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Moiraine e Siuan avevano preso l’abitudine di condividere il letto fin dalle prime settimane di permanenza alla Torre Bianca. Era iniziato per caso, con una lamentela di Siuan riguardo al freddo rigido di Tar Valon e il suggerimento di Moiraine che, se avessero dormito nello stesso letto, avrebbe avuto a disposizione non solo il calore l’una dell’altra, ma persino il doppio delle coperte. Aveva funzionato, entrambe avevano smesso di aver freddo durante la notta e la mattina si svegliavano decisamente più riposate. E avrebbero continuato a farlo ogni notte, nonostante l’inverno avesse ormai lasciato il passo a una tiepida primavera seguita da una sempre più calda estate, se non avessero attirato l’attenzione di Elaida Sedai. La donna le costringeva spesso a prolungare le lezioni ben oltre l’orario di cena, la maggior parte delle volte fino a notte fonda. Sempre più frequentemente, poi, impartiva i propri insegnamenti singolarmente, prima all’una poi all’altra. Quando accadeva, ciascuna dormiva nel proprio letto, per non disturbare il sonno dell’altra.
Quella sera, Elaida aveva trattenuto Moiraine ben oltre il tramonto, ma non così tardi da far pensare alla ragazza che Siuan si fosse già addormentata. L’amica rimaneva spesso sveglia fino a tardi, almeno fino a quando il moccoletto della candela non si fosse spento, per leggere questo o quel tomo trovato in biblioteca. «Ho così tante cose da recuperare, Moiraine» le diceva. «Tutte quelle che tu hai già imparato a palazzo».
Moiraine talvolta leggeva con lei, rispondeva alle domande curiose – ed estremamente argute – di Siuan, ma la maggior parte delle volte, quasi sempre, finiva con l’addormentarsi con la testa appoggiata alla spalla di Siuan o sulle sue gambe. Sicura, perciò, che avrebbe trovato Siuan ancora sveglia, Moiraine ignorò la porta della propria stanza e bussò a quella accanto. Attese.
Moiraine bussò di nuovo.
Forse Siuan non l’aveva sentita, la prima volta, presa come era da una nuova lettura.
Di nuovo, Moiraine attese.
Ma nessuno venne ad aprire la porta.
Moiraine si accigliò.
Forse, dopo tutto, si era sbagliata. Forse Siuan era stanca e si era già addormentata.
Sospirando, Moiraine entrò infine nella propria stanza. Si tolse le vesti da Novizia, appendendole ordinatamente a un gancio, poi si stese a letto. Si addormentò ben presto, stremata dalle ore di esercizi con cui Elaida Sedai l’aveva torturata senza pietà, immaginando il volto sereno di Siuan a pochi metri da lei.
Nel sonno, sorrise.
◦∘☯∘◦
«Ho bussato alla tua porta ieri sera, non hai risposto. Tutto bene?» domandò Moiraine la mattina seguente, sinceramente preoccupata per Siuan. Erano sedute al loro abituale posto nella sala comune, dove Novizie e Ammesse facevano colazione, pranzo e cena.
«Oh» fece Siuan, un’espressione confusa in volto. «Sì, tutto bene, certo… Io, non so, forse mi ero già addormentata. Non credevo saresti tornata presto, non con Elaida Sedai…»
«Ho dovuto ripetere la stessa tessitura almeno un centinaio di volte, prima che fosse soddisfatta» disse Moiraine, risentita. Siuan allungò la mano sotto il tavolo e strinse il ginocchio dell’altra, un gesto che voleva essere di conforto e che fece arrossire Moiraine, poi imprecò con violenza, maledicendo il nome di Elaida, pur sottovoce. Era già stata punita più volte e da diverse Aes Sedai per il suo linguaggio colorito. Una volta l’avevano perfino costretta a lavarsi la lingua e la bocca con il sapone. Nonostante questo, Siuan non aveva affatto abbandonato l’abitudine e si era limitata a diventare più cauta a riguardo. In più di un’occasione, Moiraine le aveva chiesto di insegnarle un’imprecazione o due e Siuan era stata più che felice di accontentarla, solo per poi ridere per il modo in cui le ripeteva. Moiraine rideva a sua volta. La piaceva il suono della risata di Siuan e avrebbe voluto sentirla ancora e ancora.
