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Interludio

Summary:

“Sei proprio egoista, Yoongi... Perché non accetti che hai bisogno di me e mi ami senza riserve?”

Chissà se Hoseok sarebbe riuscito a vederlo, che ad amare gli unici a soffrire erano sempre e solo loro due alla fine.

 

(Un paio di notti solitarie dopo Eclissi)

Notes:

non è un sequel vero e proprio, solo una piccola bozza della mia immaginazione ma ci sono un sacco di riferimenti a cose dette in eclissi quindi ecco rende di più e capite più cose se leggete prima quella

Work Text:

 

Marzo è un mese ingannevole.

Metà inverno, metà primavera.

Tra i giorni non c'è alcuna distinzione. Passano incarcerati in un sudicio grigio piombo, lugubre come le fredde celle di una prigione. Giorni uguali e grigi possono trasformare chiunque in un folle, persino l'uomo più sano e virtuoso di mente, e renderlo un criminale imprigionato nello stesso posto, per chissà quanto tempo, che vede le stesse immonde facce.

Il sole non splendeva da settimane, la pioggia batteva incessante sull'asfalto e della primavera non c'era alcuna traccia.

Quando sarebbe ritornato il sole le giornate sarebbero rimaste uguali. Il bel tempo non è tanto diverso dal cattivo tempo: una brutta giornata vale un'altra brutta giornata e ogni giornata di sole sembra qualsiasi altra giornata di sole. L'esistenza era una monotonia straziante. Se solo gli esseri umani non fossero puramente egoisti e ingrati smetterebbero di avere l'impressione di essere intrappolati nelle giornate buie e liberi in quelle calde. È come se volessero affidarsi a qualsiasi cosa gli permetta di stare bene e allora tirano fuori la loro sensibilità solo nei momenti peggiori, perché non ha alcuna utilità pragmatica per il resto. Una demenziale contraddizione: aggrapparsi alla bellezza per mitigare l'orrore. 

L'esatto momento in cui le sue pupille cascarono sul corpo nudo colorato di blu accanto, si domandò istintivamente che tipo di sogni invadevano la testa di Hoseok quando dormiva. Gli scrutò con accortezza il volto. A volte gli prendeva l'irrazionale ansia di assicurarsi che fosse ancora vivo. Il petto si gonfiava, dalle sue labbra fischiava un sottile respiro; dormiva sereno, era fin troppo rumoroso e caldo per essere un cadavere. Chissà cosa vedevano i suoi occhi quando non guardava niente. Vedeva nero o bianco? Ci avrebbe visto i colori se li avesse aperti?

Quando Yoongi chiudeva gli occhi, vedeva proiettato nelle palpebre l'umiliante e misero filmino della sua vita. Conosceva ogni singolo episodio a memoria, li aveva riguardati tutti ad oltranza, e si compiaceva nell'atroce angoscia che provava come a volersi lacerare perché non riusciva a dormire, o a vivere, o a permettersi di amare un uomo.

Il quasi-cadavere prese a muoversi. Scalciando le lenzuola e strofinando il capo sul cuscino al suono di brontolii, Hoseok si svegliò.

"Che ore sono?" domandò, la voce impastata dal sonno.

"Le quattro. Che colori vedi?"

Ancora con gli occhi affaticati, Hoseok corrucciò la fronte. Sbatté le palpebre rivolgendosi al gigolò. "Grigio, blu e nero. C'è freddo."

"Torna a dormire."

"Che ci fai ancora sveglio?"

Yoongi sollevò le spalle, allungando una mano verso quel bel visino disfatto, toccando a malapena le ciocche bionde che gli ricadevano sulle ciglia. La decolorazione gli aveva rovinato i capelli.

"Pensavo."

"Strano."

"Pensavo che non ti conosco affatto."

Il semi-morto aprì un occhio, per richiuderlo subito dopo. Stava assimilando tutte le sue attuali forze per ritornare tra i vivi.

