Chapter Text
Fushiguro Megumi non odiava il suo lavoro.
Lavorare come inviato per il giornale della città non era qualcosa che aveva pianificato, ma era un lavoro con il quale riusciva a pagare le spese e che era facile da ottenere.
Certo, non è mica che il giornalismo fosse stata una sua idea iniziale mentre studiava per ottenere una laurea in Letteratura giapponese e Linguistica, ma quando il suo consulente nonché mentore lo fece entrare in contatto con un qualcuno a capo di un quotidiano di uno dei principali quartieri di Tokyo, cosa avrebbe dovuto fare Megumi? Dire no grazie, preferirei rimanere disoccupato dovendo pagare la retta per un percorso di studi dalla durata di otto anni?
Non era un cretino; lo sapeva che doveva fare qualcosa.
Almeno attraverso il giornalismo, Megumi era ancora in grado di usare le sue doti in quanto a scrittura e narrativa, mentre pianificava la prossima fase della sua vita.
L'obiettivo finale sarebbe fare il professore, ma si sarebbe accontentato di fare l'inviato per il momento.
E poi il suo capo redattore era un tipo eccentrico. Era più vecchio di lui, essendo stato amico e compagno del suo consulente, Kento Nanami.
Beh, oddio, forse 'amico' non proprio.
"È un cretino, ma non un incompetente" gli disse Nanami, osservando Megumi dai suoi occhiali rotondi. I suoi capelli biondi erano ordinatamente tirati all'indietro, ma una singola ciocca giaceva sul suo viso, ed era intento a guardare Megumi dritto negli occhi. "È a capo di un quotidiano di Toshima, Toshima Shimbun Unlimited. Non davvero originale, ma abbastanza di successo. Non hai detto che volevi fare qualcosa con la tua laurea? Beh, forse non è esattamente quello che speravi, ma so che Gojo vuole reclutare un nuovo giornalista, e i suoi orari sono flessibili. Che ne dici?"
Gojo Satoru era il direttori di TSU, e anche un personaggio. Come se i capelli bianchi sparati in aria non fossero abbastanza appariscenti, aveva anche degli occhi azzurri di ghiaccio. Era anche uno scrittore e un giornalista impressionante. Era come se avesse un talento naturale per il giornalismo e la ricerca costante di notizie; diceva sempre che era per via dei suoi occhi, o qualcosa del genere.
Nonostante fosse qualcuno a cui Megumi aveva imparato ad abituarsi, come un cibo inizialmente sgradevole, Gojo aveva una personalità che Megumi poteva solo che ammirare.
Lavorare per un capo talmente impulsivo, entusiasta e disorganizzato, in minima parte era quello che rendeva piacevole il suo lavoro. Tuttavia, non lo ammetterebbe mai.
Megumi aveva lavorato al giornale per tutto il suo percorso universitario. Prendendosi anche un anno sabbatico per rendere il lavoro la sua priorità, prima di iniziare la Magistrale. Era solo primavera, ma già sapeva che avrebbe dovuto iniziare a diminuire le sue ore in vista dell'autunno
Scrivere per quel giornale era qualcosa che lo aveva preso sin da subito. Era facile e gli piaceva. Le sue ricerche erano principalmente notizie locali, ogni tanto ricercava anche qualche notizia assurda, ma i suoi cavalli di battaglia erano il crimine e la politica. Non che gli cambiasse molto scrivere notizie da niente, un eroe locale di qua, poi l'apertura di un nuovo negozio, ma si interessava principalmente alle notizie forti, che lasciavano qualcosa.
Crimine e politica.
Era qualcosa di diretto, con fatti certi che seguivano la normale struttura di un testo. Raccogli i dati sul chi, sul cosa, sul quando, sul dove, sul perché, sul come e poi ritagli via tutte le informazioni irrilevanti. Era una piramide inversa: le cose importanti si trovavano in cima, e tutto il resto sul fondo.
A Megumi piaceva la semplicità, alla quale si aggiungeva l'aver familiarizzato già con l'Unlimited.
