Chapter Text
Quando arrivarono le 15, Megumi controllò diverse volte l'indirizzo della palestra e scoprì che era a cinque isolati dalla sede dell'Unlimited. Aveva capito che a quel punto bastava camminare fino a lì e per questo sistemò i suoi averi. Prese il tablet, il telefono, le chiavi e il suo portafoglio e mise tutto nella sua borsa prima di alzarsi e stiracchiarsi per bene.
Quella era una cosa che a Megumi non piaceva particolarmente quando si parlava di lavorare in ufficio. Stare seduto al solito posto per ore lo faceva diventare rigido, quindi era grato per tutti quei giorni che poteva passare fuori, raccogliendo informazioni e muovendosi rapidamente. Probabilmente era quello il motivo per cui aveva direttamente deciso di andare a piedi fino alla palestra. Almeno per il prossimo mese e mezzo sarebbe stato in grado di camminare venti minuti all'andata e venti minuti al ritorno.
Megumi salutò gli altri presenti nell'ufficio e scorse lo sguardo malizioso di Gojo. Camminò per l'ingresso e superò la reception, uscendo dall'edificio.
Dovette strizzare gli occhi per far abituare i suoi occhi alla luce. Si sistemò la borsa sulla spalla e osservò velocemente la mappa sul suo telefono. Guardando alla sua sinistra, Megumi potette arrivare alla città.
Passeggiare per Toshima era il solito di sempre.
Megumi poteva quasi autoconvincersi di star tornando a casa, se non fosse per il fatto che casa sua era completamente dalla parte opposta della palestra. Oltrepassò i rumori tipici della città, ascoltando come le macchine arrivassero rapidamente in fondo alla strada e come i carrelli rumorosi gli passassero accanto. C'era qualche bancarella fuori dai negozi illuminata dalla tiepida aria primaverile. Gli alimentari avevano esposti i propri prodotti su dei tavoli esterni coperti da dei teli, i ristoranti avevano piccole porzioni di cibo in delle ciotole e su dei piattini, c'era addirittura una libreria con un tavolo pieno di libri scontati al lato di una porta e un cartello che avvisava di un'offerta.
Megumi si era internamente annotato di tornarci a quella libreria se fosse rimasta aperta.
Continuò per la sua strada, osservando gli edifici e la gente che gli passava accanto. Si chiedeva quale fosse la storia di quelle persone, tutte avevano un passato diverso e una destinazione diversa in mente. A Megumi non era mai stato interessato di saperlo, ma sua sorella Tsumiki, e il suo lavoro per l'Unlimited gli avevano cambiato la sua visione del mondo.
Gli avevano fatto aprire gli occhi per quanto riguardava l'avere una certa curiosità per le persone che lo circondavano. Forse non gli importava poi molto di creare nuove connessioni con gli altri, ma almeno ora era interessato alle storie altrui.
Quindi, nonostante la sua idea iniziale che Itadori Yuuji fosse solo un ragazzino pompato, Megumi trovava la sua storia interessante. Voleva sapere perché aveva mollato il pugilato; voleva sapere perché ora gestiva una palestra. Era una cosa del tipo "sfoggia le tue abilità" oppure più "sono bravo in ciò che faccio"? Megumi voleva sapere cosa avesse spinto Itadori a non far decollare una carriera promettente come la sua e a gettarsi nel progetto della palestra.
Il fu campione di pigilato Itadori Yuuji.
La palestra offriva delle lezioni; Megumi si domandò se fosse sempre lui l'insegnante o se le facesse affittare agli istruttori per lezioni con un gruppo ristretto di pugili. C'erano un milione di possibilità, dove avrebbe portato questa storia? Da dove proveniva? Il Megumi giornalista voleva scoprire tutto, sciogliere i nodi, portarla allo scoperto e poi fare un passo indietro.
Okay, forse c'era un motivo per il quale Gojo lo aveva incaricato.
Dal telefono di Megumi arrivò una notifica e lo avvicinò alla sua faccia, coprendo con una mano il sole che rendeva difficile leggere sullo schermo. Era arrivato alla palestra e ci stava davanti. Alla sua destra, vide in grande il nome della palestra— Pugno Divergente: Boxe e Palestra. Non era molto originale, ma 'Pugno Divergente' suonava bene. Megumi si chiese se ci fosse modo di creare un titolo avvincente per il suo articolo da quel nome. Preparandosi psicologicamente per l'ambiente rumoroso e sporco nel quale sarebbe dovuto entrare, Megumi superò la porta.
Quando girò la liscia maniglia di metallo davanti a sé, la palestra si mostrò a lui, e Megumi ci mise un minuto ad inquadrarla bene.