"Tu mi conosci."

"Solo quando scopiamo."

"Non ti ho mai nascosto niente."

Il biondo avvinghiò le braccia attorno al cuscino e ci strofinò sopra la testa, le palpebre chiuse adornare la composizione di lineamenti beati e netti. Oh, Hoseok, chissà se ti saresti mai accorto che a dare del bene l'unico a rimetterci eri sempre e solo tu alla fine.

L'uomo blu si godette la morbidezza e freschezza della federa e nel frattempo bofonchiò lagnoso, "Tra tre ore ho uno shooting".

La visione fece germogliare un tenero sorriso sulla bocca del gigolò. Avvicinò una mano alla sua guancia assopita e la accarezzò con le nocche delle dita. "Non ci andare."

"Non posso rimandare."

"Stai con me, almeno fino all'alba."

Hoseok strizzò gli occhi, storse le labbra in una smorfia e lasciò andare un gemito contrariato. "Non dirmi così, Yoon..." piagnucolò, raggiunse la mano di Yoongi e la avvolse, portandola alle proprie labbra per lasciarci un pigro bacio.

Vivere una situazione del genere terrorizzava Yoongi, a tratti lo asfissiava. Non credeva che una cosa del genere avrebbe mai assunto un buon sapore per lui, non era qualcosa che gli si addiceva, a cui poteva abituarsi. La bellezza, a lui, gli si ritorceva contro. Gli si annodava nei peli delle braccia, indurendosi e congelandosi, finendo per causargli dolore.

Lo vide aprire fiaccamente entrambi gli occhi e, non appena si imbatterono nelle mura circostanti, smarrirsi immediatamente.

"Dopodomani c'è il funerale di mio padre."

La sua mano accarezzava distrattamente il dorso di quella dell'escort. Yoongi non aprì bocca, attese nella calma che Hoseok continuasse, dedicandogli di tanto in tanto qualche sguardo e tutti i suoi pensieri.

"Ho sempre vissuto considerandoli entrambi morti, e adesso uno lo è davvero... Forse è come dici tu, non siamo così importanti in fondo."

"Non è cambiato nulla, vero? Te l'ho detto, siamo solo persone, non valiamo granché..." lei disse sottovoce, impaurita di sorpassare il respiro dell'uomo. "Siamo irrilevanti."

Lui sorrise beffardo, "Potrei fare anche a meno di preoccuparmi così tanto."

Non appena i sensi di Hoseok aderirono finalmente alla realtà, lui incatenò le pupille in quelle del gigolò e rizzò il collo, muovendo leggermente il capo in modo da poterlo osservare meglio. "Sono io che non ti conosco proprio." affermò, e lo colse di sorpresa.

"Mi... spiace?"

"Mhmh." scosse la testa, "A me va bene così. Non voglio conoscerti."

"Come mai?"

"Sarebbe più spaventoso amarti."

I muscoli del gigolò si tesero. Provò a ritirare la mano ma venne ostacolata dalla presa dell'uomo farsi, immediatamente, più salda, come se avesse previsto che sarebbe successo. Lui strizzò gli occhi, una volta riaperti uno sguardo torvo spuntò fuori, un tipo di ostilità che Yoongi non aveva mai notato e che gli rendeva l'espressione spaventosa da decifrare.

"Ancora non mi credi quando dico che ti amo." Gli disse, e Yoongi, accompagnato da uno sbuffo, riuscì a sfuggire dalle sue grinfie. Si voltò dal lato opposto a prendere una Marlboro. Aveva cominciato con le 100's, le Gold non sembravano più bastare.

"Non capisco come puoi farlo."

"Non mi riesci a credere o non mi vuoi credere?"