Forse era anche il registro stilistico più semplice, rispetto a ciò che gli veniva spesso richiesto a scuola, a fare la differenza; forse era il fatto che il quotidiano si metteva a sua disposizione, mettendo al primo posto l'istruzione e una buona rete di supporto, motivo per il quale i suoi orari lavorativi non erano mai giudicati o messi in dubbio; o forse era Gojo, che spesso entrava nell'ufficio e portava il pranzo a tutti, solo perché aveva voglia, perché era un bravo ragazzo dal profondo del cuore.
Quindi sì, Megumi non odiava il suo lavoro.
Ma in quel momento...
"La testata sportiva?" chiese Megumi incredulo.
Gojo sedeva davanti a lui, e si dondolava continuamente nella sua sedia d'ufficio. C'era un ghigno divertito sulle sue labbra, uno di quelli che diceva che sarebbe stato divertente, per lui; e arrivava in coppia con uno sguardo malizioso. Megumi era stato chiamato nell'ufficio di Gojo appena aveva messo piede nell'edificio. Già si sentiva nervoso quella mattina, ed essere richiamato nell'ufficio del capo appena arrivato al lavoro lo avrebbe fatto morire di crepacuore. Rimase in piedi davanti alla scrivania di Gojo, avendo precendentemente rifiutato di sedersi, aspettandosi una conversazione veloce.
E come si sbagliava.
"Esatto, Megumi!" annuì allegramente Gojo, interrompendo il suo dondolio per guardarlo in faccia. "Normalmente ci penserebbe Maki, ma lei e la sua ragazza sono partite per una piccola vacanza di due mesi e-"
"Mesi?!" questa volta Megumi stava praticamente urlando.
Maki, che per strane coincidenze era una lontana parente di Megumi, lavorava anche lei per l'Unlimited. Lei e la sua fidanzata, Kugisaki, si occupavano dello sport e dello spettacolo.
Gojo si limitò ad allargare il proprio sorriso. "Ci credi se ti dico quante ferie hanno dovuto accumulare per partire? Che poi, neanche io avrei potuto, ma chi sono io per negare a questa bella coppietta una fantastica avventura?"
"Si può sapere dove cazzo vanno Maki e Kugisaki per due mesi interi?" chiese Megumi arricciando il naso.
"Una crociera! Interamente già pagata e prenotata, sicuramente anche romanticissima!" Gojo fece incontrare le sue mani con un rumore secco, alzandosi in piedi per incontrare lo sguardo di Megumi. Con la sua altezza, Gojo aveva comunque bisogno di piegarsi qualche centimetro per guardarlo direttamente negli occhi. "Yuuta ha preso la testata dello spettacolo, quindi quella sportiva è tutta tua!"
"Sport" ripetette Megumi, nonostante fosse più un mezzo sospiro, una constatazione scioccante. Le sue braccia cadettero ai lati del suo corpo, e guardò Gojo dritto negli occhi. "E c'è qualcosa in particolare di cui mi devo occupare?"
Ti prego niente calcio, ti prego niente calcio, ti prego niente calc-
"Sì a dire il vero, c'era questa notizia importante che Maki voleva scrivere" disse Gojo. Si raddrizzò velocemente, prima di ricadere, sprofondando, sulla sedia e il dondolio ricominciò.
Una notizia importante. Bene.
"Ma, purtroppo, la possibilità di mandare un inviato si è sbloccata recentemente. Proprio quando aveva prenotato la crociera" continuò. Sì, che tristezza. "Ha detto che l'avrebbe scritta una volta tornata, ma ho pensato, 'hey, questa è una bella storia da raccontare' e ho deciso di affidartela. Quindi, no, non sei incaricato di tutto l'ambito sportivo come Maki—di quello si occupa Yuuta e Toge anche ci aiuterà temporaneamente—questo sarà un lungo ritratto giornalistico su questo pugile che lavora in una palestra in zona. Parla con lui, impara la sua storia, poi ci saranno anche dei fotografi e infine scrivi. Semplice, no?"
