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Rating:
Archive Warning:
Category:
Fandom:
Relationship:
Language:
Italiano
Stats:
Published:
2026-03-27
Completed:
2026-03-27
Words:
4,137
Chapters:
2/2
Comments:
1
Kudos:
10
Bookmarks:
1
Hits:
258

Vendetta

Summary:

Nel mentre che Morticia faceva un giro dei boschi trova mercoledì ferita

Notes:

Scusate e la mia prima storia spero che vi piacerà

Chapter Text

La luna pendeva nel cielo sopra Jericho come un bulbo oculare rimosso chirurgicamente, lattiginosa e opaca dietro un velo di nubi sfilacciate. Il bosco che circondava la Nevermore Academy respirava con un ritmo pesante, fatto di rami che scricchiolavano e del ronzio incessante degli insetti notturni. Morticia Addams camminava lungo il sentiero coperto di aghi di pino con la grazia innaturale di uno spettro. Il suo abito di seta nera, lungo fino a terra, non sembrava raccogliere né polvere né foglie secche, muovendosi come un’ombra liquida tra i tronchi scuri delle querce.
Adorava quella quiete tombale. Era il momento in cui la natura smetteva di fingere di essere benevola e mostrava il suo volto più crudo, fatto di predatori e prede. Ma quella notte, l’aria aveva un sapore diverso. C’era una nota metallica che le solleticava le narici, un odore che conosceva fin troppo bene: il ferro dolce e pungente del sangue fresco.
Accelerò il passo, le sue dita affusolate che sfioravano distrattamente la corteccia ruvida degli alberi. Non era preoccupazione, non ancora. Gli Addams non conoscevano la paura nel senso comune del termine; per loro, il pericolo era un ospite gradito a cena. Tuttavia, l’istinto materno, quella corda nera e tesa che la legava a Wednesday, vibrò improvvisamente, emettendo una nota stonata e dolorosa.
"Mercoledì?" chiamò Morticia, la voce bassa e vellutata che tagliava il silenzio come un rasoio.
Nessuna risposta. Solo il fruscio del vento tra le fronde.
Superò un ammasso di rocce coperte di muschio e si arrestò bruscamente. Al centro di una piccola radura, dove la luce lunare filtrava tra i rami creando macchie di un bianco malato, giaceva una figura scura. Mercoledì era a terra, rannicchiata su un fianco. Il suo vestito nero, solitamente impeccabile nella sua austerità, era ridotto a brandelli. La stoffa pesante era stata strappata con violenza, rivelando la pelle pallida della schiena e delle gambe, ora segnata da lividi violacei e graffi profondi.
Morticia si fiondò al suo fianco, inginocchiandosi senza curarsi del fango. Le sue mani, gelide come il marmo, corsero al viso della figlia. La pelle di Mercoledì era fredda, coperta di un sudore viscido. I suoi occhi, solitamente due abissi di indifferenza, erano sbarrati, puntati verso il vuoto, tremanti sotto il peso di uno shock che le parole non avrebbero mai potuto descrivere.
"Mia piccola vipera..." sussurrò Morticia, la voce che per la prima volta in decenni tradiva un’incrinatura. "Cosa ti hanno fatto?"
Mercoledì voltò lentamente la testa. Quando riconobbe i lineamenti severi ma amorevoli di sua madre, qualcosa dentro di lei si spezzò. Per anni aveva coltivato l’impassibilità come un’arte oscura. Aveva promesso a se stessa che le lacrime erano un segno di debolezza che non le sarebbe mai appartenuto. Ma in quel momento, il dolore fisico e l’orrore dell’invasione subita furono troppo forti.
Un singhiozzo soffocato le scappò dalle labbra, seguito da un altro, finché Mercoledì non scoppiò in un pianto disperato e viscerale. Si aggrappò al vestito di Morticia, affondando il viso nel suo petto, mentre il suo corpo veniva scosso da tremiti convulsi.
"Madre... io... non potevo... erano in troppi..." mormorò Mercoledì tra i pianti, le parole che uscivano a stento dai polmoni compressi.