Come prima cosa notò il silenzio.
Era un ampio spazio con un ring al centro della stanza principale. C'erano luci che dal soffitto puntavano proprio lì, illuminando il quadrato. Tutto a sinistra, c'erano diversi attrezzi da palestra. Non erano molti come in una palestra normale, ma un paio di attrezzi che facevano parte di una tipica sessione di allenamento— qualche tapis roulant, i cavi e le presse, insieme ad altri utensili di cui avrebbe eventualmente capito il nome— era tutto in perfetto ordine. Alla destra si trovavano una serie di porte, una delle quali Megumi era sicuro fosse l'ufficio. Una grande finestra faceva capolino e ne mostrava l'interno decorato con una scrivania, pile di fogli e documenti, un computer e qualche sedia. C'erano anche delle mensole, ma c'erano perlopiù trofei, medaglie e attestati.
Sul lato destro della palestra, sul pavimento giacevano tappetini, occupando la maggiorparte dello spazio, insieme a scaffali con oggetti per il pugilato e delle protezioni.
Infondo a sinistra c'erano i bagni e un'uscita di emergenza, al lato due frigoriferi e delle fontanelle per bere. Dei due frigoriferi, uno era grande con diverse bevande energetiche, acqua e altre bevande per gli sportivi, l'altro invece era più piccolo— non proprio un mini-frigo, ma neanche un frigo vero e proprio.
Megumi notò che nessuno dei due era sigillato.
Camminò per un altro po', facendo caso alle diverse targhette sulle porta alla sua destra. Il primo ufficio, quello con la finestra, ne aveva una che recitava Itadori Yuuji. Le altre porte avevano nomi di alcuni membri dello staff, pensò Megumi, Hakari Kinji e Todo Aoi. Forse avrebbe dovuto intervistare anche loro due per avere delle maggiori informazioni su chi fosse veramente Itadori come capo e come gestore della palestra.
Al momento la palestra era vuota. Megumi non si aspettava fosse un luogo così silenzioso, considerando fosse una palestra pubblica. Non c'era nemmeno traccia di questo Itadori Yuuji. Quello che un tempo era un giovane promettente non si faceva vedere da nessuna parte.
Che tipo di impegno lo stava trattenendo così tanto?
Era stato lui a dire a Megumi di vedersi alle 15:30, quindi come faceva ad essere in ritardo? Era certo che fosse possibile per lui attenersi ai proprio impegni, no? Non è che lui non si pianificasse tutto da solo.
Megumi sospirò e si girò verso la porta. Notò qualche appendiabiti e qualche scaffale per la prima volta, insieme a una panchina che si estendeva per tutto il muro. Andando a sentimento, avrebbe potuto immaginare che probabilmente gli atleti lasciassero là le proprie cose prima di iniziare ad allenarsi.
Non sapendo cosa fare, e non volendo gironzolare in una palestra vuota, Megumi decise di sedersi sulla panchina.
Pensò come fosse irresponsabile da parte di questo Itadori lasciare la palestra aperta senza sorveglianza durante il giorno, quando chiunque sarebbe potuto entrare e rubare o fare casini. Sperò che non fosse così tanto un cretino da lasciare incostudito anche il suo ufficio.
Megumi si scrollò la sua borsa di dosso e si mise a rileggere le informazioni e gli appunti di Maki, mettendo il documento a confronto con le domande da fare che si era segnato. Lei voleva che Megumi spendesse due mesi interi con quel ragazzo al fine di conoscerlo meglio, ma di chiedeva se avrebbe potuto ricavarne qualcosa di formativo da quell'esperienza. Due mesi con quella che una volta era una stella, per discuterne del perché lo era stata e perché ora non lo era più. Sì, intrigante.
Ommioddio, la avrebbe uccisa.
Mentre finì di delineare tutte le domande, focalizzandosi prevalentemente sulle origini di Itadori— di dove era, perché era venuto a Tokyo, la porta di emergenza si aprì violentemente. Improvvisamente Megumi era all'erta e vigile, mentre con la testa cercava di scorgere chi fosse. Entrò un ragazzo alto, portando pile di scatole e casse che gli coprivano la faccia. Megumi scattò in piedi e rimise la sue cosa apposto, prima di rivolgersi al tipo. Pensò fosse un fattorino che portava qualche ordine, o qualcosa del genere.
"Uh, ciao?" chiese Megumi.
L'uomo sobbalzò, prima di tornare composto come prima e ricambiò il saluto "Hey!" si girò per osservare Megumi. Indossava un capello e si trovava in piedi, troppo distante per capire chi fosse. "Scusa! È solo che devo portare queste cose dentro, poi arrivo. Sei un istruttore?"