"Ma se non mi prendo io cura dell'intera testata sportiva, perché mi incarichi?" chiese Megumi
"Perché pensavo fosse divertente" alzò le spalle Gojo, "E poi, saresti tu incaricato della testata, ma tutti gli articolo sono già stati affidati ad altre persone! Non essere sorpreso se ti dovesse arrivare qualche storiella su qualche disperso, ma per ora concentrati su 'sto pugile"
Megumi sospirò, "e chi copre le mie storie?"
"Tranquillo, se ne occuperà qualcuno di più grande" rispose Gojo, "non preoccuparti per i tuoi articoli"
"E quindi, perché devo occuparmi io del ritratto giornalistico del pugile e non tu?" fu la seguente domanda di Megumi.
Gojo schioccò la lingua, con quella faccia da sbruffone che faceva innervosire Megumi, specialmente quando si trovava in un simile stato di paranoia. Ma cosa ha in mente questo? "Penso ti potrebbe piacere per davvero questa storia, Megumi! Molto toccante. È una cosa tipo dalle stelle alle stalle, era un ragazzo normale e poi diventa un pugile di successo! Chi non ama sentire queste storie di riscatto?"
"Fantastico" lo prese in giro Megumi, le sue parole intrise di sarcasmo. "Poi tu sai quanto amo quelle storie strappalacrime su quelli famosi che partono da zero"
"Okay" disse Gojo, incrociando le braccia imbronciato, "Cos'è che sta infastidendo il mio giornalista di cronaca preferito? Dimmi i tuoi guai"
Megumi lo guardò confuso, "I miei gu- cosa? Mica sono triste" solo nervoso.
"Lo sei eccome"
"Non lo sono!"
"Riesco a capirlo, Megumi!"
"No, non puoi!"
Megumi sbuffò appena, convinto che Gojo lo stesso facendo solo per dargli fastidio. Era quello che lo intratteneva, sin dai tempi del liceo.
"No, ma seriamente, cos'è che ti preoccupa?" gli chiese con le sopracciglia alzate e un leggero sorriso sulle labbra.
"Niente mi preoccupa, Gojo. È solo che ho avuto una mattinata particolare" rispose Megumi. Sospirò, arrendendosi, prima di sedersi su una di quelle sedie incredibilmente costose. Erano comode, come sempre, ma Megumi non ci teneva a restarci seduto per molto tempo.
"Ti va di raccontarmi cos'è successo? Mi piace sentire i tuoi racconti" Gojo si sporse in avanti con i gomiti ben piantati sulla scrivania, il mento poggiato su i suoi palmi, entrambe le mani sulle sue guance. Sembrava un ragazzino, o magari una liceale, dato il sorriso che mostrava a Megumi. "Siamo amici, no?"
"Sei il mio capo" lo corresse Megumi.
Gojo fece un cenno disinvolto con la mano, prima di riappoggiarla sulla sua guancia.
Megumi iniziava a pensare fosse meglio prenderlo a pugni.
"Stessa cosa" rispose Gojo, "Raccontami una storia, giornalista"
"Non è-" Megumi chiuse gli occhi e sospirò, iniziando, per un momento, a domandarsi perché effettivamente avesse deciso di accettare questo lavoro tanti anni fa, "Non è una storia in realtà, stamattina ho incontrato qualcuno che mi ha fatto rimanere spiazzato"
Le sopracciglia di Gojo si alzarono talmente tanto che avrebbero potuto toccare il soffitto, "Oh? Il mio piccolo inviato ha incontrato il suo complice?"
Rise da solo, mentre Megumi si limitò ad alzare un sopracciglio, chiedendosi come fosse possibile che una persona così immatura e imbarazzante potesse essere a capo di un giornale così di qualità.
"Capita?" continuò, sì, Megumi l'aveva capita. "Perché tu hai la testata di cronaca nera"
"Ce l'avevo" lo corresse nuovamente Megumi, "Ce l'avevo la testata di cronaca nera. Prima che un deficiente decidesse di togliermela e affidarmi un articolo che non ho mai scritto prima"
"Forse quel deficiente pensa che potresti iniziare a sperimentare e magari fare esercizio su quella scrittura creativa che ti facevano fare all'università" espresse la realtà dei fatti Gojo, con un sorrisetto divertito.