Il denso buio rendeva la finestra un ottimo specchio, Yoongi poteva vedere chiaramente tutto ciò che lo riguardava riflesso su di essa. La sigaretta spenta, penzolante, flaccida tra le sue labbra screpolate; le braccia senza forze, le ossa sporgenti della sua cinica carne; il freddo seccarsi sulla sua carne e affondare gli artigli nel costato; le gambe inermi di Hoseok sbucare da dietro la sua schiena. E gli balenò in testa se uno come Jung Hoseok potesse avvertire il maltempo che li stava per travolgere.

"Sei proprio egoista, Yoongi..."

Il nome gli era sfuggito dalle labbra con una facilità spietata, senza impegno, come una cosa non importante, mescolato ad un risolino aspirato quasi a prendersi gioco delle sue ferite.

"Ancora mi rifiuti dopo tutto quello che faccio per te..." La voce gli penetrò la pelle. Un solletico e infine uno squarcio alle interiora.

"Tu ami chiunque." ribatté la donna accendendo la sigaretta, "Mi vuoi per non passare la notte da solo."

Hoseok rivolse il torace al soffitto, le sue iridi non vollero abbandonare la schiena di Yoongi, né lui mise resistenza per farlo. Le vertebre sporgevano dalla pallida schiena, il lieve respiro la scuoteva appena, l'ombra della sua silhouette sul muro riprendeva la sua indolente esistenza. Viveva così piano, all'interno di una bolla di oblio, lontano e intaccato dagli estranei. Era elusivo e fittizio, dava l'impressione di essere lui il più prossimo alla morte.

"Ti voglio perché ti amo, non perché non voglio stare da solo." Hoseok spiegò in un sommesso e sussurrato tono, "Anche con te mi sento solo."

"Sei un bastardo." rise amareggiato, impregnando i dintorni di cenere.

"Tutti noi siamo tristi e soli, dobbiamo solo accettarlo. Non me l'hai detto tu?"

"Ti avevo anche detto di tenere a bada il tuo amore, ma tu non mi ascolti mai."

Hoseok chiuse gli occhi. Il triste e rassegnato sorriso poteva udirsi dalla frequenza dei suoi sospiri. Come sarebbe mai riuscito, si biasimava, a fare una cosa del genere tenendo conto di tutto l'amore che conservava in sé? Che non lo aveva mai riservato a nessuno in particolare e, malgrado ciò, era arrivato a sperperarlo per qualcuno che non lo avrebbe mai accolto – e si stupì di quanto la cosa non lo facesse più arrabbiare ma semplicemente lo confortasse, come solo potevano fare tutte le cose datate date per scontate. Portò una mano all'altezza del cuore. Ciascun battito isolato era un duro colpo alla cassa toracica, il loro ritmo stabile e pacato picchiava contro il palmo in cerca di una via d'uscita. Era sicuro che persino Yoongi lo stesse udendo. No, non avrebbe mai potuto trattenere una cosa del genere.

""Persona" è una parola buffa, non trovi?" esordì dal nulla, "È letteralmente "sono per"." scavò le unghie nel petto e chiuse le mani in un pugno, accertandosi di aver graffiato la pelle. Poteva vedere schegge di amore danzare per la stanza. "Siamo destinati a dedicarci agli altri. Non possiamo farci niente se finiamo per legarci, è nella nostra natura."

"Io non sono legato a niente." Yoongi ribatté duro. Lasciò passare qualche secondo e li sfruttò per fare un tiro. "Io tengo solo ad una cosa," si corresse, la voce attutita ma sempre dura, "e non sei tu."

Hoseok sollevò il busto di scatto, un braccio intento a sostenersi mentre l'altro si stese inconsciamente verso la spina sporgente del suo amato. La composizione della sua pelle ricordava la porcellana, la paura di poter ammaccare con un solo tocco quell'armatura esile lo fece diventare restio.

Oscillò gli occhi alla finestra di fronte, incontrò quelli del suo riflesso e in seguito li posò su quello di Yoongi. Batté le palpebre per togliersi la curiosità: niente da fare, poteva ancora vedere la sua figura specchiata sul nero, come le forme nitide di un quadro dalla pittura ancora fresca.