«Prima o poi le verremo a noia. Spero» aggiunse Moiraine, pur non essendo così sicura della sua previsione. Le voci che circolavano su Elaida tra le altre Novizie, soprattutto quelle che erano alla Torre da qualche anno, non erano affatto rassicurati e l’Aes Sedai sembrava avere per lei e Siuan un’attenzione morbosa che a Moiraine ricordava quella che alcune vecchie nobili di Cairhien, con nipoti aitanti e scapoli, erano solite mostrare verso lei e le sue sorelle durante i balli al Palazzo del Sole. Certo, nel caso di Elaida, questa attenzione dipendeva dalle capacità mostrate dalle due ragazze. Imparavano in fretta e altrettanto in fretta cresceva il loro potere: Elaida aveva tutte le intenzioni di assicurarsi che le due dessero il massimo e che, quando fosse arrivato il momento giusto, scegliessero l’Ajah Rossa.
«Liandrin dice persino che dovremmo essere onorate, per queste lezioni private di Elaida Sedai» aggiunse poi Moiraine.
«Liandrin non sa di cosa parla».
«No, in effetti no» concordò Moiraine, addentando una fetta di pane su cui aveva spalmato del burro. «Ma… Elaida Sedai non insegna a nessun’altra, privatamente».
«Per quanto mi riguarda, Liandrin può prendere il mio posto tra le grinfie di Elaida quando vuole» dichiarò Siuan, prima di alzarsi dal tavolo. «E credo dovremmo darci una mossa o passeremo la notte a lucidare pentole, se arriviamo in ritardo a lezione».
Moiraine annuì e, con la fetta di pane imburrato ancora tra i denti, si alzò a sua volta, affrettandosi verso la prima lezione della giornata.
◦∘☯∘◦
Accadde di nuovo qualche settimana più tardi.
Era ben oltre il tramonto e Moiraine stava tornando, stremata, nella propria stanza. Si teneva l’avambraccio sinistro con una mano, premendo con forza una garza di cotone sulla ferita che Elaida Sedai le aveva inferto e che si era poi rifiutata di guarire.
Avevano lavorato su una tessitura di guarigione che solitamente veniva insegnata alle Ammesse, giudicata troppo complessa per delle semplici Novizie. In piedi accanto alla scrivania di Elaida, nella stanza della Aes Sedai, Moiraine si era vista afferrare il braccio con forza e, prima che potesse rendersi conto di cosa stesse accadendo, Elaida le aveva inciso la pelle con un tagliacarte d’oro e l’impugnatura decorata con boccioli di rosa. Il taglio era stato superficiale, ma lungo, e correva dall’incavo del gomito fin quasi al polso.
«Osserva, figlia» aveva poi intimato l’Aes Sedai, con voce grave e senza curarsi minimamente delle lacrime che avevano fatto capolino negli occhi di Moiraine. Veloci, le mani di Elaida avevano richiamato acqua, fuoco e spirito, intrecciandone sapientemente i fili, per poi posare il risultato sul braccio della ragazza. La ferita si era rimarginata un centimetro alla volta, in pochi secondi e senza lasciare alcuna traccia, nemmeno una punta di rossore sulla pelle pallida.
«Bene» aveva proseguito Elaida Sedai, prendendo nuovamente il tagliacarte tra le mani. Istintivamente, Moiraine si era ritirata, ma l’Aes Sedai non le stava prestando alcuna attenzione. Invece, si provocò sul braccio un taglio identico a quello che aveva appena inferto a Moiraine. «Tocca a te, ora».
Moiraine ci aveva provato e, se anche la ferita di Elaida si era rimarginata, al suo posto era rimasta una striscia rossa. L’Aes Sedai aveva allora preso il braccio di Moiraine e l’aveva ferita di nuovo, per mostrarle di nuovo la tessitura.