E okay, effettivamente aveva ragione.
Cazzo, Megumi odiava quando aveva ragione.
"Comunque, continua con la storia" Gojo disse, tornando ad osservarlo con quello sguardo innocente, come un bambimo che aspettava la sua favole della buonanotte. "Tu non incontri mai nessuno"
Megumi sospirò e disse "Non è stato nulla di speciale. Ci siamo solamente incrociati al Caf, tipo scontrati. Ma dico letteralmente scontrati."
Il Caf era un bar a due isolati dalla sede del giornale. Megumi di solito preferiva farsi il caffè a casa prima di andare a lavoro, ma era conveniente quando era particolarmente pigro o mostruosamente in ritardo.
"Un incontro romantico al bar?" Gojo sobbalzò in modo drammatico, come se fosse la storia più assurda di sempre.
Megumi arrossì e alzò le spalle, quell'uomo era veramente un cretino. "Gesù, Gojo, puoi fare la persona normale? No, non era per niente un 'incontro romantico'. Stavo andando a prendere il mio caffè e ho provato a chiedere permesso, ma non penso mi abbia sentito perché si è girato e si è scontrato con me. Si è rovesciato tutto il caffè addosso, è stato imbarazzante"
"Oh, sì dai, hai proprio ragione" disse Gojo sorridendo, "sei talmente imbarazzato solo a pensarci che sei tutto rosso"
Dal tono di voce di Gojo si capiva che la storia sull'imbarazzo non se l'era bevuta neanche per un secondo, ma per nessun motivo al mondo Megumi avrebbe detto suo capo che lo sconosciuto incontrato poco prima lo aveva lasciato completamente di stucco. Era alto, e da quel poco che si poteva capire con jeans e maglietta larghi, era in forma—ma tipo parecchio in forma. Quando si erano scontrati, era convinto di aver sbattuto ad un muro di mattoni, e quando poi lo sconosciuto aveva poggiato una mano sul suo braccio per assicurarsi stesse bene, aveva potuto sentire come fosse rovinata e ruvida, ma anche come fosse un tocco delicato rispetto alla sua apparenza.
Megumi pensava di essersi scontrato con una statua greca, scolpita alla perfezione con una forma solida e compatta. Il suo tocco sembrava dolce, ma nient'altro di lui sembrava 'dolce e buono', eppure c'era questa sensazione di bontà e gentilezza che gli aleggiava attorno. Lo sconosciuto sembrava qualcuno che aveva fatto a botte e che faceva a botte, con cicatrici in faccia e un livido sbiadito sullo zigomo sinistro, e sembrava il tipo di persona che avrebbe urlato a Megumi o di ripagargli il caffè o di incontrarlo fuori per regolare i conti. Ma non aveva provato a fare nessuna delle due cose. Lo aveva solamente guardato preoccupato, prendendogli il braccio e guardandolo negli occhi mentre gli chiedeva se fosse tutto apposto.
E poi incrociare il suo sguardo, Dio.
E se Megumi non era già rimasto a bocca aperta dalla forma fisica perfetta e dal tocco leggero sul suo braccio, i suoi occhi erano abbastanza da togliere via quella piccolissima porzione di razionalità che gli era rimasta nel cervello. Un marroncino chiaro, leggero, caldo. La tonalità di marrone portata dallo zucchero sciolto, dal miele in estate. Quella tonalità che ricordava a Megumi dell'autunno, delle casette e dei bellissimi tramonti. Il tipo di marrone assocciato alla foresta, alla serenità di essere circondato dall'odore della natura, l'imponenza degli alberi che ti avvolgeva, il rumore delle foglie secche.
Gli occhi dello sconosciuto brillavano di luce propria, come la felicità e la luce. La vera gentilezza l'aveva sentita quando gli aveva chiesto se stesse bene, e tutto ciò che Megumi riuscì a dire fu uh huh.
Come un vero ragazzo incantevole.