"Non parlare, tesoro mio. Non dire nulla," disse Morticia, stringendola con una forza che non sapeva di possedere. Le accarezzò i capelli corvini, ora sporchi di terra e foglie secche. "Sei al sicuro adesso. Il sangue degli Addams è sacro, e chi lo ha versato desidererà non essere mai nato."
Morticia sollevò la figlia tra le braccia. Mercoledì pesava meno di un soffio, svuotata di ogni forza vitale. Mentre si dirigeva verso la Nevermore, il volto di Morticia si trasformò. La bellezza malinconica lasciò il posto a una maschera di furia gelida e primordiale. I suoi occhi neri brillavano di una luce ferale.
Arrivarono al dormitorio in un silenzio tombale. Morticia non passò dall’ingresso principale; scivolò attraverso le ombre, risalendo le scale di pietra fino alla stanza che Mercoledì condivideva con Enid Sinclair. La porta era socchiusa.
Quando Morticia entrò, Enid era seduta sul suo letto, circondata da peluche dai colori sgargianti, intenta a limarsi le unghie che stavano già iniziando ad allungarsi per la luna piena imminente. Non appena sollevò lo sguardo e vide la scena, il suo colorito vivace svanì all'istante, lasciando il posto a un pallore mortale.
Essendo un lupo mannaro, i sensi di Enid erano infinitamente più acuti di quelli di un normale umano. L’odore la colpì come un pugno allo stomaco: il profumo di Mercoledì, quello di polvere di tombe e liquirizia, era quasi del tutto coperto dall'odore metallico del sangue, dal sudore acre della paura e da un odore estraneo, maschile, disgustoso. Un odore che parlava di violenza e di sopraffazione.
"Oh mio Dio," esclamò Enid, la voce ridotta a un sussurro roco. "Cosa... Mercoledì?"
Morticia adagiò la figlia sul letto, coprendola immediatamente con una coperta scura. "Enid, ho bisogno del tuo aiuto. La tua amica è stata aggredita nel bosco."
Enid non fece domande. Il lupo dentro di lei ringhiò, un suono basso che le vibrava nel petto. Si avvicinò al letto con passi felpati, gli occhi azzurri che viravano pericolosamente verso l’oro. Vedere Mercoledì, la ragazza che non mostrava mai emozioni, ridotta a un cumulo di tremiti e lacrime, le spezzò il cuore e, al contempo, scatenò una sete di sangue che non aveva mai provato prima.
"Ci penso io," disse Enid, la sua voce ora insolitamente ferma. Si sedette accanto a Mercoledì e la prese tra le braccia, ignorando le macchie di sangue che sporcavano il suo maglione rosa. "Ehi, Mercoledì. Guardami. Sono qui. Enid è qui."
Mercoledì cercò il calore di Enid, rifugiandosi nel suo abbraccio come se fosse l’unica cosa che la tenesse legata alla terra. Enid iniziò a baciarle le tempie e le guance, piccoli baci casti e protettivi, mentre le sussurrava parole di conforto in una lingua che sembrava un mix di umano e lupino.
"Ti tengo io, piccoletta. Nessuno ti toccherà più. Giuro sul mio branco che lo troveremo. Lo sbranerò vivo," ringhiò Enid contro i suoi capelli.
Morticia osservò la scena per un istante, sentendo una strana gratitudine per quella ragazza così diversa da loro, ma capace di una lealtà così feroce. Poi, si allontanò verso la finestra, guardando verso l’oscurità del bosco.
"Devo contattare Gomez," disse Morticia, la voce che vibrava di una promessa di morte. "La famiglia deve riunirsi. Questa non è solo un'offesa a mia figlia. È un atto di guerra."
Mentre Enid continuava a cullare Mercoledì, Morticia estrasse un piccolo specchio nero dalla borsa. Con un gesto rapido della mano, invocò l’immagine di suo marito. Il volto di Gomez Addams apparve sulla superficie scura, inizialmente sorridente, pronto a tessere lodi d'amore alla sua cara sposa. Ma non appena vide l’espressione di Morticia, il sorriso svanì, sostituito da una serietà tombale.
"Cara? Cosa succede? La tua bellezza è offuscata da un’ombra che non riconosco," disse Gomez, la voce carica di apprensione.
"Gomez, prepara i cani. E porta Lurch e lo zio Fester," rispose lei, le parole scandite con precisione chirurgica. "Mercoledì è stata violata. Nel bosco di Nevermore."