"Allora perché non riesci a lasciarmi andare?"

Il tabacco gli era andato giù storto, gli raschiò le narici e la gola. Lo struscio delle lenzuola segnalò l'avvicinamento di Hoseok, e in un battibaleno si trovò circondato dalle sue braccia. Una scia di brividi percorse la sua spina dorsale una volta che la sua schiena si unì al petto dell'uomo e l'incavo del suo collo venne percosso dalla dolce afa di deboli morsi e velenosi sussurri.

"Perché non accetti che hai bisogno di me e mi ami senza riserve?"

Hoseok era caldo, scottava, uno della sua specie il freddo se lo sognava. Disponeva dei mezzi necessari per mandare in frantumi Yoongi con una semplice carezza.

"Perché devi sempre combattermi e spingermi via..."

Assomigliava meno ad una domanda e più una via di mezzo tra una supplica e un rimprovero. Qualsiasi cosa fosse, unita al solletico, alle labbra e ai baci che lambivano la sua pelle, lo pietrificò, al punto che Hoseok sotto le sue mani non tastava una persona in carne e ossa ma una statua vera e propria. Appoggiò il mento sopra la sua spalla. Le ciocche gli caddero di lato, gli stuzzicavano le ciglia. Strinse l'abbraccio, grattando leggermente la sua pancia, strofinando i polpastrelli verso l'alto e verso il basso. Sfruttò quella vicinanza per confidargli tutti i suoi respiri, preoccupandosi di preservarlo e al tempo stesso impedendogli di scappare.

Eccolo il conforto sgorgare dalle sue braccia. Eccola l'ansia che non smetteva di inseguirla. Non era capace di provare niente senza convivere con il suo opposto. Ebbe la sensazione di dover piangere, pertanto combatté la paralisi e la sconfisse, finendo con il filtro in bocca.

"Hey, Yoongi." Fu un bisbiglio roco, rassicurante, che affondava le zanne in un taglio infetto. "Guardami." lo afferrò per il mento e gli voltò la faccia, si venne a scontrare con una nube di fumo che offuscò la visuale a entrambi. Scosse la testa con le labbra serrate in una smorfia, gli occhi si ostinavano a guardare altrove.

Era bizzarro, che gli stava addosso con le mani tra i capelli e le dita annodate in una ragnatela e al contempo era come se non lo stesse toccando affatto.

"Perché non ti voglio, Hoseok. Non voglio starci con le persone."

"Con me ci stai." e le sorrise. Quel tipo di sorriso innocuo, inaspettato tanto quanto triste, di un uomo dal volto luminoso, sfiorito per l'usura e sciupato per tutto l'amore prosciugato. Un sorriso che suonava una fievole nota di consolazione e l'espressione di uno che aveva preso atto di ogni cosa e le aveva rese parte di sé, trattandola con la più adeguata nostalgia. E lui moriva dalla voglia di rispondergli "Finché non mi deluderai. Finché non sarai tu a non volermi più, ed io non potrò che essere rifiutato prima di poterti abbandonare io", e per l'angustia gli si corrugò la fronte. Un'intera vita a cercare l'equilibrio per averlo smantellato così. Le venne voglia di piangere.

"Che cosa ti aspetti da me, Hoseok? Cos'è quello che vuoi esattamente? Io non posso darti quello che cerchi." E dal suo tono straziato si poteva dedurre che stava ferendo pure lui.

"Mmh..." Hoseok stirò le labbra in un sorriso, le piccole fossette fecero la loro comparsa, "Se dovessi pensare al mio futuro ideale, sarebbe simile a te. Credo che con te imparerei come far funzionare la mia vita."

Con questo, Yoongi aveva spostato gli occhi all'istante. Incredulo e deluso al tempo stesso. "S-simile a me?"

Un mormorio di assenso. "Potresti insegnarmi come vivere senza farmi male. Senza esagerare, senza superare i miei limiti, senza perdere me stesso..." disse sottovoce, solleticando il braccio di Yoongi e posando dei baci lungo la sua spalla.