Quindi, aveva deciso in quel momento che non sarebbe stato in grado di guardare lo sconosciuto negli occhi. Non c'era modo di poter affrontare una conversazione seria con lui guardandolo negli occhi, per questo, spostò il suo sguardo verso l'alto, concentrandosi sulle ciocche rosa pallide che gli ricadevano sul viso. A Megumi non era mai importato del rosa come colore, ma lo sconosciuto gli fece dubitare anche della sua opinione in merito ai colori. Nonostante non si vedesse molto per via del cappello, Megumi poteva immaginare i suoi capelli fossero arruffati e morbidi. Spuntavano da sotto il capello e non avevano intenzione di rimanere piatti, andando in tutte le direzioni, e il rosa faceva un bel contrasto col marrone della sua sfumatura, pensò Megumi.
Marrone.
Ed ecco che si era di nuovo incantato a pensare a quegli occhi marroni.
"E poi, non lo so, gli hai ricomprato il caffè?" chiese Gojo, interrompendo il ridicolo sogno ad occhi aperti di Megumi sul suo sconosciuto misterioso.
Ma era davvero un sogno ad occhi aperti se era effettivamente successo?
Okay, diciamo che Gojo aveva interrotto la sua riflessione.
"No, non gli ho ricomprato il caffè" Megumi rispose. "Mi sono offerto di prendergliene un altro, per scusarmi, ma ha scosso la testa e ha detto di non preoccuparmi."
"Almeno sei riuscito a scoprire il suo nome?"
Megumi sospirò, ripensando a quella che era stata probabilmente la cosa più stupida che avesse mai fatto. "No, niente di niente. Mi sono solo scusato e me ne sono andato."
Gojo ridacchiò, nascondendo la sua risata con le mani, come se le sue spalle che andavano su e giù non fossero abbastanza per far capire a Megumi cosa Gojo pensava della situazione. Megumi doveva trattenersi dallo sprofondare in quella sedia ridicolosamente comoda e morire oppure avrebbe dovuto tirare un pugno in faccia al suo capo. Aveva comunque realizzato che non sarebbe stato licenziato, visto che era normale lì.
"Megumi, è veramente triste da sentire, lo sai?" gli chiese Gojo, alzando la testa leggermente per guardarlo negli occhi.
Megumi schioccò la lingua, guardando alla sua destra. I riconoscimenti di Gojo erano appesi al muro— diplomi, premi, concorsi vinti. Megumi aggrottò la fronte osservando il Pulitzer. La medaglia, una moneta d'oro discretamente grande e da 24 carati, era incorniciata. Accanto c'era una foto di Gojo, nei suoi anni universitari all'estero, e un paragrafo di testo che spiegava cosa aveva fatto per vincere e la serie di articoli che aveva scritto.
Era una riflessione socio-politica nata dai suoi anni in America dopo l'università. Una serie di reportage in cui venivano messe in evidenza le difficoltà dell'ultima generazione, concentrandosi su come il lavoro stava chiedendo a bambini e giovani adulti cose ben oltre le loro capacità. Causò molti guai all'inizio e aprì molti dibattiti evitabili. Un paio d'anni dopo quel premio, Gojo era ritornato a Toshima per creare l'Unlimited.
"Ti piace la mia medaglia?" gli chiese Gojo con un tono fiero. Poteva anche sentire l'aria di superiorità che si dava.
"Inizio a pensare che dovrei tirartela in testa" disse Megumi, poi aggiunse. "E poi è di argento, non d'oro" la medaglia del Pulitzer era fatta di argento.
Gojo alzò le spalle e distolse lo sguardo, "Il fuori è fatto d'oro"
Megumi si girò per guardare il suo capo, che, invece, gli rivolse un sorriso da ebete, e si alzò in piedi. "Io vado a lavorare. È già stata una mattinata abbastanza stressante."
"Aspetta, Megumi, dimmi di più di questo sconosciuto del bar! Era carino? Avete-"
La porta dell'ufficio di Gojo di chiuse con un tonfo, ma Megumi era ancora in grado di sentire la sua risata stridula da dietro la porta. Inumaki e Okkotsu lo guardarono con aria confusa dalle loro scrivanie.