Avevano ripetuto l’esercizio ancora e ancora. Tre, quattro, cinque volte. Al trentesimo taglio, Moiraine aveva perso il conto. Dovevano essere passate ore prima che Moiraine riuscisse a riprodurre la tessitura perfettamente, rimarginando il taglio sul braccio di Elaida Sedai senza lasciarne alcuna traccia. Moiraine non ne aveva gioito, comunque. «Avresti dovuto riuscirci al primo tentativo» aveva sentenziato Elaida Sedai, incidendole di nuovo il braccio. «Che ti serva per ricordarti che non sei stata all’altezza, questa sera. Ora va’, figlia».
«Certo, Elaida Sedai. Grazie, Elaida Sedai» aveva risposto Moiraine, chinando il capo e allontanandosi quanto più velocemente le fosse consentito senza mettersi a correre.
Prima di tornare nella propria stanza, Moiraine si era fermata nell’ala dedicata alla cucina e al lavaggio di biancheria e vestiti, dove le Novizie passavano gran parte del loro tempo, e aveva recuperato uno scampolo di cotone per tamponare la ferita e uno per fasciarsi il braccio il giorno seguente, nella speranza di non macchiare la veste di sangue. Sporcarsi avrebbe significato, senza alcun dubbio, una punizione da parte della Maestra delle Novizie.
Giunta di fronte alla propria stanza, Moiraine esitò. Invece di entrare, fece ancora un paio di passi, per poi bussare, con forza, alla porta di Siuan. Le sarebbe dispiaciuto svegliarla, sì, ma… Ma quella sera aveva bisogno di Siuan – voleva sentirsi protetta e al sicuro.
Siuan, certamente, avrebbe capito.
Quando nessuno rispose, Moiraine sbatté di nuovo il pugno del braccio sano sulla porta di legno di Siuan, più e più volte.
Di nuovo, nessuno rispose.
Le lacrime che Moiraine era riuscita a trattenere fino a quel momento presero a scorrere sulle sue guance. Senza vedere distintamente dove stesse andando, tornò davanti alla propria porta e vi entrò. Senza nemmeno preoccuparsi di togliersi il vestito, Moiraine si rannicchiò sul proprio letto, stringendosi il braccio ferito al petto. Pianse a lungo e per ore e non solo per il dolore bruciante della ferita che le aveva inferto Elaida Sedai, ma soprattutto per la mancanza del conforto e del calore di Siuan.
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La mattina seguente non ci fu modo, per Moiraine, di chiedere a Siuan se non l’avesse sentita bussare alla sua porta quella notte. Non appena Siuan vide in quale condizione fosse il braccio dell’altra, pretese di sapere, esattamente, cosa fosse successo.
Moiraine glielo raccontò.
Tre giorni dopo per tutta la Torre si sparse la voce che fosse stato depositato dello sterco di cavallo davanti alla porta di Elaida Sedai. Non appena udì la notizia da parte di Alanna, Moiraine fu certa di sapere chi fosse la responsabile. E sorrise.
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Quando Elaida la lasciò andare, quella sera, Moiraine dovette trovare la propria strada al buio. Era così tardi che le torce che illuminavo i corridoi si erano ormai estinte e lei era così stanca da non avere nemmeno un briciolo di forza in sé per illuminare la via con un filo di fuoco. Quella notte, non solo Elaida non le aveva mai rivolto la parola, invitandola ad entrare e a congedarsi con dei gesti alteri della mano, ma soprattutto aveva preteso che imparasse una tessitura senza scopo apparente, che richiedeva l’intreccio di tutti e cinque i fili dell’Unico Potere – decisamente al di sopra delle capacità richieste a una Novizia. Moiraine non aveva avuto alcun dubbio sul fatto che Elaida avesse intuito – correttamente – chi fosse la responsabile diretta o indiretta del regalo che aveva trovato di fronte alla propria porta. Sperava solo che la punizione che Elaida avrebbe riservato a Siuan non fosse più crudele della propria.
