Oh cazzo". Cazzo, cazzo, cazzo.
Sfortunatamente -o no- per gli spettatori, Vox, nel suo momento di estasi, non si era reso conto di aver accidentalmente attivato le telecamere della sua postazione, proiettando la sua orgasmatica vendetta a tutta la torre. Ai piani superiori, Velvette scambiò uno sguardo preoccupato con Valentino.
"Dici che gli passerà mai?"
"Non fino a quando Alastor non deciderà di scoparselo almeno una volta."