Megumi scosse la testa e disse, "è solo Gojo che fa come sempre"
Inumaki annuì con la testa e ritornò a fissare il suo computer. Era il fotografo dell'Unlimited e aveva studiato fotogiornalismo sotto la guida di Nanami. Era un ragazzo tranquillo e non parlava molto, ma a Megumi non aveva mai dato fastidio lavorare insieme in silenzio. A volte era fin troppo silenzioso, però. Megumi imparò velocemente che veramente, ma veramente era uno di poche parole, e la maschera che indossava lo rendeva una persona difficile da leggere. Inumaki aveva sempre uno sguardo piatto, in contrasto con i suoi capelli biondo platino e i suoi occhi di un colore vivace.
Okkotsu, d'altro canto, era sempre disponibile a fare conversazione, presentandosi come un tipo aperto e amichevole. Quando aveva appena iniziato a lavorare lì, era spaventato da Okkotsu per via del suo aspetto— lunghi capelli neri che gli incorniciavano il volto e uno sguardo perlopiù assente e stanco. Megumi pensava che se avesse provato a farci amicizia, sarebbe stato ignorato. Tuttavia, non passò molto tempo prima che Okkotsu si aprì con lui, e, molto presto, Megumi realizzò che era solo riservato inizialmente, ma che adorava parlare. Eppure le conversazioni tra i due non riguardavano mai l'ultima serie TV uscita, o un nuovo film o le ultime mode, quello piaceva a Kugisaki. Okkotsu riusciva a tirar fuori sempre argomenti di conversazione che lo mettevano alla prova, e Megumi lo rispettava per quel motivo. Quindi, quando Okkotsu si alzò e iniziò a camminare, inciampando, fino alla scrivania di Megumi, non si lamentò.
"Riesco a sentire Gojo che ride dalla mia scrivania, ti sta importunando parecchio?" gli chiese.
Megumi aggrottò la fronte, "Puoi dirlo forte"
Okkotsu mormorò, "Sì, è sempre stato così, da quando lo conosco. È una cosa di Gojo, non cambia mai."
Okkotsu era un superiore di Megumi, sia in modo letterale che sulla carta. Aveva due anni in più e aveva completato i suoi studi di Comunicazione all'università. Era un tirocinante durante gli anni del liceo e mantenne quella nomina per tutto il suo percorso. Era riuscito a farsi prendere da quel quotidiano abbastanza velocemente, accettando un full-time prima di laurearsi. Al momento, era un veterano dell'Unlimited.
"È che non posso credere di dover scrivere un approfondimento sportivo" si lamentò Megumi, arrivando alla sua scrivania. Okkotsu si sporse leggermente dal suo spazio per guardarlo. "Sono tipo le due cose che mi interessano di meno, quindi non so scriverle"
"Probabilmente è per quello che ha voluto darlo a te" propose Okkotsu.
"È esattamente il motivo per cui l'ha dato a me, ma io non voglio farlo."
Okkotsu rise prima di rivolgergli un mezzo sorriso, "Ti lamenti come un bambino, Fushiguro. Potrebbe rivelarsi divertente! Sarà tipo il tuo ultimo progetto prima di tornare a lavorare part-time. E mica scriverai solo questo, sono certo che Gojo si darà qualcos'altro di simile da scrivere"
Megumi sospirò, appoggiandosi sullo schienale della sedia. Premette la barra spaziatrice e aspettò che lo schermo si accese. "Lo so, è solo che... dovrò veramente lavorare su un approfondimento così per tutta l'estate?"
"Sembra una storia di sport importante. Maki non è stata nemmeno quella che l'ha portata alla luce" alzò le spalle Okkotsu.
Megumi si sistemò, guardandolo in faccia. "Cosa? Ma Gojo ha detto che è stata lei a proporla"
"Sì, l'ha proposta. Ma a sua volta la notizia le è stata raccontata da qualcuno" spiegò Okkotsu. "Un paio di famiglie locali volevano riportare l'attenzione su questo tipo e la sua palestra. Non so tutti i dettagli, ma è tutto quello che mi ha detto Maki."