Yoongi allungò una mano al volto dell'uomo, levandogli qualche filo di capelli da sopra le ciglia e ottenendo una visuale pulita dei suoi occhi gonfi. Gli faceva sempre un certo effetto guardarlo nonostante tutto quel tempo ed era quasi certo che avrebbe continuato a farlo per il restante avvenire. Ad ogni battito il cuore gli si appesantiva, sporgendo sempre più verso il basso e logorando i vasi sanguigni che lo sostenevano.

"Voglio che la mia vita sia come te."

Le belle parole svolazzavano intorno ai loro corpi come moscerini, i loro ronzii erano musica. Hoseok sollevò il capo autorizzandola a guardarlo finalmente in faccia. La determinazione che ci riscontrò la fece restare di sasso e rilevare lo schizzo di amore che aveva da sempre sporcato la sua carne, riconoscerlo, indusse il suo cuore a tremare della stessa frequenza delle illusioni.

"Cosa?" aggrottò la fronte, "Adesso mi credi che ti amo?"

Yoongi deglutì a fatica, "Sì, un po'. Lo vedo."

Alla richiesta di baciarlo, accompagnata da un adorabile broncio e il labbro inferiore sporto all'infuori, Yoongi si ritrovò impotente, troppo sensibile, per dirgli di no. Gli baciò a stampo le labbra screpolate più e più volte.

"Com'è che mi avevi chiamato l'altra volta?" Hoseok si interruppe per arricciare la faccia in un broncio interrogativo, "Ho-"

"Hoba?" Yoongi lo precedette. Le gote non persero tempo a colorarsi e spostò lo sguardo imbarazzato.

"Sì! È carino", rise sonoramente, "Mi piace come lo dici. Hoba? "

Ogni bacio aveva il rumore di un timbro. Cominciò a baciargli le guance, la fronte, il naso, ovunque trovasse libero, e lui metteva forza nell'allontanarlo, ogni spinta lo invogliava ad avvicinarsi sempre di più.

"Ho- Basta! Sei fastidioso!"

Basta!" lo prese in giro, ridendo più forte, e lui arrossì dalla stizza.

Nelle risate Hoseok ci accantonava tutta la parte più estiva e infantile del suo animo. Vibravano ad una frequenza talmente fresca e naturale che non poteva che essere impeccabile da abbinarsi con la sua spinta innata verso lo splendore. Le risate si alternavano ad i baci, ed era un po' complicato sottrarsi ad entrambi quando davanti gli si presentava tutto ciò che più c'era di genuino e brillante della vita.

La sigaretta scivolò dalle mani di Yoongi senza che lui se ne accorgesse, si spinse in avanti, attirando la testa di Hoseok a sé e insistendo affamato, come se non fosse mai abbastanza, ottenendo zero opposizioni da parte di un uomo arrendevole già di suo. Poteva assaporare il gelo, il blu, l'umido odore dell'acquazzone stagnati sulla lingua; le infinite giornate senza sole, tutta la gloriosa tristezza nel sacrificare parti di sé senza ricevere nulla in cambio e l'ostinazione di una persona tenuta in piedi unicamente da sporchi inganni e speranze marcite.

Non era cambiato niente con Hoseok: lui non era nient'altro che l'ennesima cosa che lo feriva. Ne ebbe la conferma ancora, ancora e ancora. Aveva troncato il corso della sua vecchia vita solamente per avere modo di ricominciare daccapo. Ah, com'era divertente! Persistere ad autolesionarsi per giungere ogni volta alla stessa dannata conclusione.

La bollente carezza sulla guancia gli fece accapponare la pelle. L'ustione che si sarebbe materializzata sarebbe rimasta lì, un altro souvenir per ricompensare i momenti in cui non stavano insieme, per tenerlo sempre con sé, e lui dall'indomani non avrebbe più avuto il coraggio di guardarsi in faccia. Avrebbe avuto per sempre tatuata sulla pelle quell'empatia. La macchia di una carezza deleteria.