Nonostante questo, Moiraine aveva provato e riprovato a riprodurre correttamente la tessitura. Un’ora soltanto le era stata sufficiente per posizionare i fili secondo la trama corretta, ma far mantenere loro quella complessa struttura per più di una frazione di secondo sembrava impossibile. E ogni volta che il suo ricamo si sfaldava, una leggera scarica elettrica, causata da Elaida, le percorreva il corpo. Moiraine si ripromise di non dire nulla a Siuan: temeva che avrebbe fatto qualcosa di così avventato da essere espulsa dalla Torre. O peggio. E Moiraine non avrebbe mai potuto sopportarlo.
A tentoni nel buio, con ogni singolo muscolo del corpo che la pregava di accasciarsi lì, a terra, senza preoccuparsi di nulla, Moiraine trovò con difficoltà la strada fino al corridoio della propria stanza. Non mancavano che pochi metri per raggiungerne la porta quando, all’improvviso e dalla direzione opposta alla propria, comparve una piccola fiamma, alimentata da un singolo filo di fuoco. Moiraine arrestò immediatamente il passo. Chi mai poteva aggirarsi a quell’ora della notte nell’ala dedicata alle Novizie? Nascosta nell’ombra, Moiraine attese e osservò. La figura camminava con passo sicuro e veloce, senza nemmeno guardarsi in giro, come se avesse tutto il diritto di trovarsi lì. Sembrava portare un mantello e, anche per questo, oltre che per la distanza e la scarsa illuminazione, era difficile per Moiraine distinguerne i lineamenti. La figura continuò a camminare verso di lei, senza diminuire il ritmo, si avvicinò tanto che Moiraine pensò che presto sarebbe stata scoperta. Invece, all’improvviso, la figura si fermò. Moiraine notò che era scalza, non portava né calze né scarpe. Quando sollevò lo sguardo, il cuore di Moiraine si fermò all’improvviso. Alla luce di quel singolo filo di Unico Potere, Moiraine riconobbe senza alcuna esitazione il profilo di Siuan.
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Moiraine si fece taciturna. E prese ad evitare, per quanto possibile, la compagnia di chiunque, Siuan compresa.
Il fatto era che Siuan avrebbe potuto dirglielo.
Se trascorreva le sue notti nel letto di un’altra, avrebbe potuto dirglielo.
C’era forse una diversa, plausibile ragione per il comportamento di Siuan? Moiraine lo riteneva assai improbabile. E c’era forse una diversa spiegazione logica per l’essere tornata scalza e in piena notte, quasi all’alba, nella propria stanza? Praticamente impossibile. E loro due non erano forse abbastanza amiche da condividere questo genere di confidenze? Evidentemente no.
Si chiedeva, Moiraine, tormentandosi, chi mai potesse essere, quest’altra amica di Siuan con cui preferiva passare il tempo. Non che Siuan non fosse benvoluta tra le Novizie, al contrario. E lo era molto di più di quanto non fosse Moiraine, che mal tollerava chiunque al di fuori di Siuan e Alanna (quest’ultima con moderazione, una virtù che, per inciso, mancava completamente in Alanna). Ma nessuna, a giudizio di Moiraine, aveva con Siuan abbastanza familiarità da…
Eppure, con qualcuno quel tipo di familiarità doveva averla, se Siuan vi passava l’intera notte. E non era lei. Non che Moiraine credesse di avere prerogative o…
Una parte di Moiraine sapeva perfettamente che Siuan non stava facendo assolutamente nulla di sbagliato e che, anzi, avrebbe dovuto essere felice per lei. Ma quella era la sua parte ragionevole. Il resto di Moiraine, la quasi totalità di lei, a dirla tutta, in quel momento non sentiva altro che un profondo, doloroso squarcio, che quasi le impediva di respirare. I tagli che Elaida le aveva inferto al confronto non erano stati altro che carezze.