"Quindi, è qualcosa che la gente vuole leggere." Megumi brontolò, fissando il suo computer. Aveva inserito la password e aspettava che la schermata caricasse. Cliccò sulla sua posta elettronica e vide subito il messaggio di Maki, che aveva il titolo del nome della palestra.
"Pugno divergente: boxe e palestra?" lesse a voce alta Megumi. "Sembra un po' stupido, no?"
Tornò a guardare Okkotsu, che fece spallucce ma sorrise, "Mi piace, è diretto, e poi la prima parte ti attira"
Megumi mormorò e osservò il suo schermo, leggendo rapidamente i dettagli dell'articolo. Ancora niente foto.
Sospirò, avvicinandosi alla propria scrivania per prendere il suo tablet e scrivere degli appunti.
"Itadori Yuuji?" Megumi lesse il nome che gli aveva scritto Maki.
"Oh, l'ho sentito!" Okkotsu si sporse dalla sua scrivania, "Era un pugile forte! Aveva molto talento, era bravo"
"Era?" chiese Megumi, leggendo il resto degli appunti di Maki.
Itadori Yuuji, 22 anni, dal Sendai. Proviene da una piccola famiglia, composta da suo nonno e dal suo fratellastro. Ha frequentato un community college per due anni e ha partecipato a delle attività di pugilato al liceo. Era talentuoso e si è fatto un certo nome. Ora gestisce una palestra a Toshima.
Megumi lesse il rapporto un paio di volte. Quindi Itadori era questo pugile famoso che ha deciso di iniziare un qualcosa di suo a Toshima. Interessante. Megumi poteva scorgere qualcosa di buono in quella storia, ma era davvero in grado di scrivere una cosa del genere? Probabilmente avrebbe dovuto prenderne le redini Okkotsu.
"Ha lasciato il mondo del pugilato l'anno scorso, nessuno sa il perché" alzò le spalle Okkotsu.
Megumi mormorò e si girò verso di lui, "Perché non te ne sei incaricato tu?"
Scrollò le spalle e diede un'occhiata alla porta chiusa dell'ufficio di Gojo, "Gojo ha detto che avresti fatto un lavoro migliore in quanto a narrativa per questo tipo di cosa, e sono d'accordo"
"Io non scrivo mica questo tipo di roba, però" rispose Megumi.
"No, ma sei portato, Fushiguro" gli rispose. "Se la comunità vuole un grande racconto su questo tipo, allora ci servi tu per scriverlo"
"Non eri te quello laureato in Comunicazione?"
Okkotsu rise, "E tu non hai studiato narrativa? Questo è un gioco da ragazzi"
"Ho studiato Letteratura, ma questo è più... curato e rifinito. Mi piacciono i saggi e la cronaca, non questa qua che sarà una storia commovente" disse Megumi.
"Beh, forse è il momento di imparare a commuoverti, Fushiguro" Okkotsu diede dei colpetti al muro tra le loro scrivanie, prima di tornare al suo lavoro. "Penso che ti piacerà questa storia."
Megumi continuò a fissare l'email, leggendola una miriade di volte.
"Sì, sicuramente" sussurrò, con una vena scettica.
Itadori Yuuji.
Sicuramente era uno stronzo, vero?
Il tipo di ragazzo che fa hey, ciao! ce l'ho fatta! vero?
Megumi era curioso di sapere perché avesse lasciato il mondo del pugilato; si chiedeva cosa lo avesse spinto a porre fine ad una carriera così promettente. Aveva lasciato il suo lavoro ed era venuto in uno dei quartieri principali di Tokyo per aprire una sua palestra. Di certo la premessa era buona, ma perché doveva essere Megumi a lavorarci su?
Gojo voleva che espandesse i suoi orizzonti stilistici, e nonostante apprezzasse la premura, Megumi non riusciva a non pensare che fosse una storia fin troppo acclamata. Tuttavia, pensava che in qualche modo sembrava una cosa che Gojo avrebbe sicuramente fatto per spronarlo.