Hoseok gli stava donando tutto quello che era destinato alle persone normali e lui non faceva altro che rigettarlo.

Si sottrasse di colpo dall'abbraccio, ricevendo in risposta uno sguardo allarmato. "Noi due non siamo fatti per stare insieme." Affermò, e constatato ciò si alzò dal letto e andò a recuperare i suoi vestiti.

"Ma che cazzo-" lui gli corse dietro, "Perché cazzo te ne sei uscita così all'improvviso?"

"Tu non te ne rendi proprio conto," un grugnito rancoroso seguiva i movimenti bruschi mentre si infilava il vestito, "Facendo così l'unico che fai soffrire è te stesso."

"A fare che?" Stese un braccio. Yoongi gli sfuggì ad un passo dalle dita. "Yoongi."

"A voler amare. Sei davvero così cieco, Hoseok? Non lo vedi che ti fai del male da solo?" si era fermato di fronte a lui con un'espressione che implorava pietà, disperatamente sull'orlo delle lacrime. "Non solo a me...", aggiunse infine con un filo di voce.

Le gambe di Hoseok non si muovevano. La testa lo sollecitava, vai, avanti, avanti, le gambe, al contrario, restavano pietrificate. Gli stava facendo un male atroce non poter controllare il proprio corpo. L'intorpidimento stava prendendo il sopravvento dei suoi sensi, non percepiva altro che il formicolio delle sue ossa fossilizzarsi e procedere man mano verso l'alto, fino a contaminare ogni membro del suo corpo. Il dolore si mescolò alla realizzazione che la sua ambizione non avrebbe mai sovrastato la necessità di Yoongi a evadere né sconfitto la predilezione umana alla solitudine, e in men che non si dica non sentì più nulla sotto le suole delle scarpe.

"Tu-" la voce del gigolò iniziò a tremare, nei suoi occhi era palese il tormento, "Sei troppe cose del mio passato. Sei tutte le cose e le persone che ho abbandonato- ed io- Io non posso permettertelo, non voglio averci più niente a che fare con quelle cose." L'agitazione tagliava a metà le frasi, non riusciva ad alzare la cerniera dei suoi jeans. I respiri si erano fatti via via più brevi, davano l'idea che stesse soffocando.

"Permettermi cosa?!" Lui alzò il tono, era ad un passo dal perdere le staffe. "Che cosa, Gloss? Di amarti?" Nessuna risposta. "Perché per te è così difficile dire la verità? Porca puttana- Perché non puoi essere chiaro con me? Perché?!" gli occhi gli uscirono fuori dalle orbite, lo stomaco si era ritorto in dentro, "Lo sai che non smetterò. Arriverà a prosciugarmi, ma col cazzo che smetterò! E tu lo sai bene."

Hoseok usufruì dell'ultimo briciolo di rabbia per buttare fuori un pesante respiro. L'amore lo aveva gettato in un abisso di sgomento. Agitava le braccia in aria in cerca di un appiglio, le parole che si sforzava di comunicare gli avevano lacerato le pareti della gola, ogni suono si dissipava nell'immensità, ogni richiesta di aiuto si ammutoliva.

"Sono stanco, Yoongi."

Yoongi sospirò affranto, stringendo lo schienale della sedia fino a sbiancare le nocche delle sue mani.

Ogni scintilla si eclissava.

"Lasciami perdere."

Un uomo che apparteneva agli altri e un uomo che non apparteneva a nessuno.

"Io non posso stare con te." Ribadì.

"Tu non puoi amarmi. È la fine." Ancora.

"Io non posso essere tuo." Di nuovo.

"Io non ho bisogno di nessuno." Un mantra.