«Moiraine, per favore… Cosa c’è che non va?» le chiese Siuan per l’ennesima volta, avendola raggiunta al tavolo della colazione prima che Moiraine potesse alzarsi per evitarla. Tanto, non aveva nemmeno fame, in quei giorni.
«Niente. Non c’è niente che non va» rispose Moiraine, laconica, prima di voltare le spalle a Siuan e andarsene.
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Qualcuno bussò alla porta.
Moiraine, sdraiata a letto, ignorò il rumore. Sapeva benissimo di chi si trattava e non aveva alcuna intenzione di avere nulla a che fare con Siuan Sanche, qualsiasi fosse la ragione che l’aveva spinta a cercarla, nel cuore della notte, dopo…
Dopo. E Moiraine non aggiunse altro, nemmeno nei propri pensieri.
«Moiraine» chiamò allora Siuan, una punta di urgenza nella voce. «Moiraine lo so che mi senti. Moiraine, è importante» insistette Siuan.
Moiraine si mise a sedere sul letto, la sottoveste appiccicata alla schiena a causa del calore estivo, ma non si alzò.
«Moiraine. Moiraine, ti prego…»
Moiraine chiuse gli occhi.
Infine, si alzò.
Non avrebbe dovuto.
Pur… Pur sapeva che non sarebbe mai riuscita a negare nulla a Siuan, non se glielo chiedeva con quel tono. Moiraine aprì di scatto la porta. «Che c’è?» domandò, sibilando.
Siuan accennò un sorriso. «Almeno mi hai risposto».
Moiraine fece per chiudere la porta in faccia a Siuan, ma questa la bloccò con un piede.
«Aspetta» bisbigliò Siuan. «Moiraine, aspetta. Devo farti vedere una cosa».
Con un sospiro profondo, Moiraine aprì nuovamente la porta, guardando l’altra con espressione scettica. E risentita. Risentita per cosa, esattamente, Moiraine non ne aveva idea.
«Andiamo, prendi il mantello».
«Non-» tentò di protestare Moiraine, venendo subito interrotta.
«Solo il mantello, niente scarpe».
«Siuan, non–».
«Farò il tuo bucato per un mese se all’alba ti sarai pentita di avermi seguita».
Dopo un istante di esitazione, in cui Siuan la guardò con sguardo rassicurante – brillavano, gli occhi di Siuan, alla luce delle candele, e Moiraine mai in vita sua aveva visto occhi più belli di quelli di Siuan – Moiraine prese il proprio mantello e seguì Siuan per i deserti corridoi della Torre Bianca.
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«Siuan, non possiamo–».
«Sì che possiamo» la contraddisse Siuan, prendendo la mano di Moiraine sotto il mantello e stringendola. Poi, con la mano libera, aprì la porta che da uno dei ripostigli della cucina dava all’esterno, nel giardino della Torre Bianca.
«Siuan, non–»
Siuan si girò all’improvviso verso Moiraine, tirandola a sé grazie alle loro mani intrecciate. Moiraine smise di respirare. Si trovavano a pochi centimetri l’una dall’altra e l’unica cosa a cui Moiraine riusciva a pensare in quel momento era che, se anche Elaida Sedai o la Maestra delle Novizie o chiunque altro le avesse scoperte in quel momento, e si fosse ritrovata espulsa dalla Torre Bianca, ne sarebbe comunque valsa la pena. Per Siuan ne sarebbe sempre valsa la pena, qualunque fosse la punizione che sarebbe seguita.
«Ti fidi di me, Moiraine?»
Moiraine deglutì.
Avrebbe voluto rispondere, ma nessuna parola sembrava volerle affiorare sulle labbra e tutte quante sfuggivano, come pesci in uno stagno. Così, semplicemente, Moiraine annuì.
Sì.
Certo.
Certo che si fidava di Siuan.
Non aveva nemmeno avuto bisogno di rifletterci.
Si sarebbe sempre fidata di Siuan, anche a discapito di sé stessa.
«Bene. Allora seguimi. E fai esattamente quello che faccio io».