Lo aveva buttato nella mischia e ora doveva sperare che se la sarebbe cavata, era quel tipo di capo dopotutto. Spesso lo sfidava a fare meglio, a scrivere meglio e nonostante lo trovasse fastidioso e irritante, Megumi aveva imparato moltissimo durante i suoi quattro anni all'Unlimited.
Megumi sospirò e aprì le informazioni sui contatti di Itadori. Era riuscito rapidamente a trovare email e numero di telefono nell'email di Maki, ma non sapeva se dovesse chiamarlo.
C'era scritto che al ragazzo non dava fastidio ricevere messaggi, ma sembrava poco professionale, quindi avrebbe optato per un'email.
Aveva abbozzato qualcosina in pochi minuti, presentandosi e chiedendogli quando sarebbe stato disponibile per un'intervista. Aveva anche chiesto gli impegni di Itadori e la sua disponibilità, visto che avrebbero dovuto incontrarsi spesso. La storia avrebbe dovuto riguardare un approfondimento su questo ragazzo e sulla palestra in generale, un tutt'uno. Maki aveva già delineato la struttura e al momento era scritto che il processo completo dell'intervista sarebbe dovuto durare all'incirca un mese e mezzo, in modo da lasciare abbastanza tempo per stendere il tutto e poi pubblicare a Luglio.
Il primo approfondimento della sua vita era un progetto che sarebbe durato due mesi.
Avrebbe veramente potuto ammazzarlo Gojo.
Il suo computer fece un rumore e, sorprendentemente neanche dopo cinque minuti, Itadori aveva già risposto. La prima cosa a cui aveva fatto caso Megumi era l'uso eccessivo di punti esclamativi e l'assenza di maiuscole. Alzando un sopracciglio, rilesse il messaggio. Itadori aveva detto che si sarebbero potuti vedere dalle 15:30 di quello stesso pomeriggio e che avrebbero parlato della sua disponibilità direttamente dal vivo.
aveva scritto la mia agenda è solo un po' disorganizzata scusa!!
Megumi sospirò, dicendogli che per lui l'orario andava bene e chi si sarebbero visti poi. Con questa mattina e la prima parte del pomeriggio libere, avrebbe potuto pulire e poi lavorare sul suo articolo più recente prima di incontrarsi con Itadori.
Aveva scritto una storia su dei lavori fatti in città recentemente, era una cosa abbastanza noiosa ma che a grandi linee funzionava. Almeno era qualcosa che sapeva fare.
Aveva corretto qualcosa prima di mandarla al suo redattore. Aveva occupato la maggiorparte del tempo che aveva a disposizione la mattina, e quando arrivò l'ora di pranzo decise di ordinare al Caf, una cosa veloce.
La camminata era stata breve e per fortuna l'attesa era stata minima. Nonostante ci fossero poche persone, Megumi iniziò a guardarsi attorno ugualmente. Avrebbe anche potuto rimanere là, senza far finta di non star cercando nessuno in particolare, ma l'idea di quei capelli rosa, e quei muscoli e quelle mani ruvide gli diceva esattamente chi è che stava cercando.
Cosa farei per intervistarti, Mister Statua Greca.
Lo sconosciuto era ancora nella sua mente, e si chiedeva come sarebbe se-
Scuotendo la testa, Megumi decise che era arrivato il momento di calmarsi.
Doveva mangiare. E calmarsi.
Doveva seriamente darsi una calmata.
Megumi sospirò, prendendo il suo ordine prima di ritornare all'ufficio. Continuava a cercare qualcuno con gli occhi, da persona a persona, in cerca dello sconosciuto figo. Lo sapeva però che la sua ricerca non avrebbe dato frutti. Le sue ore passate appresso al quotidiano non erano utili a molto, e c'erano fin troppe persone a Toshima.
Decise che avrebbe solamente dovuto continuara a vivere col pensiero che la persona più bella che avesse mai visto non sarebbe stata mai più avvistata di nuovo.
Poteva continuare a vivere con questo pensiero, no?