A poco a poco, tutte le sue bruciature ripresero a pulsare. Per tutta la superficie delle braccia ribolliva il rigurgito dei baci e delle carezze di tutte le persone che l'avevano lasciata andare e di tutti gli uomini che l'avevano usato per dare sfogo al proprio ego – e così il cuore gli si congelò. Rimpianse quando lo dava per scontato e non lo sentiva battere, avesse saputo prima cosa si prova quando quell'aggeggio fa il suo tempo e smette di funzionare non lo avrebbe disprezzato così tanto.

Passarono dei minuti in silenzio, riempiti solamente dal rumore di vestiti pestati e ansimi affaticati.

"Dovevi pensarci prima di fare la puttana e condannare la tua vita a soddisfare il piacere degli altri." Lui, Hoseok, rispose, quasi come un commento nonchalant.

Yoongi sbuffò indossando la nera camicia trasparente, "Perché finiamo sempre a parlare di questo dopo aver fatto sesso."

"Perché ti ostini a non accettare la realtà e sei ridicolo." Aveva un odio incosciente e un amore brutale. "Pensi che un buco del culo consumato ti permetta di avere l'esclusiva per restare solo? Hoseok fece un passo in avanti, "Guardami, Yoongi." ordinò, dalla tonalità della voce si capiva che non era in vena di indugi, "Non sei capace di essere sincero ma almeno guardami in faccia, cazzo!"

Gli aveva afferrato il polso all'improvviso, la grinza tanto violenta che l'aveva letteralmente strattonato a voltarsi verso di lui. Credeva di essere già a conoscenza di tutto quello che gli occhi di Yoongi avevano assorbito e di essere preparato per quando li avrebbe catturati, e invece per lui c'erano in serbo altre pene sconosciute da sperimentare, perché le sue ossidiane erano fitte quanto un buco nero e non c'era alcuna traccia di quel luccichio tipico delle pietre preziose. La chioma arruffata, il mascara sbavato sotto gli occhi, le ossa sottili di un'esistenza indebolita; le sue palpebre a malapena ce la facevano a sostenere il peso di quell'oscurità.

Lo comprese soltanto in balia di un tuono: finora era stato così concentrato dal non tramontare egli stesso che non si era mai reso conto che l’uomo che amava era già tramontato da un bel pezzo.

"Ho ripreso a suonare."

La confessione gli fece sgranare gli occhi, fu una reazione della stessa gravità di uno schiaffo in pieno viso. Un battito di ciglia gli aguzzò la vista e il suolo ritornò sotto ai suoi piedi. Il gigolò, dal canto suo, era riuscito a sbarazzarsi della presa e aveva in fretta preso le distanze. Gloss perlustrava la stanza irrequieto, spostando lo sguardo da una parte a quella opposta senza prestare l'adeguata attenzione. Scorse quello che aveva intravisto la sera passata e che aveva tenuto sott'occhio per il resto della serata, ci si recò incontro.

"Non sapevo più a cosa aggrapparmi." mormorò, esitante all'inizio di sfiorare i tasti del pianoforte. Le pupille dell'uomo erano ingenti, gli bruciavano le vesti. Sorrise indifeso, quasi fosse giocare con l'ironia delle sue parole la causa del suo sorriso. "Però mi fa male, come stare con te. Ogni cosa che mi fa stare bene finisce per farmi soffrire. Mi sa che non fa per me."

"In questo modo riuscirò finalmente a sapere quello che provi?" la schernì indirizzando lo sguardo ai margini del suo maglione, infilati egregiamente dentro la vita del jeans, volendo marcare quanto più potesse l'acidità del risentimento e semmai (magari) anche graffiarlo.

Yoongi mise pressione alle sue dita e, venendo il ricordo farsi più inconfutabile e presente, si liberò di un ingombrante respiro. Aveva provato per così tanto tempo la sua assenza che trovava difficile mandare via la paura che le scaturiva l'incertezza. Usufruì del privilegio della mancanza e si concesse, attraverso il tatto delicato dei suoi polpastrelli, di apprezzare la superficie levigata e fredda dei tasti. Improvvisò una melodia, concedendosi anche di smarrirsi un po', senza tenere conto del grigio e del meteo invernale, senza alcuna burrasca e alcun Hoseok.