Di nuovo, Moiraine annuì. Non aveva alcuna idea di dove Siuan la stesse conducendo e non ebbe alcuna intenzione di chiederglielo: che differenza avrebbe fatto? Avrebbe seguito Siuan ovunque l’avesse portata.
Uscite nel giardino della Torre, Moiraine sospirò di sollievo per l’aria fresca che le colpì le guance. Non ebbe però il tempo di godersi il profumo dei fiori notturni, né il luccichio delle stelle sopra le loro teste in quella notte di luna nuova, perché Siuan le fece un cenno della testa per indicare di seguirla, senza perdere tempo. La ragazza prese a camminare rasente al muro della Torre, certamente per minimizzare il pericolo di essere vista dall’alto, e Moiraine la imitò. Dopo pochi minuti, Siuan si fermò e indicò a Moiraine, con un guizzo degli occhi, una macchia di alberi. Non c’erano che pochi passi a separarle dal fogliame e, con uno movimento repentino, Siuan si staccò dal muro e subito scomparve tra i rami fitti. Moiraine la imitò immediatamente, finendo con lo scontrarsi con Siuan, le cui braccia la afferrarono senza esitazioni prima che cadesse a terra.
«Moiraine Damodred» fece Siuan con un sorriso. «Di una grazia inaudita a cavallo. Un po’ meno a terra».
Moiraine, suo malgrado, sorrise e pizzicò il braccio dell’altra, non potendone negare le parole. Siuan si limitò a ridere sommessamente – il pizzicotto di Moiraine le aveva provocato più solletico che dolore – prima di intrecciare nuovamente la mano di Moiraine con la propria.
«Qui non ci vedrà nessuno, dalla Torre» bisbiglio Siuan, dandole le spalle e iniziando a camminare nel fitto della vegetazione, «Ma non allontanarti e non lasciarmi la mano, non vorrei che ti perdessi».
Moiraine annuì. «Dove stiamo andando?».
«È una sorpresa» fu tutto ciò che disse Siuan in risposta, sogghignando. Moiraine alzò gli occhi al cielo, ma non chiese altro. Camminarono in silenzio per diversi minuti, una davanti all’altra e, proprio quando Moiraine si era finalmente decisa a chiedere nuovamente, anzi no, a pretendere che Siuan le dicesse dove stessero andando, la ragazza di fronte a lei si fermò all’improvviso. Siuan si voltò indietro, intrecciò con la propria anche la mano fino a quel momento libera di Moiraine e le sorrise. «Chiudi gli occhi» bisbigliò poi.
«Cosa?» domandò Moiraine, sorpresa, sorridendo solo perché Siuan sorrideva.
«Chiudi gli occhi. Non farmi perdere tempo, Moiraine, dai, chiudi gli occhi» ripeté Siuan, sempre sorridendo, con una punta di urgenza nella voce.
Moiraine fece come le veniva chiesto.
«Bene. Grazie» fece Siuan. «Ora cammina in avanti, piano. Piano» la guidò Siuan, senza mai lasciarle le mani. Moiraine sentì il fruscio dei rami, le foglie che le accarezzavano la pelle del viso, i capelli.
Poi, più nulla.
Si fermò, all’improvviso, quando i suoi piedi–
«Acqua?» domandò Moiraine, incredula, aprendo gli occhi. Di fronte a lei, Siuan le sorrideva raggiante.
«Un-un lago?» domanò Moiraine, guardandosi intorno.
Siuan fece una smorfia. «Un laghetto. Una pozzanghera troppo cresciuta. Una vasca molto larga, oserei direi» la corresse Siuan. «Nel punto più profondo, l’acqua non arriva oltre i miei fianchi».
«Ma come…?»