Quindi, non è uno di quelli che porta le consegne, ma un membro dello staff. Che fosse Itadori?
"No, non sono un istruttore" gli disse Megumi, camminando per la palestra. L'uomo, forse Itadori, si era girato e aveva appoggiato le casse per terra accanto ai due frigoriferi. Avvicinandosi, si era reso conto che le casse erano tutte di bevande diverse e che le scatole erano principalmente delle merende veloci. "Mi chiamo Fushiguro Megumi. Sono un giornalista del Toshima Shimbun Unlimited, sono qui per parlare con Itadori Yuuji."
Dopodiché, l'uomo smise di mettere a posto il cibo e si alzò in piedi. Si girò verso Megumi con un grande sorriso e gli disse, "Ah sì! Sono io, tu-"
Qualsiasi cosa Itadori stesse per dire gli era appena morta in gola.
In nessun modo avrebbe mai potuto dimenticarsi di quegli occhi. Cavolo, aveva passato tutta la mattina a pensarci ininterrottamente— da quando era inciampato addosso al ragazzo davanti a lui, rovesciandogli tutto il caffè addosso. Dal momento che aveva afferrato gentilmente il braccio di Megumi, chiedendogli se stesse bene, e tutto quello che riuscì a fare fu guardarlo imbambolato, farfugliare una risposta sconnessa e uscire dal bar.
Avrebbe ucciso Gojo.
Da qualche parte nella sua mente lo sapeva che era impossibile che Gojo potesse sapere che il ragazzo figo che aveva incontrato al bar si sarebbe rivelato proprio essere Itadpri Yuuji, ma era abbastanza imbarazzante come coincidenza che se Gojo fosse spuntato fuori e gli avesse detto che c'era il suo zampino, non ne sarebbe stato sorpreso.
Itadori si mise a fissarlo, quei suoi grandi, occhi marroni lo avevano squadrato velocemente e lo avevano fatto sentire vulnerabile. La sua bocca si aprì, poi la richiuse e deglutì. Guardò nuovamente Megumi, dalla testa ai piedi, prima di dire, "Ma tu sei quello del-"
Megumi si schiarì la gola, interrompendo Itadori. Si guardarono per un altro imbarazzante momento, o forse era Megumi quello imbarazzato. Non ne era così sicuro. Sapeva solamente che era rosso in faccia, e c'era uno strano tepore che andava dalle sue guance alla punta delle sue orecchie.
Megumi distolse lo sguardo, non riuscendo a guardare ancora gli occhi che aveva venerato per tutta la mattina, e si concentrò sulla porta. Le lettere rosse che componevo "PORTA D'EMERGENZA" erano particolarmente interessanti, dopotutto. Continuò a focalizzarsi sulla porta e disse, "È bello incontrarti, grazie per aver accettato di vederti con me oggi, Itadori."
Poteva sentire Itadori spostarsi, avvicinandosi a lui. Rigirandosi verso di lui, lo vide mentre gli offriva una mano da stringere, "È un piacere incontrarti, Fushiguro!"
Megumi annuì, stringendogli timidamente la mano. Il suo sorriso era smagliante, i suoi occhi brillavano, qualsiasi cosa riguardasse Itadori Yuuji brillava di luce propria.
"Scusa per aver fatto tardi prima dell'intervista" gli disse, ritraendo la mano. Ah giusto, l'intervista. Megumi provò a non infastidirsi per il ritardo di venti minuti. Itadori si portò una mano dietro la nuca, "Non pensavo ci avrei messo così tanto a prendere tutte queste cose"
Rise imbarazzato, e Megumi gettò l'occhio alle casse sul pavimento. Le indicò e chiese, "Intendi tutto questo cibo e queste bevande? A che ti servono?"
"Oh?" Itadori si entusiasmò, un sorrisino sulla sua faccia. "Dovevo rifare la scorta di snack, bevande e il resto. Non ce n'erano abbastanza, quindi ho fatto una spesa veloce. Non credevo ci avrei messo un'ora, però." Si girò per osservare al casino lasciato dalle scatole sul pavimento, come se si dispiacesse di aver comprato così tanta roba.
Megumi mormorò, laciando un'occhiata al suo bottino. C'era un vario assortimento di snack— alcuni sani, altri no. Vide un po' di mele, anche dei piatti da riscaldare e diversi tipi di patatine. Megumi annuì col capo e chiese, "Immagino per le tue lezioni e tutto"
Itadori lo guardò sorridendo, "Nah, sono per tutti. È pieno di bambini e persone in generale che vengono qua per le lezioni o altro, e voglio solamente fare in modo che tutti abbiano del cibo a disposizione?"