"Che senso ha dirmi che ti manco se da sobri non mi parli neanche per sbaglio?"

La tranquilla, pigra melodia proseguiva. Per la stanza riecheggiava un accompagnamento lieve di noti semplici e appuntite, triste e distaccato come le notti di marzo e che non era altro se non l'esposizione cristallina della sua anima.

Hoseok ascoltava senza spiccicare parola. Captava e assimilava tutto quello che gli stava offrendo con la sua tipica premura, assicurandosi di non lasciare nulla sbandierato al vento e prendersi tutto, tutto. Non doveva dimenticare neppure una briciola. Doveva custodire tutto. Doveva prendersi cura di tutto.

"Sei tu. Finisci sempre con l'allontanarmi dopo che mi permetti di amarti." Hoseok seguì il ritmo, in tempo per sentire la risata amara di Yoongi.

"È l'estasi dei tuoi gesti..." questo continuò a intonare, "A me l'alcol fa l'effetto opposto. Vorrei farlo, ma non piango neanche se mi sforzo."

Le note si erano fatte più distanti tra loro, i suoni più penetranti e incisivi. Richiamava un po' di quel muto blu... Nacque in lui un sottile sorriso al pensiero che si abbinava bene alla stanza, a Hoseok.

"Cosa fanno le persone normali in casi come questi?"

L'inverno aveva perforato le pareti della stanza ed era sopraggiunto fino a loro. Hoseok poteva vederlo nella teca di vetro in cui Yoongi era rinchiuso, nei loro affilati respiri, nei discorsi sprecati, nelle menzogne e nelle verità incomprensibili che si svelavano a vicenda. Lo vedeva come se avesse per la prima volta aperto gli occhi in quell'istante e i primi colori che i suoi narcolettici occhi avevano identificato fossero stati il grigio e il blu.

La luce sarebbe arrivata a breve, non c'era più spazio per Hoseok in quella camera.

Aveva indossato la giacca, preso le sue robe e posato una mazzetta sopra il mobile all'entrata.

"Hoseok-"

Lui udì con suo stupore. Con la mano sulla maniglia frenò i passi, girò a stento la testa.

Dei suoni mozzati. "Ti-" Yoongi si soffocò, spezzò respiri affranti di frasi strazianti. Inspirò ritentando, "Hoseok, ti a-" e si strozzò di nuovo, avvertendo gli occhi riempirsi di lacrime e il petto stringersi per la frustrazione.

Lui chiuse gli occhi in risposta, consolandosi nella crudele accettazione che non lo avrebbe mai raggiunto. Yoongi non gli avrebbe mai permesso di essere suo né tantomeno lui avrebbe mai avuto Yoongi.

"Se lo dici non ti cercherò più."

Le parole avvelenate si fecero largo per la stanza. Il veleno era più nocivo della nicotina, si mescolò al tabacco e gli si aggrovigliò in gola.

"È meglio se te ne vai, Hoseok."

Il sole prima o poi sarebbe sempre ritornato, a Yoongi sarebbe bastato tramontare una singola volta per non risorgere mai più. Sapeva che prima o poi pure il cielo l'avrebbe odiato, era solo questione di tempo. Perciò avrebbe trascorso i suoi ultimi istanti accarezzando i tasti di un pianoforte, cullato dalle note del suo cinismo e flagellato dalla spietatezza di un sole menefreghista. Non gli bastò che sorridere: sarebbe stata una dolce fine.

"Buon compleanno, Yoongi."

Hoseok chiuse la porta alle sue spalle.

La realtà è distorta.

Marzo è un mese ingannevole.

Nove marzo è un giorno come tutti gli altri.

Non avrebbe fatto alcuna differenza se Yoongi fosse morto nell'ennesima giornata senza sole.

 

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