«L’ho trovata per caso, in biblioteca, su una vecchia mappa che ora è sotto il mio cuscino»
«Siuan! Hai rubato–»
«La restituirò, ora che non mi serve più» si affrettò a specificare Siuan. Ne ho seguito le indicazioni. La prima notte, non ho trovato nulla, così la seconda. Poi Elaida ha voluto darmi le stesse lezioni che ha dato a te. E solo la scorsa settimana, quando quella ha deciso di riportare le sue attenzioni su di te, sono riuscita a trovarla» raccontò Siuan, intrecciando le proprie dita a quelle di Moiraine. «E so che c’è qualcosa che non va, Moiraine, anche se non ne vuoi parlare. E ho pensato che, forse, questa pozzanghera potesse… Sì, insomma. Non è bella come un fiume, ma–»
«Oh, Siuan» fece Moiraine, prima di gettare le proprie braccia al collo dell’altra e stringersi a lei.
◦∘☯∘◦
Moiraine si stese a letto, accanto a Siuan. Dopo aver chiacchierato per ore, sedute sul fondo di quel curioso bacino d’acqua, si erano finalmente decise a tornare alla Torre. Tra il folto degli alberi, Siuan aveva insegnato a Moiraine una nuova tessitura, fuoco e terra, perché capelli e vestiti si asciugassero alla perfezione e in pochi secondi. La pelle, però, rimaneva sempre un po’ umida. Per asciugarla completamente, sarebbe stato necessario aggiungere un secondo filo di fuoco, ma il calore eccessivo avrebbe certamente provocato delle ustioni alla pelle.
«Credo sia una lago artificiale o qualcosa del genere» considerò Siuan, sistemandosi meglio il cuscino sotto la testa. «Probabilmente sono decenni che la Torre ne ha dimenticato l’esistenza. Questi giardini sono enormi».
«Sì, immagino sia così» concordò Moiraine, sospirando. Poi, chiuse gli occhi.
Si sentiva nel posto giusto, tra le braccia di Siuan. Come se fosse nata per quel ruolo, per avere l’onore di amar-
«Va meglio, ora?”
Moiraine spalancò gli occhi.
Era arrossita. I suoi pensieri…
«Moiraine?» la incalzò Siuan dolcemente, accarezzandole una guancia. «Moiraine, che succede?».
«Nulla, non… Non è nulla. È tutto passato, ora».
«Non sei più… intrattabile come lo sei stata nell’ultima settimana? Elaida ha fatto qualcosa che non doveva?».
«Elaida fa sempre qualcosa che non deve» rispose Moiraine, una punta di rabbia nella voce. «Ma no, Elaida non ha nulla a che vedere con… Con quello che avevo».
«E allora cosa..?» domandò Siuan e fu il tono di impotenza nella sua voce che convinse Moiraine a confessarle la verità. «Prometti di non ridere, se te lo dico?».
«Posso provarci» concesse Siuan.
Moiraine si morse il labbro inferiore, esitò. Prese un respiro profondo, cercò il coraggio di parlare nel buio che le circondava e che, almeno, nascondeva il volto di Moiraine – e il rossore che certo vi era comparso – dallo sguardo di Siuan.
«Ero… Ero… Insomma, credevo… Credevo che tu, di notte, insomma, io… Io credevo che tu andassi a dormire con qualcuna che non fossi io».
Siuan rimase in silenzio per qualche secondo, prima di rispondere. «Moiraine?» fece poi, in tono sommesso.
«Sì?» rispose Moiraine, con un filo di voce.
«La causa del tuo pessimo umore, dunque, non era altro che ingiustificata gelosia?” domandò Siuan, una punta di dolcezza nella voce.
«Non sono gelosa!» si affrettò a precisare Moiraine. «Ingiustificata?» domandò poi, speranzosa.
Siuan sorrise nel buio. «Sì, Moiraine, ingiustificata».
«Giusto» ammise Moiraine. «Perché in realtà stavi cercando la pozzanghera».
«Perché in realtà sei l’unica con cui voglio dividere il letto per scaldarmi».
«Anche se è estate?».
«Anche se è estate».
«Siuan–».
«Posso baciarti, Moiraine?».
«Sì» rispose Moiraine in un soffio, mentre già le labbra morbide di Siuan si posavano sulle sue.
And I see forever in your eyes
I feel okay when I see you smile
Ruth B., Dandelions