Itadori gli diede le spalle e inizio a mettere a posto le scatole, mettendo le casse più grandi in prossimità del frigo grande e le altre buste vicino al frigorifero più piccolo. Rimase per terra e contò le casse.
Megumi cercò di non fare caso a come il suo cuore saltò un battito dopo aver sentito la sua spiegazione. Itadori le dava a chiunque entrasse lì. Poi si ricordò dell'assenza di blocchi di alcun tipo nei frigoriferi e chiese, "È tutto gratis?"
"Perché?" rispose Itadori, mandando il cuore di Megumi in tachicardia con quel sorriso, "Hai fame?"
"No, sto solo..." Megumi riflettete attentamente sulle sue parole per un attimo, "...cercando di capire chi sei"
Itadori rise, un'improvvisa esplosione di gioia che lo porto a sbilanciarsi, mollando la presa sul braccio che stava appoggiando sul pavimento. Megumi pensò tra sé e sé che avrebbe voluto ascoltare di nuovo quella risata, fu un'ondata di allegria che gli accese un calore improvviso nel petto mentre osservava la risata di Itadori scemare in una lieve risatina.
"Spero di essere all'altezza della tua valutazione" disse. Lo sguardo nei suoi occhi suggeriva che aveva capito come Megumi stava ritraendo ritratti su ritratti di lui nella sua mente, dietro a quei riflessi miele.
Lo infastidiva.
Eccolo là quel ragazzo bellissimo, forte, gentile, e incantevole che stava parlando con Megumi, e quel ragazzo lo sapeva di possedere tutte quelle qualità. Itadori era sicuro di sé, Megumi doveva solo cercare di capire quanta di quella sicurezza fosse arroganza.
Era difficile ignorare le sue guance arrossite mentre lo sguardo di Itadori lo stava praticamente interrogando, ma Megumi fece del suo meglio incrociando le braccia e distogliendo lo sguardo, "Abbiamo due mesi di tempo per scoprirlo"
Itadori mormorò e si mise in piedi.
Prese una scatola di snack e camminò fino a raggiungere la porta d'uscita, aprendola. Si fermò per un secondo prima di dire, "Ci sono altre cose che devo prendere, ti disturba rimanere qua ad aspettare?"
Megumi serrò le sue labbra. Non è che avesse altro da fare comunque. Annuì, evitando ancora una volta gli occhi di Itadori. "Bene, puoi aspettare nell'ufficio! La porta è aperta!" disse lui, prima di uscire.
Apparentemente, doveva essere davvero tanto cretino per lasciare la porta del suo ufficio aperta.
Megumi sospirò e fece ritorno verso l'entrata della palestra. Camminava lentamente, analizzando tutto mentre passava accanto ao tappetini a sinistra, il ring al centro e altre porte che si trovavano prima dell'ufficio di Itadori. Quando girò la maniglia, non seppe bene il perché ma fu ugualmente sorpreso di trovarla aperta.
Questo Itadori aveva detto di essere stato in giro per un'ora mentre prendeva il cibo e le bevande? Allora era un miracolo che nessuno fosse entrato a rubare
Megumi si sedette su una delle sedie davanti alla scrivania di Itadori. Era un marrone scuro, probabilmente pelle finta, ed era comoda. Ora che era entrato, Megumi era in grado di analizzare anche l'ufficio
Foto appese ai muri, piccoli scorci della vita di Itadori, che Megumi osservò attentamente. C'erano foto di lui ai tempi del liceo, circondato di amici in quella che sembrava una palestra a scuola. Il suo sorriso era radioso e ampio come quello che gli aveva rivolto cinque minuti prima. Megumi si chiese se avesse mai superato i suoi quindici anni.
Non fece caso a quel pensiero, scuotendo la tesya. Era um giornalista; non poteva permettersi di giudicare Itadori. Aveva le sue perplessità e le sue opinioni, ma non sarebbe arrivato ad una conclusione senza aver prima sentito i fatti.
Altre foto raffiguravano Itadori durante degli incontri di boxe, con i capelli tirati all'indietro e uno sguardo determinato negli occhi. Le foto sembravano professionali, probabilmente fatte per un magazine o per un notiziario.
Le foto erano belle, molto drammatiche, e mostravano la composizione i muscoli definiti delle braccia e delle spalle di Itadori. Alcuni scatti ritraevano la scena per intero.
Realizzando che forse stava guardando un po' troppo, Megumi prestò attenzione al resto dell'ufficio.
Lo spazio era molto più disorganizzato rispetto a quello cje si vedeva da fuori. La scrivania era grande e con una forma ad L, presumibilmente fatta di legno di rovere. C'erano diversi documenti e fatture sparpagliati per la scrivania. Il computer era spento, ma il monitor era ricoperto di post-it che recitavano frasi ottimiste o disegnini ridicoli. Una normale sedia da scrivania nera si trovava dietro la scrivania e c'era anche un giacchetto appoggiato sullo schienale.
Guardando oltre la sedia, Megumi vide due larghe librerie cje si appoggiavano al muro. Uno scaffale aveva le medaglie e i trofei che aveva intravisto da fuori. Il secondo scaffale conteneva dei libri sul pugilato, sull'alimentazione e sul fitness. Altri libri erano ad esempio manga e giacevano là anche cianfrusaglie, tipo i pupazzi. Megumi pensò che quello scaffale avrebbe potuto tranquillamente far parte della camera di un ragazzo adolescente, mica nell'ufficio di un ex campione di pugilato che aveva deciso di aprire una palestra.
Sulla mensola, accanto ad un trofeo, si trovava una foto diversa dalle altre. Megumi pensò di poter riuscire a scrutare le due figure della foto, ma non riuscì a capire chi potevano essere. Diede un'occhiata veloce alla porta, aspettò un momento e poi era in piedi, ben oltre la soglia immaginaria che separava la scrivania di Itadori dal resto
Avvicinandosi alla mensola, Megumi si rese conro che rappresentava Itadori con un signore più anziano. Un famigliare, probabilmente un nonno. La foto non era incorniciata, ma era timidamente appoggiata al trofeo e leggermente piegata ai lati. Itadori cingeva le spalle del signore, era più giovane in quella foto, ma non come le foto del liceo. Aveva una medaglia al collo e sorrideva gioioso davanti alla telecamera. L'uomo stava accanto a lui, i suoi capelli grigi e le braccia incrociate. Nonostante la sua apparenza diffidente, si stava appoggiando ad Itadori. Non stava sorridendo, ma la sua espressione non era corrucciata.
"Quello era mio nonno"
Il rumore della voce di Itadori lo fece sobbalzare, i muscoli delle braccia si fletterono sotto la sua maglietta leggera.
"Hey, guarda che non faccio niente"
Megumi strizzò gli occhi prima di rendersi conto che era lui a star invadendo lo spazio personale di Itadori. Il suo sguardo diventò un'occhiataccia e disse, "Scusa, Itadori. Non volevo fare il ficcanaso"
Itadori distese la braccia e fece spallucce, "Non eri mica un giornalista? Il vostro lavoro è, tipo, fare i ficcanaso, no?" raggiunse con la mano il cappello che aveva in testa e se lo sfilò, arruffandosi un po' i capelli prima di avvicinarsi alla porta per appendere il capello alla maniglia.
Megumi lo fissò per un momento, le sue labbra sigillate, prima che parlasse, "Hai ragione"
Raggiunse la sedia dalla quale si era alzato e si mise seduto di nuovo. Itadori lo scrutò attentamente, i suoi occhi lo avevano seguito per tutto il tragitto finché non si era seduto. Dopo un po', batté le palpebre e si mise seduto sulla sua sedia.
"Quindi, Fushiguro," iniziò a dire Itadori mettendosi seduto, "Perché alla fine hai preso tu questo articolo?"
Megumi alzò un sopracciglio, "Che intendi?"
"Voglio dire, l'ultima volta che ho parlato con qualcuno dello TSU era una ragazza che si chiamava Zenin Maki" chiarì lui. "Ha detto che avrebbe scritto tutto lei, ma ora ci sei tu qui" Megumi vide un chiaro rossore sulla guance di Itadori. Era pronto a rispondere quando Itadori si schiarì la voce, distogliendo lo sguardo e aggiungendo, "Non che mi dispiaccia"
Megumi sentì la sua faccia andare a fuoco. Ma che cazzo? In cosa cazzo si era cacciato? Ci stava veramente provando con lui? Lui, con uno sconosciuto? Ma chi si credeva di essere?
Megumi lo fissò prima di rispondere, "Maki sta facendo una crociera di due mesi, mi è stato dato l'articolo in sua assenza."
Itadori annuì, guardando il monitor spento davanti a lui, "Bene"
Megumi deglutì.
Questo tipo era un deficiente.
Sospirò, quindi ora Itadori era tornato a fissarlo. Megumi fece incontrare i loro sguardi e disse, "Comunque sia, sono io a doverti intervistare, no? direi di iniziare."
Itadori arrossì per l'ennesima volta e annuì, "Chiedi pure."
